Matelica discute sul biogas

Incontro molto partecipato con l'assessore regionale Petrini

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incontro-biogasdi Monia Orazi

La sala convegni di Palazzo Ottoni mercoledì sera non è riuscita a contenere le tante persone che hanno partecipato all’incontro “Energie rinnovabili, biogas, opportunità e territorio”, organizzato dal circolo Partito Democratico di Matelica. Ad aprire la serata è stata Bianca Verrillo, coordinatrice del circolo locale. “E’ importante confrontarsi su un tema come questo – ha esordito Massimo Montesi, consigliere comunale e capogruppo Pd in provincia – il progetto per la centrale a biogas di Matelica non è troppo impattante dal punto di vista ambientale e paesaggistico, il tema su cui vogliamo concentrarci è il residuo prodotto dall’impianto, di circa 500 quintali al giorno, manca un progetto di smaltimento, abbiamo invitato il sindaco a fare il suo ruolo, l’ente locale deve chiedere all’investitore cosa intende fare, ponendo dei paletti”. Ha poi preso la parola l’assessore regionale all’agricoltura, il vicepresidente regionale Paolo Petrini. “Nelle Marche siamo in deficit di produzione energetica rispetto a quanto consumiamo – ha ricordato – entro il 2020 il 17 per cento dell’energia prodotta in regione, dovrà venire da fonti rinnovabili. Il Pear (piano energetico ambientale regionale) ha fatto molto bene per il fotovoltaico, bene per l’eolico, meno efficace per le biomasse ed il biogas. E’ il momento di rivederlo, per stabilire le modalità attraverso cui produrre energia da fonti rinnovabili”. Petrini ha poi ricordato come nelle Marche si producano 0,8 gigawatt da pannelli fotovoltaici (13 gigawatt in Italia), inoltre la regione si è dotata di un piano per limitare i pannelli fotovoltaici a terra. “Per l’eolico abbiamo avuto una sovrintendenza che in modo quasi ideologico ha impedito di insediare impianti in luoghi idonei, siamo indietro per le biomasse ed il biogas, ora l’obiettivo è raggiungere il 17 per cento entro il 2015, pena l’andare in infrazione comunitaria, con una multa da pagare per i cittadini”.

