Dal processo Brandi emerge
il mondo sommerso della droga
Ascoltati in aula sei testimoni della difesa dell'imputato Sauro Muscolini che hanno raccontato uno spaccato ancora oscuro sulla realtà della tossicodipendenza a Tolentino
di Cristina Grieco
E’ ripreso oggi in tribunale a Macerata il processo per l’omicidio di Felice Brandi, l’ex barista ucciso il 30 luglio 2009 con 24 coltellate e il cui corpo è stato rinvenuto nella sua casa in via Filelfo a Tolentino. I giudici della Corte d’Assise di Macerata stamane hanno ascoltato i primi testi della difesa di Sauro Muscolini che ad oggi resta l’unico imputato per il delitto. Dei tredici testimoni previsti ne sono stati sentiti solo sei, in quanto per tre le parti hanno acconsentito ad acquisire direttamente i verbali di sommarie informazioni fornite all’indomani del delitto, mentre altri quattro non si sono presentati per legittimo impedimento.
Particolarmente rilevante per la difesa è risultata la testimonianza di Marco Benedetti Panici di Tolentino, uno degli amici più stretti della vittima, il quale ha confermato che Felice Brandi era dedito all’uso di sostanze stupefacenti ed in particolare eroina così come tutti gli amici che abitualmente frequentava, tanto che alla domanda specifica della difesa se qualcuno di questi non fosse
dedito all’uso di sostanze stupefacenti ha risposto con un diniego. Tale testimonianza è apparsa particolarmente importante anche perchè il testimone ha specificato con determinazione il tipo di sostanza stupefacente utilizzata.
È emerso infatti che Felice Brandi era dedito all’uso di eroina, mentre Muscolini, che ad oggi risulta l’unico imputato per l’omicidio, faceva uso di cocaina. Due sostanze molto diverse tra loro e secondo la difesa dell’imputato tale circostanza sarebbe di non poco rilievo considerato che il movente dell’omicidio ipotizzato dagli inquirenti sarebbe da individuare proprio nel rifiuto del Brandi di fornire la sostanza stupefacente. Sono stati ascoltati anche il fratello dell’imputato Cristiano Muscolini e la cognata della vittima, Maria Antonietta Ruffini. Entrambi hanno riferito dei gravi problemi di Sauro Muscolini con la droga ma lo hanno dipinto come una persona comunque mite e lavoratore tanto che il fratello Cristiano ha sottolineato che oltre a lavorare per una nota azienda di Tolentino, nei week end e nel tempo libero andava ad aiutarlo.
Ad ogni udienza del processo, lentamente sembrano emergere due realtà diverse da quelle che erano state prospettate inizialmente e le due figure principali della vittima e dell’imputato ne escono decisamente ridimensionate e ricollocate in una realtà in cui era la droga a farla da padrona. Il processo è stato rinviato al prossimo 26 marzo quando saranno ascoltati il perito di parte Stefano Tombesi e la criminologa Margherita Carlini, oggi assente all’udienza perché impegnata con il caso dell’omicidio di Melania Rea.
