Io, fannullone istituzionalizzato, dico “no, grazie”
Luigi Verdecchia lavora al Comune di Monte San Giusto, riflette sulla sua posizione di dipendente pubblico
Da Luigi Verdecchia di Monte San Giusto riceviamo:
«Da 27 anni faccio parte della folta schiera dei dipendenti pubblici, sono uno di quelli che, sempre più spesso in questi ultimi anni, vengono definiti spesso a torto, qualche volta a ragione, fannulloni.
Io fannullone non lo sono mai stato, per lo meno nei primi 26 anni; come agente di polizia municipale prima e geometra poi ho sempre onorato il mio status privilegiato di dipendente garantito, col posto fisso, facendo fino in fondo il mio dovere.
Negli ultimi 13 anni mi sono occupato di manutenzioni in via principale e successivamente anche di lavori pubblici. Sono sempre stato in sintonia con le amministrazioni di vario colore succedutesi e con i miei colleghi che da molti anni continuano ad eleggermi loro rappresentante nella r.s.u. aziendale. Ma ad un certo punto qualcosa si è rotto. Negli ultimi anni sul nostro Comune si è abbattuta una tempesta silenziosa che ha spazzato via le professionalità, avvilito le coscienze, fatto scempio della dignità di chi ha speso la propria vita lavorativa al servizio del cittadino. Facendo anche leva su una certa deriva innescata dalle dichiarazione di alcuni ministri della repubblica secondo la quale chi lavora nel pubblico fa parte “dell’Italia peggiore” e che quindi occorre far entrare i privati nella gestione della cosa pubblica, numerosi posti di lavoro sono andati persi a tutto vantaggio di imprese private e di pseudo-cooperative: basti pensare che a fronte dei 78 dipendenti degli anni 80 oggi il comune ne conta poco più di 40. Ad un modo di amministrare quanto meno disinvolto, a volte contiguo con situazioni al limite della legalità, non volendo essere considerato complice e volendo arrivare a testa alta al 27 di ogni mese ho cominciato a dire “no grazie”! Anche in considerazione che sulla soglia dei 50 anni la mia schiena non mi consente di emulare quei colleghi che fanno continui prodigi di abilità dorsale –con licenza di Rostand- riconoscendo ingegno eletto agl’incapaci, la mia coscienza non mi permette di far l’arte del buffone pur di vedere al fine le labbra di un potente atteggiarsi a un sorriso benigno e promettente. No grazie!
“Ma chi te lo fa fare?”, “ma cosa ci guadagni?”, mi dicono spesso alcuni miei colleghi. Già, che ci guadagno? In effetti ho più da rimetterci che da guadagnarci nel portare in piazza la questione ma è mia convinzione, se vogliamo fare qualcosa per questo paese, che le nostre azioni non possano essere sempre condizionate dal tornaconto personale: è’ necessario mettersi in gioco anche quando non abbiamo niente da guadagnarci. Dobbiamo interrompere la pericolosa deriva che sempre più spesso porta a considerare eroi chi non ha fatto altro che il proprio dovere. Nelle settimane scorse ha fatto notizia il no del calciatore a una combine sul risultato di una partita e qualcuno si è spinto addirittura a proporre per una onorificenza l’addetto della capitaneria di porto di Livorno che non ha fatto altro che interloquire coi modi e nei termini dovuti con un comandante inetto. In tutto questo c’è qualcosa che non va: questa è una società malata.
Ecco allora che quelli che non ci stanno, le voci fuori dal coro, danno fastidio e vanno isolati. Certo, sarebbe facile, e molto più comodo, adeguarsi, tanto il 27 arriva tutti i mesi! Ma non è questo che i miei genitori, che hanno passato una vita nella fabbrica, mi hanno insegnato. E con quale coraggio potrei guardare in faccia ai miei datori di lavoro, i cittadini – si badi bene – non l’amministrazione comunale, ai quali va assicurato che i proventi delle loro tasse vengano spesi al meglio e non sprecati come avviene oggi.
