L’impegno del Gus per i rifugiati
“Li accogliamo per inserirli nella società”
L'INTERVISTA - Il presidente Paolo Bernabucci spiega l'attività dell'associazione: "Insegniamo un mestiere a ragazzi e ragazze perché possano sostenersi da soli ed integrarsi. Chi non ottiene lo status di riconoscimento dalle autorità italiane viene rimpatriato a nostre spese". In 15 anni di lavoro sono stati aiutate oltre 1.500 persone

A sinistra Paolo Bernabucci, presidente del Gus, durante la posa della prima pietra la costruzione dello Human Solidarity Children Village in Sri Lanka
di Filippo Ciccarelli
Pensi al rifugiato e istintivamente vengono in mente immagini di uomini e donne di Paesi lontani, generalmente con la pelle più scura della propria, alle prese con problemi e vite che non toccano gli abitanti dell’Europa. Invece quegli uomini e quelle donne a volte riescono a scappare e ad arrivare anche in provincia di Macerata, terminando un viaggio lungo migliaia di chilometri e cominciato in continenti diversi. Il 20 giugno è la giornata mondiale del rifugiato, una ricorrenza con una valenza importante secondo Paolo Bernabucci, presidente del Gruppo Umana Solidarietà, che da 15 anni lavora a contatto con quelle persone che arrivano in Italia per scappare dagli orrori del proprio Paese (leggi l’articolo).
“Sappiamo benissimo che non c’è da festeggiare in senso stretto, perché questa giornata ricorda ai governi e alle istituzioni un problema che, molto spesso, si accomuna – sbagliando – a quello dell’immigrazione. I rifugiati fuggono da conflitti, guerre, persecuzioni e l’Italia ha l’obbligo di tutelare e proteggerli: non si tratta di una scelta politica fatta da questo o quel governo, ma dagli obblighi internazionali, se vogliamo far parte dell’Onu e dell’Ue. Non possiamo non ricordare i profughi morti in questi giorni durante la traversata per arrivare in Italia, morti come tanti altri in mare. Nel solo 2011 sono morti nel Mediterraneo oltre 1.500 che scappavano dalla guerra”.
Quella dei rifugiati è una realtà che il Gus conosce bene…
“Sì, ci sentiamo in prima linea perché le attività che svolgiamo a favore dei rifugiati rappresenta una grossa fetta del nostro lavoro. Lavoriamo soprattutto con il mistero dell’Interno e con le amministrazioni locali che sono in qualche modo delegate al Ministero dell’Interno per progetti di accoglienza. Abbiamo accolto circa 1.500 persone in 14 anni, provenienti da paesi subsahariani, dal Corno d’Africa e quindi da Somalia, Etiopia, Eritrea, ma anche profughi afghani, curdi della Turchia e dell’Iraq, e da tanti altri Paesi. Queste persone vengono inserite in molteplici progetti”.
Quali sono questi progetti?
“Li accompagniamo in percorsi di autonomia e inserimento lavorativo. Questo percorso dura in genere dai sei mesi a un anno. Ci sono tantissime persone che sono arrivate fuggendo e, negli anni, hanno saputo fare lavori onesti, sono riusciti a ricongiungersi con le loro famiglie, hanno i figli che vanno a scuole e parlano il dialetto maceratese. E’ un grosso lavoro che facciamo quotidianamente, che facciamo grazie ai tanti collaboratori italiani e stranieri che sono impegnati per portare avanti questo lavoro.
Di che apparato avete bisogno per svolgere un compito così articolato?
“Soltanto nell’ultimo anno, come Gus, abbiamo assunto più di 60 giovani, laureati, che parlano più lingue e con un’importante corso di studio qualificato ed erano precari. Hanno trovato da un anno e mezzo quasi una possibilità di mettere in gioco le loro esperienze e professionalità”.
Quanti sono i rifugiati di cui vi state prendendo cura?
“Nelle Marche complessivamente abbiamo 6 progettualità diverse, a Macerata, Jesi, Grottammare, Falconara, Fermo ed anche in altri comuni. In tutto accogliamo circa 400 persone, che stiamo indirizzando a un graduale percorso di autonomia. Alcune di queste persone, potrebbero non veder riconosciuto il loro status di rifugiato dalle autorità italiane: quindi li riaccompagniamo nei propri Paesi attraverso contributi. Nel 2012 abbiamo riaccompagnato 5 persone in Chad, lunedì partirà un ragazzo nigeriano a cui paghiamo il biglietto aereo e che rimpatriamo insieme ad un’agenzia Onu”.
Dove vivono le persone che accogliete?
“In alloggi che reperiamo sul mercato: qualche tempo fa era difficile, perché i proprietari non si fidavano ad affittare agli stranieri. Poi, attraverso il nostro lavoro, le cose sono cambiate e oggi sono i proprietari stessi che ci offrono di affittare gli appartamenti, anche perché gli appartamenti che riconsegniamo sono quasi sempre in condizioni migliori di come li abbiamo ricevuti.
All’inizio è il Gus si fa carico delle utenze, il ragazzo che è in accoglienza è un nostro ospite. Ma non è un’accoglienza senza fine, ci sono dei tempi prestabiliti e dopo l’accoglienza il ragazzo comincerà a lavorare e si pagherà da solo tutte le spese: ed è facile capire come questi stranieri che vivono a Macerata, in provincia e nelle Marche portano soldi. Al proprietario dell’immobile dove vivono, pagando le tasse, spendendoli nei negozi; troppo spesso, invece, passa l’idea contraria, e cioè che gli stranieri siano solo un costo…”.

Lo Spirito Santo vi benedica e vi guidi per il lavoro silenzioso che fate. Chi dice che la Provvidenza non esiste?