Terrorismo islamico, un arresto a Pesaro
Un operaio che lavora in una fabbrica di cornici, italiano convertitosi all’Islam, è stato arrestato a Pesaro nell’ambito di un’operazione antiterrorismo condotta dalla polizia di Cagliari. Fidanzato con una giovane marocchina, l’uomo stava per lasciare l’Italia diretto in Marocco, ed è stato proprio il pericolo di fuga ad accelerare il suo arresto. L’operaio, che conduce una vita piuttosto appartata, diffondeva libri e scritti ispirati alla lotta Jihadista: in casa gli sono stati sequestrati un pc e altro materiale informatico.
Le indagini della Digos di Cagliari – precisa la Polizia – sono strettamente connesse all’arresto avvenuto il mese scorso a Brescia dell’estremista marocchino Jarmoune Mohamed, nel cui computer era stato trovato una sorta di sopralluogo virtuale della sinagoga di Milano.
L’operazione Niriya, tuttora in corso, mira a individuare una rete di estremisti islamici attivi nella diffusione su Internet di documentazione apologetica del terrorismo jihadista.
E’ in questo contesto che è scattato l’arresto a Pesaro dove il cittadino italiano di 28 anni, convertitosi all’islam, è accusato di addestramento ad attività di terrorismo internazionale . Perquisizioni sono tuttora in corso a Cagliari, Milano, Palermo, Pesaro, Salerno e Cuneo nei confronti di altri 10 indagati, tutti gravitanti nella galassia fondamentalista islamica.
L’estremista 28enne si era convertito all’Islam assumendo il nome di Abdul Wahid As Siquili. Dalle indagini è emerso che aveva più volte confidato a un ristretto cerchio di internauti di voler partire appena possibile per l’Afghanistan, o verso altri territori di jihad, per unirsi alle formazioni combattenti che operano in quelle aree. Gli investigatori hanno documentato in particolare stretti rapporti tra il giovane pesarese e il marocchino Mohamed Jarmoune, arrestato a Brescia il 15 marzo scorso con l’accusa di voler pianificare un attentato contro la sinagoga di Milano. Proprio il convertito italiano, infatti, aveva inviato a Jarmoune – e a diversi altri soggetti indagati nell’operazione – una e-mail che conteneva link da cui poter scaricare numerosi manuali operativi sulle modalità di realizzazioni di attentati e sulle tecniche di guerriglia.