Scritte fasciste a Montecassiano
La Soprintendenza: “Vanno rimosse”
Per ragioni socio-culturali l'Amministrazione dovrà ripristinare la situazione precedente. L'Anpi: "E adesso chi paga?"
Era stato presentato al pubblico domenica 30 gennaio il restauro delle scritte dorate risalenti al periodo fascista a Palazzo Priori. Una presentazione fortemente contestata, avvenuta a suon di fischi, striscioni e proteste, indirizzate in particolare al sindaco di Montecassiano, Mario Capparucci.
Contestazione che ha visto in prima fila l’Anpi che proprio oggi annuncia il verdetto della Soprintendenza (che il sindaco commenterà domani) e attraverso una nota stampa dice: “L’Amministrazione dovrà rimuovere le scritte fasciste. E adesso chi paga?”
Già il 2 febbraio la Soprintendenza per i Beni Architettonicie Paesaggisti delle Marche chiese approfondimenti in merito sull’iter procedurale dell’opera. Dall’ufficio di Pierluigi Salvati, architetto dell’Unità Operativa per la provincia di Macerata, partì una lettera indirizzata al sindaco Mario Capparucci, nella quale si chiedono chiarimenti in merito alle autorizzazioni richieste: «Quello dei Priori è un palazzo vincolato – spiegò Salvati a Cronache Maceratesi – perciò ogni intervento deve essere autorizzato. Naturalmente noi non ne facciamo una questione ideologica ma procedurale. Attendiamo le risposte dell’amministrazione di Montecassiano poi valuteremo».
E oggi è arrivato il verdetto. “Prendiamo atto con viva soddisfazione – scrive l’Anpi di Montecassiano – che la Soprintendenza per i Beni Architettonici delle Marche ha stabilito che l’Amministrazione Comunale di Montecassiano “per ragioni socio-culturali dovrà ripristinare la situazione precedente all’intervento di pulitura delle capriate…”. In sostanza dovrà essere rimossa la doratura sulle scritte fasciste che tanto sdegno aveva provocato in tutti coloro che hanno a cuore i principi di democrazia e libertà.
Una vittoria dell’ANPI che aveva provveduto immediatamente a segnalare la vergognosa iniziativa, ma soprattutto una vittoria dell’impegno contro ogni tendenza all’indifferenza e alla rassegnazione. Cambiare le cose si può, ma è necessaria una costante vigilanza perché i principi sanciti dalla nostra Costituzione, che sembravano acquisiti e consolidati, sono costantemente messi in discussione da coloro che vorrebbero riscrivere la nostra storia inventandone un’altra.
È dimostrato che l’ANPI che non si limita a contemplare il passato o rimpiangere i tempi andati. Difendere la memoria e i valori della Resistenza e della lotta di liberazione è il nostro primo impegno. Proprio per questo essi vanno attualizzati per le tante Resistenze che dobbiamo combattere e che ancora una volta possiamo vincere”.
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IL GIORNO DELL’INAUGURAZIONE E IL LUNGO DIBATTITO TRA I CITTADINI:





Nonostante che qualcuno si sia affannato a sostenere ridicolmente il contrario, come volevasi dimostrare, il “recupero” delle scritte posticce fasciste, con la ristrutturazione del Palazzo, nulla c’entravano in quanto non erano di nessun valore artistico.
A questo punto ci sarebbe da sapere se, chi ha dato l’autorizzazione (tra l’altro modificando il colore originario delle scritte –bianco- in oro), verrà chiamato a rispondere degli eventuali costi aggiuntivi.
Perché il volere riportare alla luce le, inutili, scritte è stata una scelta personale, non dettata da motivazioni artistiche o culturali, e credo sia pertanto giusto che colui che ha autorizzato sia chiamato con i suoi denari a coprire ogni ed eventuale spesa.
