Pupi Avati
strega Mogliano
Incontro con il regista che ha scelto il Comune maceratese per il suo nuovo film
di Laura Boccanera
L’infanzia, la nostalgia e quel realismo magico che fa guardare con occhi trasognati la concretezza e la genuinità del mondo contadino. Due ore di conversazioni tra successi e racconti, aneddoti e storie che arrivano dall’esperienza e dalla magia del cinema di Pupi Avati, protagonista ieri al teatro Apollo di Mogliano per la presentazione del film che il regista sta girando in città. Tanto pubblico ed un aspetto inedito della sensibilità di Pupi e Antonio Avati è emerso nel corso della serata- chiacchierata che ha messo a nudo 42 anni di carriera, fra successi e insuccessi. Sullo sfondo uno spaccato di storia culturale italiana.
A contatto col pubblico Pupi Avati ha condiviso i suoi ricordi e mostrato di apprezzare l’accoglienza tutta maceratese che gli ha riservato il sindaco Flavio Zura che ha colpito e stupito il regista: <<sono 42 anni che giro l’Italia e al di là della bellezza di questo teatro che non conoscevo e che avrebbe meritato una sequenza, raramente ho incontrato persone così piacevoli ed interessanti come qui stasera>>. Un affetto ed un “colpo di fulmine” che è stato ricambiato dal sindaco che ha proposto di battezzare Mogliano come “città del cuore grande delle ragazze”.
Ma l’occasione della presenza dei registi ha fatto anche da sprone alla proposta di riaprire la Chiesa di Santa Colomba per restituirla al pubblico. Mattatore e conduttore della conversazione Evio Hermas Ercoli che è riuscito a mettere a nudo l’anima e la sensibilità che traspare dai suoi film, primo fra tutti il sentimento della nostalgia: <<oggi non provo più nostalgia, fino a qualche anno fa volevo tornare alla mia giovinezza, all’adolescenza, a quegli anni di grande entusiasmo ed energia, oggi no. Oggi non vedo l’ora di tornare alla mia infanzia per riabbracciare i miei genitori. La mia vita è stata segnata sempre da grandi cerchi, con un inizio ed una fine. Lo è stato quando qualche buontempone si fingeva Dino De Laurentis e chiamava quando eravamo al bar per portarci in giro, eravamo ancora a Bologna e a volte la provincia sa essere spietata. Ma poi quella telefonata è arrivata davvero, dopo 42 anni. Io credo che l’esperienza di Mogliano sia un inizio, mi hanno detto che questa città porta fortuna, credo che torneremo>>.
(foto di Renato Procaccini)