Da gennaio 2013 entrerà in vigore il quinto conto energia, che riguardo al biogas ed alle biomasse non concederà più un contributo per kilowatt/ora prodotto, ma per le modalità di utilizzo della centrale, vincolandone l’alimentazione al 70 per cento da scarti naturali agricoli e per il 30 per cento da colture dedicate, ha spiegato Petrini. La realizzazione della centrale a biomasse dopo il prossimo gennaio comporterà il fatto di ottenere contributi inferiori, rispetto a quanto oggi possibile. “L’agricoltura ha la prospettiva di produrre per l’alimentazione, non di bruciare ciò che produce – ha spiegato Petrini – a bruciare devono essere gli scarti delle lavorazioni agricole, abbiamo assistito nelle regioni del Nord ad una fortissima speculazione, con la presenza di circa 270 impianti di grandezza media, non fatti da agricoltori ma per acquisire terreni ed affittarli, abbiamo combattuto questo in sede di conferenza delle regioni, gli impianti vanno inseriti in contesti ambientali coerenti, in Germania dopo vent’anni di biogas non sono stati segnalati forti
problemi”. Nelle Marche, dalla revisione del Pear, potrebbero al massimo essere ospitati circa 16 impianti. L’assessore provinciale all’ambiente Alessandro Biagiola, dopo aver ricordato come la provincia stia per approvare un ordine del giorno contro il fotovoltaico a terra, si è detto contrario al consumo di suolo agricolo, ritenendo maggiormente opportuno lo sfruttamento di zone industriali compromesse o edifici pubblici. “Gli impianti ad energia rinnovabile pongono questioni da approfondire – vanno valutati bene e sostenuti se portano utilità, se ad esempio risolvono inconvenienti,
ad esempio trasformando i costi dell’attività agricola zootecnica in risorse”. Biagiola ha poi annunciato che il Cosmari sarà presto dotato di un digestore, progetto sostenuto finanziariamente dalla regione, in cui sarà smaltita la frazione organica della raccolta differenziata.
Si è espresso, per il comitato di difesa del territorio di Matelica, Marco Cingolani. “Il nostro comitato si è formato per informarci. Vediamo la centrale come un’opportunità, il progetto presentato a Matelica andrebbe dunque fuori contributo ed economicamente non sarebbe sostenibile. Si devono pensare le centrali per il territorio in cui vanno ad inserirsi, non il contrario. Utilizzare 60 quintali di biomasse al giorno e 10 quintali di liquami animali, significa vincolare l’agricoltura matelicese a questo impianto. Sarebbe opportuno poter utilizzare l’organico prodotto a Matelica, l’azione politica dovrebbe servire per mettere dei paletti”. “Per evitare speculazioni è fondamentale il ruolo dell’ente locale – ha sottolineato Montesi – che deve chiedere all’investitore quali siano i benefici che tornano indietro dall’impianto”. “Qui non è la pianura padana – ha detto Alessandro, giovane laureato in agraria – inserire una centrale a biogas da un megawatt di potenza, con 350 ettari di coltivazioni agricole dedicate, significa massacrare l’agricoltura locale, vocata a determinate produzioni, introducendo il monopolio delle produzioni dedicate alla centrale. Significa portare le aziende agricole a scelte che tra 15 anni ci lasceranno il deserto, con un cambio di destinazione produttiva”. Roberto Paoloni Responsabile Energia Legambiente Marche, ha spiegato che per gli impianti a biomasse ci si deve porre il problema dell’approvvigionamento e dei trasporti, ampliare a 70 km la possibilità di fornire il materiale da
conferire è negativo. Per Paoloni è meglio fare accordi con allevatori e agricoltori locali, è importante l’autosufficienza dell’impianto. Ha definito una vittoria l’approvazione dell’impianto eolico a Colfiorito. Proposta da Marco Capponi del Movimento 5 Stelle una moratoria di sei mesi, per evitare centrali dannose per il territorio. Danilo Baldini del Wwf Marche ha ricordato anche la situazione della centrale a biogas di Montegiorgio. Dalla domanda di Alessandro Casoni di Matelica RipartiAmo, si è appreso che in centrale potrebbero lavorare circa 3 persone. A trarre le conclusioni della serata è stata
l’assessore regionale alle attività produttive Sara Giannini. “Nelle Marche con il Pear abbiamo avviato un percorso virtuoso sulle rinnovabili – ha esordito – coniugando la produzione e la regolazione dell’energia con la sostenibilità, prevedendo un alto uso delle fonti rinnovabili”. “Ogni modifica del territorio ha un costo ambientale – ha sottolineato la Giannini – si deve valutare se è sostenibile dal territorio, capire se il comportamento a lungo andare, pone in essere risultati virtuosi. La legge regionale prevede che per gli impianti fino ad un megawatt sia competente l’ufficio ambiente ed energia della regione. Si è svolta una prima conferenza dei servizi, ora l’ufficio sta acquisendo i pareri necessari dei componenti della conferenza dei servizi. Si sta seguendo una procedura tecnica, che è asettica ed oggettiva. I pareri sono rilasciati sul progetto, così l’ufficio energia ed ambiente avrà informazioni compiute per maturare una valutazione che è prettamente tecnica, in base ai parametri di legge, autorizzare o negare, su ciò non ci sono precognizioni politiche di sorta, è questa la migliore garanzia per i cittadini. Escludo la possibilità di una moratoria, si potrebbe incorrere in reati di rilevanza penale. L’amministrazione avrebbe dovuto promuovere un confronto pubblico per risolvere le preoccupazioni dei cittadini”.


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