Lavoro, dati sempre più allarmanti
La Cisl: “Non pensiamo solo a Mirafiori,
guardiamo il nostro territorio”

In grande difficoltà l'edilizia e le aziende dei settori tessile e alimentare

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di Cristina Grieco

Tempo di bilanci alla Cisl. Dopo il lungo parlare intorno alla questione del referendum che ha coinvolto gli operai della FIAT dello stabilimento Mirafiori, la CISL, insieme a diverse altre sigle sindacali, ha ritenuto necessario richiamare l’attenzione sul territorio e sui dati allarmanti con cui si è chiuso l’anno appena trascorso e con cui purtroppo è iniziato anche il nuovo. Nel corso di una conferenza stampa, Marco Ferracuti, segretario della CISL ha dichiarato: “Abbiamo detto due volte si all’accordo di Mirafiori, il primo perchè lo stesso deve essere contestualizzato nella realtà attuale e secondo perché sarebbe ottimo se anche i lavoratori delle nostre aziende metalmeccaniche potessero usufruire delle stesse condizioni di cui godono gli operai della FIAT, sarebbe stato inaudito sottoscrivere un accordo che violasse i diritti dei lavoratori ma questo non è avvenuto”, un’affermazione che vuole rispondere alle ultime dichiarazioni sull’argomento rilasciate dalla CIGL, e poi ha continuato: “Piuttosto che preoccuparci di lavoratori lontani dobbiamo però concentraci su quanti qui sul territorio stanno perdendo la libertà, la dignità”. I dati presentati sono a dir poco allarmanti, al 31 dicembre 2010 sono risultati iscritti nelle liste di mobilità 4.339 persone, il 67% di questi ha tra 40 e 59 anni, sono usciti dalle liste di mobilità 2.045 persone ma solo il 34% è stato avviato ad un’attività lavorativa, la restante parte ne è uscita per scadenza di termini. Le assunzioni sono aumentate del 5% ma di queste solo l’11% è con contratto a tempo indeterminato, la metà sono a tempo determinato, il 16% è con contratto di lavoro intermittente e l’8% è con contratto di somministrazione. Nel solo mese di gennaio di questo 2011 sono state autorizzate 64.551 ore di Cassa integrazione guadagni ordinaria e ben 255.955 ore di Cassa integrazione guadagni straordinaria il 25,7% in più rispetto allo stesso mese del 2010, e sono stati iscritti nelle liste di mobilità tra il 4 ed il 20 gennaio 103 lavoratori di cui il 45% senza indennità. Lo stesso Ferracuti ha detto: “Ci vuole un lavoro sinergico da parte di tutte le liste sindacali scegliere dei settori su cui investire in termini di formazione creando delle professionalità altamente specifiche, occorre migliorare l’immagine del territorio così da attirare investimenti, bisogna concentrarsi sul problema delle energie anche di quelle rinnovabili e migliorare l’apporto delle infrastrutture, non è concepibile che ancora ci siano delle zone del territorio marchigiano non coperte da connessione alla rete”.

Segnali allarmanti anche nel settore alimentare, Lidia Fabbri della FAI ha così commentato: “Siamo in grado di produrre eccellenze che non vengono assolutamente valorizzate, la maggior parte dei prodotti rimangono confinati nel territorio, le poche aziende che entrano nel circuito della grande distribuzione dopo poco entrano in crisi, perché l’unica legge che regola il mercato è quella del prezzo e non si guarda alla qualità – e ancora – Ci sono commesse stagionali di uno o due mesi perciò anche i lavoratori vengono assunti stagionalmente ma in ambito alimentare le professionalità sono fondamentali”. E’ proprio di questi giorni la notizia che un’azienda agroalimentare, di cui ancora non è stato divulgato il nome, nella zona di Matelica è in difficoltà e cinquanta dipendenti oltre a rischiare il posto di lavoro, sono già in arretrato di due mesi di stipendio.

Non va meglio la situazione nell’ edilizia, Primo Antonelli in rappresentanza della FILCA ha detto: “In periodo di crisi l’edilizia fa un po’ da traino purtroppo però c’è molto invenduto per cui le piccole imprese edili, che sul territorio sono moltissime, sono ferme e di conseguenza anche le ditte che producono infissi, e i cementifici proprio in questi giorni siamo riusciti a sottoscrivere un accordo di cassa integrazione ordinaria per 13 settimane con il più grande cementificio delle Marche quello di Castelraimondo che ha evitato il licenziamento per esubero strutturale di personale”. Stefania Montagner, rappresentante FIOM, ha così commentato: “Abbiamo risposte troppo vecchie per le domande attuali, oggi le aziende richiedono grande flessibilità, siamo ancorati a tutele vecchie e siamo restii ad accettare i cambiamenti. Purtroppo paghiamo anche le conseguenze di una mancanza forte della politica, tutte le ultime vertenze sono state salvate tramite accordi sindacali ma sono mancati poi gli strumenti strutturali per concretizzarle”. David Ballini della FEMCA ha detto: “Il settore tessile è forse il più disastrato, le piccole aziende che lavorano in conto terzi non hanno lavoro – e ancora – E’ un periodo di schizofrenia nel mercato del lavoro, a momenti non c’è lavoro e a momenti arrivano commesse che vanno evase immediatamente con conseguente necessità di manodopera magari anche solo per poche settimane e questo crea ulteriore incertezza nel lavoratore”.


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