Inutile nascondersi dietro la scusante del valore storico di quelle scritte. Esiste semplicemente e vergognosamente una nostalgia di quel tempo, ultimamente confermata anche dalla richiesta fatta da sei senatori del PDL che hanno avuto il coraggio di presentare un ddl costituzionale per abolire la XII norma transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta, sotto qualsiasi forma, la riorganizzazione del disciolto partito fascista. Questa nostalgia c’è sempre stata, nascosta fino a qualche tempo fà per vergogna, ma vista la politica berlusconiana ogni vergogna è scomparsa ed è subentrata l’arroganza.
L’Italietta del dopoguerra che non crescerà mai
Fortuna che ci sono i capimanipolo come Munafò a ricordarci chi siamo….
Caro Cerasi, c’è sempre la necessità che qualcuno chiarisca la pochezza delle derive ideologiche che non hanno fatto crescere l’Italia che non è mai stata capace di un dibattito serio e maturo sulla nostra storia recente, solo perché imbrigliata, culturalmente parlando, da una ideologia monopolistica di una sinistra che è stata abbondantemente smentita dai fatti, complice in tutto questo una DC che ha permesso, unico caso nell’Europa occidentale, che la cultura, o presunta tale, sia stata appannaggio esclusivo della sinistra. Una sinistra italiana che per la sua immaturità e pochezza di contenuti, negli ultimi 15 anni, ha consentito di consegnare l’Italia a Berlusconi che ha intercettato lo scollamento degli italiani dalle posizioni anacronistiche della nostra sinistra per la quale il muro di Berlino non è mai stato abbattuto, malgrado siano passati più di vent’anni. Quindi consentimi di sottolineare la pochezza del dibattito sulla conservazione o meno di alcune scritte, oppure di monumenti e architetture del Ventennio che nulla ha a che vedere con un dibattito e un confronto serio su tale argomento.
@ Munafò
Ma qui non si sta certo dissertando (a seconda dei punti di vista) sulla bellezza o bruttezza dei palazzi fascisti, sulle piazze create dagli architetti di regime oppure sullo stile finto impero che al mascellone piaceva tanto.
E non si sta nemmeno discutendo su eventuali derive ideologiche, sulla politica italiana degli ultimi 50 anni ne si sta facendo alcun dibattito serio e maturo.
Non si sta parando di Berlusconi, ne degli errori della sinistra, ne di un eventuale egemonia culturale ne se e quando per alcuni è crollato/non è crollato il Muro di Berlino.
Si stava soltanto discutendo, come già si era fatto precedentemente, sul fatto che un restauro di un Palazzo storico di Montecassiano aveva riportato alla luce (tra l’altro modificando l’originale colore bianco in oro) delle scritte del periodo fascista che, finita la guerra, erano state cancellate.
Scritte di nessun valore artistico o storico, scritte di nessun legame con il Palazzo, scritte che con il restauro c’entravano come i cavoli a merenda.
Ed infatti la sovraintendenza ha detto che quelle scritte dovranno essere cancellate. Punto
La discussione era tutta qui: chi ha restaurato, volendo volontariamente riportare alla luce delle scritte di nessun valore artistico o storico, ha sbagliato.
Adesso si dovrebbe capire se lo ha fatto per incompetenza (ed allora ci sarebbe da chiedersi come si possa far dare dei restauri a chi ne capisce poco) oppure perché in malafede (cioè sapeva che stava facendo una cretinata ma, fascisticamente, l’ha fatta lo stesso): in entrambi i casi, comunque, dovrebbe essere colui che ha fatto l’errore a pagare (e non certo il Comune).
Caro Cerasi qui si rappresnta semplicemente l’italietta, la qualità dele idee e della cultura – quella vera e genuina – è lunga da venire se mai arriverà!
@Munafò
L’argomento qui è molto circoscritto: delle scritte riportate stupidametne alla luce che, con il restauro, non c’entravano proprio nulla.
Lei invece vorrebbe, dal particolare, allargare la discussione, al generale, dissertando sul’Italia degli ultimi 50 anni, sulla Cultura, sul popolo italiano…
Proposta anche interessante, ma che con il fatto specifico, particolare, non c’enta nulla.
Se è particolarmente interessato a fare una discussione sulla Cultura italica e su ciò che ci ha gravitato (e ci gravita intorno) perchè non posta una riflessione e chiede a CM di pubblicarla???