Piccoli comuni al voto
Penna San Giovanni si interroga
tra fiaba e modernità

SESTA TAPPA DEL VIAGGIO IN PROVINCIA DI CM - Nel paese natale di Antonio Liozzi, che ha realizzato gli interni del magnifico teatro Flora, si torna a votare. Due le liste che si presentano: quella dell'ex primo cittadino Sandro Burocchi e quella che sostiene Giuseppe Mancinelli, candidato vicino al sindaco uscente Crisostomi. La parola ai cittadini
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Teatro Flora

di Filippo Ciccarelli

(riprese e montaggio di Gabriele Censi)

A guardarla dal palco del teatro Flora, o semplicemente gettando l’occhio sui Monti Azzurri imbiancati in cima e così vicini da poterli toccare allungando il braccio, Penna San Giovanni sembrerebbe un posto fiabesco e fuori dal tempo. E invece, come i dipinti e gli stucchi dell’incantevole teatro ligneo, unico in tutte le Marche e frutto del genio di Antonio Liozzi, artista nativo del posto, anche la cittadina che è adagiata 630 metri sopra il livello del mare ha qualche ruga da sistemare. Piccole cose, che fanno parte della quotidianità di tanti maceratesi, e più in generale di tanti italiani che guardano quasi con rassegnazione alle istanze della politica. Ma che i piccoli comuni fanno sempre più fatica ad affrontare.

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Chiesa di San Giovanni

penna-6-300x220CERTO CHE VADO A VOTARE
Molti cittadini si recheranno alle urne il 6 e 7 maggio, per scegliere uno tra Giuseppe Mancinelli e Sandro Burocchi (leggi l’articolo). Una sfida dall’esito non scontato, visto che ambedue i candidati vantano ottime credenziali. Il primo è stato tra i sostenitori del sindaco uscente Emanuele Crisostomi, che vede scadere il suo decimo anno di mandato, e nella sua lista “La Bilancia” è candidata l’attuale vice sindaco del paese, Daniela Giustini.
Il secondo, che è sostenuto dalla lista “Impegno e fiducia nel futuro” ha l’esperienza amministrativa che deriva proprio dall’essere già stato sindaco di Penna San Giovanni. Sandro Burocchi era il primo cittadino quando un tragico fatto di cronaca andò a inquietare la tranquilla comunità che vive al confine con la provincia di Fermo: era il febbraio 1996 quando la sua concittadina Clorinda Cecchetti venne uccisa insieme all’uomo che frequentava in un albergo di Merano.
Chiunque venga intervistato giura che si recherà alle urne, anche se le idee ancora non sono del tutto chiare: c’è chi dice che deve ancora decidersi, chi sostiene di non essere preoccupato per l’esito del voto, “perché a Penna siamo sempre stati bravi elettori” e chi se la cava con una battuta: “voterò quello che vincerà”.

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La stanza del Sindaco

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Il primo bisogno avvertito dalla popolazione è molto comune a queste latitudini: la gente chiede soprattutto garanzie economiche per affrontare il futuro, e politiche che favoriscano le nuove generazioni. Penna San Giovanni conta infatti poco più di 1.100 abitanti, cifra in calo costante ma moderato; l’esodo più grande dal paese avvenne infatti negli anni del boom economico. Basti pensare che a metà degli anni ’50 i residenti erano circa 3.400: nello spazio di una generazione, convenzionalmente stimato in 25 anni, questo numero si è ridotto a meno della metà (i residenti nel 1981 erano 1.537). Lo zoccolo duro degli artigiani che pure hanno contribuito, insieme agli agricoltori, a creare la ricchezza di Penna San Giovanni è sempre più assottigliato, ed è difficile pensare che senza nuove prospettive la cittadina che guarda ai Sibillini e che estende il suo orizzonte fino al Monte Conero possa tornare ai fasti di un tempo, anche se la “tranquillità” e l'”aria buona” continuano ad essere apprezzate da una popolazione che invecchia sempre più, senza avere però il necessario ricambio generazionale.

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