Ci vogliono amore e “catorcio”
per vincere la microcriminalità

Il teatro "Verdi" di Pollenza gremito ha ospitato un convegno sulla sicurezza e ha offerto le riflessioni e i suggerimenti degli esperti

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Da sinistra padre Massimo Giustozzo, Sante Copponi, Leonardo Bertini e Mario Paciaroni, durante il saluto del sindaco Luigi Monti

 

di Alessandra Pierini

Ognuno di noi è responsabile in qualche modo della diffusione dell’aumento dei microcrimini e ognuno di noi può fare qualcosa per migliorare la situazione, ma fondamentale è la sinergia tra tutti e la condivisione dell’obiettivo e del percorso da compiere. E’ quanto è emerso dal convegno “Chi può difendere la vita ?” che si è svolto ieri sera a Pollenza in un teatro Giuseppe Verdi gremito di tanti cittadini che, con la loro sentita presenza, hanno dimostrato quanto il problema della sicurezza sia avvertito, anche nei piccoli comuni, spesso dipinti come oasi.
Tante le sfaccettature del problema emerse nel corso del convegno, organizzato dai comitati di quartiere e dalle pro loco e patrocinato dal Comune di Pollenza, che ha messo in luce il disagio sociale che è alla base della diffusione del microcrimine, l’aspetto filosofico e sacro del valore della vita, i dati statistici rappresentativi del fenomeno e ancora le misure messe in atto e le possibili soluzioni.

 

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Il teatro Verdi gremito per il convegno

E’ l’amore, secondo il procuratore di Macerata Mario Paciaroni, pollentino doc che dal prossimo mese si trasferirà a La Spezia, la misura indispensabile per evitare che i giovani arrivino a delinquere ma il procuratore non ha  disdegnato, anzi ha consigliato misure di difesa quale il  “catorcio”, tradizionale chiavistello per le porte: «La trasgressione – ha detto Paciaroni, ripercorrendo diverse fasi storiche – è parte della crescita. La delinquenza, specie giovanile, invece viene dalla cattiva educazione. Se in passato l’interesse degli educatori, genitori, scuola e parrocchia era il bene del giovane oggi l’interesse è puramente commerciale. Sono tre i virus giovanili e si chiamano “Mi pare”, “Mi piace” e “Mi va” e questi sono il vero problema». Paciaroni ha anche suggerito la valorizzazione degli agenti di Polizia Municipale che, se formati, potrebbero coadiuvare le forze dell’ordine nel controllo del territorio.

Il vice prefetto Sante Copponi ha descritto le iniziative messe in atto dalla Prefettura: «Fondamentale è la sinergia tra enti e istituzioni. Noi abbiamo firmato dei Patti, uno con il Comune di Porto Recanati e la Provincia  di Macerata per l’Hotel House e uno con i 13 comuni più importanti della provincia, proprio per assicurare maggiore sicurezza. Fondamentale è la figura del sindaco che la legge coinvolge attivamente».

Ha descritto la situazione con dati statistici il colonnello Leonardo Bertini: « I furti maggiori sono quelli commessi in abitazione, su autovetture con strappo e destrezza. i fenomeni criminali di maggiore allarme sociale sono i reati contro il patrimonio con particolare riferimento a furti e rapine e quelli riguardanti lo spaccio e il traffico di sostanze stupefacenti. Si registra nel 2011 un aumento dei reati predatori di circa il 10% in provincia. questo ha comportato un calo della sicurezza percepita tra la popolazione. Inoltre si è assistito ad un incremento dei furti in appartamento e rapine in villa, episodi caratterizzati dalla spregiudicatezza dei ladri che colpiscono anche in orari diurni o in presenza dei proprietari in casa con violenze e minacce nei confronti delle vittime. Dai primi accertamenti sermbra che le rapine in villa vengano effettuate da bande di criminali pendolari internazionali provenienti da Albania e Romania, che effettuano i vari colpi per poi rientrare nei paesi di origine. preoccupante è l’ascesa della criminalità straniera che sta sostituendo quella italiana in particolare magrebini e albanesi nello spaccio di stupefacenti, rumeni albanesi e kossovari per i furti in abitazione e in villa, paesi del Sudamerica per la prostituzione, cinesi per la contraffazione di marchi e prodotti. Preoccupa anche il fatto che in tre anni sono stati commessi ben 5 omicidi, la maggioranza dei quali legati al mondo dello spaccio e della  prostituzione. ».

 

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L'intervento del procuratore Mario Paciaroni

Ha completamente ribaltato la prospettiva proposta padre Massimo Giustozzo, priore della comunità del convento di San Nicola a Tolentino: «Non ci agganciamo su ciò che è essenziale – ha spiegato – per questo l’ausilio delle forze dell’ordine appare impacciato. La vita che vogliamo difendere è qualcosa di indifendibile. Oggi non c’è più condivisione sul significato di vita che spesso consideriamo possa essere sostituita da felicità e benessere che sono solamente delle qualità della vita stessa. Difendere la vita è paradossale, non puoi difendere ciò che ti sostiene, puoi solo vivere. Più la società è debole e più dobbiamo difenderci» .

(Foto di Franco Tomassini)

 



 
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