Marinelli: “Tassa di soggiorno
ideata per grandi città,
nociva nelle Marche”

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Erminio Marinelli insieme a Michela Vittoria Brambilla, Minisitro del Turismo

“La tassa di soggiorno inserita nel federalismo fiscale – afferma il consigliere regionale del Pdl  Erminio Marinelli -, è una facoltà che il decreto offre in particolare ai Comuni più grandi e più vocati al turismo di massa. Non credo che sia una buona idea applicarla alle Marche”.
“Questa discussione è un ottimo segno – prosegue il portavoce del Centrodestra in Regione -, dimostra come l’autonomia serva a considerare meglio le risorse a disposizione. Tuttavia nel merito della questione sono contrario a far pagare i turisti”.

“Il senso della legge – aggiunge Marinelli – è quello di aiutare grandi città come Roma, Firenze o Venezia dove ogni giorno il turismo rappresenta introiti per i privati e spese per le casse pubbliche fra servizi, manutenzioni, usura. In questi casi la tassa è una vera risorsa. E chi parte per vedere la Cappella sistina o i Fori imperiali non sarà certo fermato da pochi euro”.
“Coloro i quali invece scelgono le Marche – spiega Marinelli -, lo fanno autonomamente e in maniera informata. Perciò la tassa sarebbe un disincentivo promozionale senza risolvere nulla nulla di concreto. Mentre l’80% del nostro turismo si rivolge ancora al mare e quindi alla ‘villeggiatura’, non dovremmo applicare una tassa non progressiva che per di più premia i soggiorni brevi a scapito di quelli lunghi”.
“Anche dal punto di vista geografico – insiste Marinelli -, non funzionerebbe. Mentre nessuno da Roma si sogna di fare un’ora d’auto per andare a dormire altrove, nelle Marche invece ci si sposta da un paese all’altro facilmente. Qui la legge avrebbe effetti paradossali dal punto di vista alberghiero: gente che va a dormire nel Comune vicino che non ha messo la tassa. Da ex Sindaco lascerei liberi i primi cittadini, ammonendoli però sui rischi che uno spezzatino legislativo causerebbe all’immagine della Regione e alle casse degli operatori”.
“Roma ha oltre venti milioni di presenze che tradotti in tasse fanno la differenza – aggiunge Marinelli -, ma qui, che gettito si potrebbe generare? Ventimila euro all’anno per Comuni come Civitanova? Trentamila? Cosa risolveremmo? Nulla. Bensì avremmo danneggiato il nostro turismo”.
“Piuttosto – conclude – distinguiamoci dalle grandi mete contro le quali saremo sempre perdenti e sfruttiamo la legge positivamente. Usiamo questa occasione per promuovere le Marche e il turismo di qualità”.


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