Quindi alla fine dello scorso anno, giunto ad un punto tale da non poter più sopportare la situazione, ho chiesto 4 mesi di aspettativa senza assegni, cioè ho scelto di stare a casa 4 mesi senza stipendio, nella speranza che questo periodo servisse a fare decantare la situazione; nel frattempo tutti gli altri colleghi, che parimenti soffrivano della situazione, avevano preso altre strade e l’ufficio tecnico è rimasto privo di personale. Non l’avessi mai fatto! L’amministrazione ha colto la palla al balzo ed al rientro mi ha rimosso dal mio lavoro creando dal nulla un nuovo posto, mai esistito neppure quando c’erano 80 dipendenti, di “addetto al patrimonio”; si badi bene, non alle manutenzioni del patrimonio, ma a fare da passacarte per quelle poche, pochissime pratiche relative al patrimonio che nel nostro comune è alquanto scarso. Oggi la mia postazione di lavoro è una stanza di 7 metri quadrati posta in una zona inaccessibile al pubblico dove la scrivania entra a stento; per oltre un mese sono stato senza telefono e da oltre tre mesi non riesco ad avere una illuminazione sufficiente tanto che mi sono dovuto comprare, a mie spese, una lampada da tavolo. Anziché mandare un operaio a installare un neon, la settimana scorsa hanno mandato un tecnico a misurare la luminosità che è risultata essere meno della metà del minimo previsto dalla legge.
Ma il problema più grande e dato dall’inconsistenza del nuovo lavoro che si è appalesata fin da subito: abituato a un certo ritmo di lavoro necessario per rispondere alle numerose quotidiane richieste dei cittadini ora per le buche sulla strada, ora per la luce mancante, ora per i giardini sporchi, sono stato catapultato in una situazione fantozziana di assoluta nullafacenza. Nel mese di gennaio, a fronte di 17 giornate lavorative ho lavorato, cioè ho prodotto, 11 ore e mezza, mentre il mese precedente 17 ore e 20 minuti e quello prima ancora 35 ore e 45 minuti dovendo smaltire il lavoro “accumulatosi” in due mesi di assenza. Sulla scorta di quanto sopra a fine anno ho diffidato l’amministrazione comunale dal rinnovare il contratto al dipendente a tempo determinato messo al “mio” posto chiedendo di essere riassegnato all’ufficio manutenzioni ed impegnandomi ad adempiere anche alle necessità dell’ufficio patrimonio che, come si è visto, comporta una media di lavoro di circa tre giorni al mese. Sarebbe stato un bel colpo per il bilancio: un risparmio secco di più di 30.000 euro e l’opportunità di riorganizzare ed ottimizzare le risorse. D’altra parte non è questo che si chiede, sempre più a gran voce, alla pubblica amministrazione? Invece niente. Il responsabile dell’ufficio, dopo aver rinnovato il contratto al personale a tempo determinato, ha risposto “..stimo che le funzioni a Lei conferite siano coerenti con il suo profilo professionale sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo”.
E quindi eccomi qua: ora sono, mio malgrado, un fannullone istituzionalizzato! Se mi vedesse, Brunetta sarebbe soddisfatto di se stesso. Ora faccio parte a pieno titolo di quella schiera di mangiapane-a-tradimento parassiti della pubblica amministrazione.
Ma siccome io credo che i fannulloni si annidino solo nelle grandi amministrazioni e che il loro stato sia principalmente dovuto a una cattiva gestione derivante da sciatteria, pressapochismo ed inettitudine di chi dirige gli uffici e che nei piccoli enti come il mio, anche grazie al controllo diretto del cittadino – datore di lavoro queste situazioni siano pressoché inesistenti, anche questa volta ho detto “no grazie”. Ad oggi sono in attesa della decisione del giudice del lavoro sul ricorso d’urgenza presentato a giugno (sic!) per l’evidente demansionamento subìto, operazione vietata dalla legge. Poi ci sarà una causa che durerà per anni e per la quale il comune pagherà migliaia di euro a un avvocato e se il giudice ravviserà gli estremi del mobbing qualcuno pagherà.
