Una famiglia “allargata”
di studenti e maceratesi
per l’ultimo saluto a Giorgio Marangoni

MACERATA - In tantissimi hanno affollato la chiesa dell'Immacolata per l'ultimo saluto al direttore dell'Accademia di Belle Arti. Hermas Ercoli: " Il cruccio di Giorgio, di tutti noi, è quello di far capire quanto sia preziosa la sorte dei nostri giovani studenti. Se le loro aspirazioni non trovano spazio viene a mancare quell’apporto innovativo che rappresenta l’unica salvezza, essenziale ed insostituibile, per la società italiana"

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L'uscita del feretro dalla chiesa dell'Immacolta

 

 

di Alessandra Pierini

(foto di Guido Picchio)

Persino Dio perde la sua immagine convenzionale nel giorno dell’ultimo saluto a Giorgio Marangoni e nella poesia, scelta dal sacerdote per concludere la sua omelia, è vivo e presente in ogni cosa, in ogni persona, in ogni gesto. Così Giorgio, a Macerata, città in cui era nato, sede della celebre cioccolateria di cui era contitolare, era punto di riferimento delle aggregazioni e dei movimenti culturali e nell’Accademia, da insegnante, da vice direttore e da direttore  aveva dato il suo prezioso e determinante contributo ad ogni insegnante,  studente e collaboratore. «Ha sempre privilegiato l’essere sull’apparire – ha detto don Piero Tantucci- la sostanza alla forma, ha dato molto all’Accademia, non intesa come istituzione ma come corpo dei suoi studenti nel cui interesse agiva ». Una folla  ha invaso questa mattina  la chiesa dell’Immacolata, in corso Cavour a Macerata. Quella grande famiglia allargata che Giorgio stesso ha fondato, valorizzando legami non parentali, ma molto più profondi  tra persone e animi all’apparenza tanto diversi e incompatibili tra di loro si è riunita a salutarlo e chi  non ha potuto esserci ha comunque inviato un messaggio o un saluto. Nel dolore della separazione e tra le lacrime molti  hanno riscoperto quale compito prezioso Giorgio ha lasciato ad ognuno. Giorgio Marangoni è scomparso sabato mattina all’età di 60 anni a seguito di una lunga malattia (leggi l’articolo):

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Giorgio Marangoni

Il saluto del Presidente dell’Accademia di Belle Arti Evio Hermas Ercoli:

«Oggi siamo in lutto. Salutiamo Giorgio Marangoni. Salutiamo Giorgio insieme la famiglia. All’amatissima mamma Franca, all’adorata sorella e al caro fratello.
Salutiamo Giorgio insieme gli amici. Tutti. Quelli che da sempre lo incrociavano in corso Cavour, quelli che da sempre si sono fermati con lui in centro… quelli che da sempre nelle aggregazioni … nelle battaglie progressiste… lo hanno avuto a fianco.

Salutiamo Giorgio insieme alla città. Dove tutti i maceratesi (l’amministrazione lo ha ricordato) hanno avuto con lui rapporti di stima e di dialogo. Salutiamo Giorgio insieme all’Accademia. Docente di Pedagogia e didattica dell’arte dal 2088. Vice direttore e poi a settembre scorso eletto direttore. Anni importanti, anni cruciali, prima della prof.ssa Ballesi, poi della prof.ssa Verducci; anni in cui è stata costruita, conquistata una realtà straordinaria.

L’Accademia di Belle Arti di Macerata rappresenta la vera ed insostituibile offerta formativa della creatività, proprio in un territorio come quello marchigiano e in un momento cosi difficile, quando tutti siamo chiamati a sfide epocali. Giorgio vi ha svolto un ruolo importante; mai fossilizzato in un sapere conformista e lui ha incarnato una freschezza culturale preziosa per la città.

La brevità della vita ci vieta di concepire speranze a lungo termine. Orazio Flacco
La morte di Giorgio ce lo ricorda. Ora ci lasciamo. Ci lasciamo affettuosi con Famiglia perché il nostro affetto e il nostro calore l’aiuti a lenire la perdita. Ci lasciamo sgomenti con gli Amici. Noi coetanei, la nostra generazione (avrebbe compiuto 60 anni Giorgio) noi amici. Occupiamo da sempre la scena e la nostra protervia di sessantenni è ora incrinata; la sua morte lacera la nostra spavalda certezza. Ci lasciamo perplessi con la Città perché la tolleranza, la funerale_giorgio_marangoni-3-300x295bontà e la generosità, (la personalità di Giorgio) sono sempre più difficili in questo momento. Ci lasciamo soprattutto preoccupati per la grande responsabilità dell’Accademia. Il cruccio di Giorgio, di tutti noi, è quello di far capire quanto sia preziosa la condizione del nostro lavoro e della sorte dei nostri giovani studenti. Se le loro aspirazioni non trovano spazio viene a mancare quell’apporto innovativo che rappresenta l’unica salvezza, essenziale ed insostituibile, per la società italiana.

Giorgio ci lascia un’eredità, un programma impegnativo, quello di rompere la distrazione e la miopia delle istituzioni verso questo terreno decisivo della cultura.

Gli uomini, non avendo nessun rimedio contro la morte, hanno stabilito, per essere felici, di non pensarci mai. Blaise Pascal
Ora il saluto a Giorgio ci costringe a pensarci. Pensiero triste. All’arte, che tanto ha amato, all’arte affidiamo il compito di vedere l’invisibile; di sfidare l’impossibile, e oggi quello impossibile di consolarci. La sua sorte oggi ha il sapore amaro dello sconforto. Ora ci lasciamo Giorgio! Ci lasciamo con un interrogativo estremo. Chi può sapere se il vivere non sia il morire e se il morire non sia il vivere”. (Platone, Gorgia 492 e 493a) Con questa terribile domanda sulla vita… Oggi l’Accademia, la città, gli amici, la famiglia salutano, ti salutano, Giorgio Marangoni.

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