Il SOF(T) di Massimo Gasparon
Buona la prima per il Rigoletto

LA RECENSIONE - Il 24enne maestro veronese Andrea Battistoni supera l'esame a pieni voti. Promosso l'intero cast: Giovanni Meoni (Pulcinella) il più convincente in assoluto, applausi per Desirée Rancatore nel ruolo di Gilda, bene anche il giovane tenore spagnolo Ismael Jordi

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rigoletto-tabocchini2-300x199di Maria Stefania Gelsomini

Con Rigoletto è andato in scena ieri sera allo Sferisterio il secondo ballo in maschera. E nonostante ci abbia provato, la pioggia non è riuscita a rovinare questo atteso debutto (leggi l’articolo). A metà del primo atto, quando ormai il pericolo meteo sembrava scongiurato, una lunghissima interruzione ha messo in dubbio la prosecuzione dello spettacolo e soprattutto ha messo a dura prova la pazienza degli spettatori tanto che qualcuno, alla fine, ha deciso di tornarsene a casa. Poi asciugate le sedie e ripresi i propri posti tutto è filato liscio in platea e sul palco fino alla fine, con chiusura all’una e mezzo anziché a mezzanotte come previsto. Dopo il POP-SOF della prima “made in Pizzi” (del resto, se la stagione lirica di Macerata è stata capace di scegliersi un nome che rifà il verso a Pesaro, nessuno si scandalizzi per il riferimento civitanovese) con scene choc e colori shocking, il Rigoletto di Massimo Gasparon rientra nel solco più SOF(T) della tradizione, con una regia che più classica non si può nei movimenti scenici e un allestimento scenografico chiaramente pensato anche per i teatri al chiuso: non a caso questo Rigoletto è una coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e col Circuito Lirico Lombardo.

DSC_5337-199x300Gasparon cura anche i costumi, e sono proprio i costumi, bellissimi, a fare la differenza, sin dalla prima scena scintillante e variopinta della festa del Duca che, si diceva sopra, è stata concepita come un ballo in maschera veneziano, con Rigoletto nei panni di Pulcinella. Gli abiti sfarzosi di coristi e mimibrillano sul palco in una girandola di mille colori: le tinte cangianti della seta dal giallo all’arancio al rosso, dal rosa al viola, dal verde all’azzurro nella loro magnificenza incantano e appagano gli occhi dello spettatore. Tutta la vicenda dei protagonisti (a parte i movimenti più ampi del coro) si svolge nello spazio raccolto della pedana centrale rialzata sul palco, sulla quale è stata montata una scena girevole a tre facce che ruota nei diversi atti. Se all’inizio del I atto campeggiano i dipinti di Tiepolo come sfondo della festa a Palazzo Ducale, nella scena successiva si apre l’interno della casa di Rigoletto, che nel rapimento di Gilda si trasforma nell’esterno di un palazzo e infine, nel III atto, nell’interno dell’osteria di Sparafucile. Insomma, niente di nuovo. Quanto al carattere dei personaggi, il Rigoletto-Pulcinella di Giovanni Meoni è sembrato il più convincente in assoluto, dal punto di vista vocale e interpretativo. Il suo è un buffone di corte intenso e sofferente, che ama la figlia Gilda più della sua vita e la tiene gelosamente nascosta, al riparo dalle insidie del mondo. DSC_2512-1-300x195Ma è anche un uomo determinato e furente, disposto a tutto pur di vendicarsi nel momento in cui scopre il male fatto a Gilda dai cortigiani che l’hanno rapita e dal Duca che ha abusato di lei. La voce baritonale di Meoni è potente, matura, perfetta per il ruolo, sa modulare con la stessa abilità accenti amorevoli (duetto I atto con Gilda), dolenti (duetto II atto “Tutte le feste al tempio”), disperati (“Cortigiani vil razza dannata”) e rabbiosi (“Sì vendetta, tremenda vendetta”). Esprime con ricchezza di sfumature la tenerezza e la paura quando si rivolge a Gilda, la miseria quando parla di se stesso, l’odio quando pensa al Duca. L’unica difformità che il regista concede a questo Rigoletto è la gobba, senza trucchi ulteriori, senza forzature. Non è una caricatura, come spesso viene rappresentato, non è zoppo, non è un mostro. È un uomo, un padre prima di tutto, che quando torna a casa dalla figliasi toglie la casacca da lavoro da Pulcinella e si mostra senza maschere, di alcun genere. Applauso a scena aperta del pubblico maceratese all’ingresso sul palco di Desirée Rancatore nel ruolo di Gilda.

DSC_6048-300x199La giovane soprano palermitana è ormai una star della lirica a livello internazionale e da autentica primadonna canta con estrema sicurezza, e si sente. Però, senza voler cercare il pelo nell’uovo a tutti i costi, e al di là della bravura innegabile e dell’impegno che mette, al di là dell’ammirazione per la tecnica e i virtuosismi di cui è capace, bisogna forse essere onesti e ammettere che per lei il ruolo di Gilda non è fra i più adatti. Si sente nei centri, quando è costretta a gonfiare e alterare la voce e si sente quando,spingendo gli acuti, la voce inizia a “ballare” ed è un vero peccato alla sua età. Comunque la Rancatore, oltre alle doti vocali, conferma ancora una volta le sue notevoli capacità espressive, disegnando dapprima una Gilda ingenua felice e innamorata (“Caro nome”), poi una donna fiera e appassionata pronta a sacrificarsi per colui che l’ha svergognata e umiliata. DSC_5907-300x199Un bravo anche al giovane tenore spagnolo Ismael Jordi nel ruolo del Duca di Mantova, che canta con tecnica sopraffina ed esegue il suo compito alla perfezione, dall’inizio alla fine. La voce piuttosto chiara però rimane un po’ fredda ed emoziona poco, e l’evidente propensione all’agilità lo renderebbe più adatto (almeno per ora) a cantare Rossini e Mozart. Sarà anche per la giovane età e per il fisico esile, o sarà forse invece per una precisa scelta registica, ma il suo Duca non possiede quel piglio vissuto e quel tratto malandrino – e in certi momenti anche un po’ volgare e sguaiato – che un Duca di Mantova solitamente ha. È piuttosto un Duca-gentiluomo, un ragazzino un po’ affettato e aggraziato, che si presenta in frac e canta arie da sincero innamorato. Comunque bravo. Molto convincente anche la prova del basso Alberto Rota nel doppio ruolo di Monterone e di Sparafucile: una voce davvero bella e piena, quando sale lanciando l’invettiva della maledizione e quando scende nelle note più basse pronunciando il suo nome a Rigoletto. Last but not least ildirettored’orchestra. C’era grande attesa anche per il ventiquattrenne maestro veronese Andrea Battistoni, che ha superato l’esame a pieni voti e ha saputo condurre con grande personalità e freschezza, dando all’orchestra un bel ritmo e coloriture di notevole intensità nei passaggi più drammatici dell’opera.

Appuntamento in Arena per le repliche di Rigoletto il 27 e 30 luglio, il 4 e 6 agosto.

(foto di Alfredo Tabocchini)

(GUARDA IL VIDEO CON LE INTERVISTE AGLI SPETTATORI)

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Andrea Battistoni



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