Ma in un momento storico in cui nel paese c’è la necessità di rimboccarsi le maniche e dare il meglio di se, di fare ciascuno la propria parte, questa opportunità mi è negata. Nel momento in cui tante persone perdono il proprio lavoro e tanti altri sono costretti ad impieghi a tempo determinato, io, in qualità di lavoratore garantito, sento il peso della mia forzata inattività.
Io da parte mia sto facendo tutto il possibile affinché i soldi dei cittadini non vengano sprecati per pagare un lavoro improduttivo e per rimarcare che la dignità delle persone non può essere calpestata da chi non è abituato a sentirsi dire “no grazie”».
auguri vivissimi dal più profondo del mio cuore, ma ATTENTO
Come ha fatto a diventare geometra comunale da agente di polizia municipale senza concorso ? Come mai la manutenzione di piazza Aldo Moro è stata scadente ? Come mai il marciapiede dietro le scuole elementari era privo degli scivoli per i diversamente abili ? Purtroppo nelle amministrazioni pubbliche non si può licenziare per incompetenza, quindi, onde evitare danni futuri, è stato messo in “panchina”.
@ Patrik
Prima di sparare sentenze sarebbe meglio informarsi. Evidentemente un concorso è stato fatto se no non sarebbe stato possibile il passaggio ad un altro ufficio. Per i lavori in piazza dovresti chiedere a chi li ha progettati e a chi li ha approvati.
@onda anomala ( il nick dice tutto)
le mie non sono sentenze, ma semplici domande. Sta di fatto che, a Monte San Giusto, c’era un incompetente in un ufficio tecnico. Nella lettera piena di lacrime, dove il Verdecchia accusa l’amministrazione comunale di “mobbing” , non c’è nessun riferimento ai propri errori, che sono stati molteplici e non sto ad elencarli tutti.
Le rispondo solamente che la responsabilità dei lavori in piazza è di chi li ha progettati e di chi li ha approvati, ma chi doveva visionarli ? Di chi era la responsabilità di visionare il progetto e sovraintendere ai detti lavori ?
Consiglio al Verdecchia la carriera giornalistica ,dato che, come geometra comunale, ha lasciato molto a desiderare.
@ Patrick
Continui con le inesattezze e ti invito ancora a informarti prima di scrivere: La responsabilità di “visionare” il progetto e sovrintendere ai lavori spetta al direttore dei lavori che, nell’occasione erano stati affidati allo IACP – ora ERAP – di Macerata. Per il resto è aria fritta…
Se, come dice lei, i lavori venivano affidati a società o soggetti esterni, allora la domanda sorge spontanea ” A cosa serviva il geometra del comune ? ” Per quello che lei definisce “aria fritta” credo che parecchie persone, leggendo la lettera del Verdecchia, siano giunte alle mie stesse conclusioni. Basta solo avere un briciolo di intelligenza e porsi la domanda “come mai un geometra comunale è stato messo a fare il passacarte ?”
Non voglio comunque essere trascinato nella polemica, lei, da quello che ho letto, dovrebbe essere geometra…….Nella sua eventuale risposta, la prego di darmi del lei, dato che non ci conosciamo…o forse si.
per curiosità onda anomala lei sa chi è il progettista delle lapidi traballanti e delle cappelline in cui piove al cimitero di monte san giusto?
@ telusiano
il progettista che cerchi e’ un architetto… Se vi informate meglio prima di scrivere fate piu’bella figura:))
Onda anomala tu che sai tutto..riprendiamo il tema dei lavori in piazza ci sai dire quale e’ il ruolo dell’ispettore del cantiere svolto dal bravo geometra comunale?
A prescindere da tutto. Se il Verdecchia si ritiene un buon geometra e se pensa che l’amministrazione comunale non valorizzi le sue capacità, è libero di cercarsi un impiego nel privato, anziché dare dimostrazione delle sue capacità “giornalistiche” con lettere piene di lacrime.
Ma si sa, prendere lo stipendio il 27 di ogni mese è un privilegio troppo grande per rinunciarvi in modo definitivo. Questo anche un geometra incompetente l’ha capito.