Le due “fabulae noctis”
di Arcore e Corridonia

La domenica del villaggio

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Villa San Martino di Arcore

di Giancarlo Liuti

Cosa sono le “fabulae noctis”? Nella lingua dei nostri padri sono gli spettacoli, i racconti, i miti della notte. E, per il potere della notte di tutto nascondere e tutto consentire, vi dimora l’abbandonarsi alla trasgressiva inverosimiglianza dei sogni. Occupiamoci allora delle due diverse “fabulae noctis” che ultimamente son salite alla ribalta della cronaca, in un caso, clamoroso, a livello mondiale e nell’altro, più modesto, a livello locale. Diverse, abbiamo detto, ma con alcune singolari affinità. Anzitutto perché c’entrano due ville: Villa San Martino in quel di Arcore e Villa Fermani in quel di Corridonia. Poi perché in entrambe si sono avuti severi interventi di pubblici poteri rappresentati da donne: il magistrato Ilda Boccassini della procura di Milano, che sta indagando su Berlusconi per concussione e istigazione alla prostituzione minorile, e Nelia Calvigioni, sindaco di Corridonia, che all’ultimo momento ha impedito lo svolgersi di un “Murder party” (dal latino passiamo ora all’inglese: “cena con delitto”) ravvisandovi un convegno di satanisti.

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Villa Fermani di Corridonia

Detto delle affinità, veniamo alle differenze. Insomma, un conto è il “vecchio porco” di Arcore, come l’ha definito Maurizio Belpietro, direttore di “Libero”, dicendo di preferirlo a “tanti giovani ipocriti”, e un conto sono i trenta ragazzi di “Fabulae noctis” (questo è per l’appunto il nome della loro associazione) che a fare i satanisti non ci hanno mai neanche pensato e nei loro cosiddetti “giochi di ruolo” usano mettere in scena senz’alcuna ipocrisia oscure vicende nelle quali, in costume spesso medievale e col gusto bizzarro di esplorare angoli bui dell’animo umano, interpretano la parte degli assassini, delle vittime e degli aguzzini. Vero è che nel cortile di Villa Fermani erano state piantate delle croci per significare la presenza di un cimitero, vero è che alcuni cartelli recavano scritte sulfuree o, se vogliamo, infernali. Ma di quella nefasta setta che va sotto il nome di satanismo non c’era nulla e non v’è dubbio che la signora Calvigioni, forse condizionata da malevole voci circolanti in paese e assumendo un atteggiamento di piglio un po’ oscurantista, abbia preso una decisione assai discutibile. Altra differenza: le notti di Villa San Martino erano frequentate da escort più o meno maggiorenni, mentre, al massimo, nella Villa Fermani  potevano starci, parcheggiate, solo escort di età avanzata, intese come auto della Ford.

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I ragazzi dell'Associazione Fabula Noctis

Ma la più importante differenza fra le due ville sta nella qualità del divertimento. In quella di Arcore, infatti, il divertimento era tutto impostato sul godereccio sessuale, sul pecoreccio d’alto bordo, sul binomio “tette e culi” a pagamento e dunque sui piaceri del corpo, mentre nella villa di Corridonia i ragazzi di “Fabulae noctis” intendevano divertirsi praticando i piaceri della finzione scenica, della fantasia, dell’immaginazione e dunque della mente. Meglio loro, se ancora ci è consentito di credere che i voli della mente debbano godere di qualche privilegio sugli istinti del corpo.

E allora, anche se tali “giochi di ruolo” possono suscitare sconcerto in noi benpensanti per le raffigurazioni dell’orrore che ne sono alla base, il provvedimento del sindaco ci appare, come minimo, esagerato. In questa vicenda, semmai, di attribuibile a Satana potrebbe esserci solo una cosa: lo stato di degrado (sporcizia, topi, cataste di legna) in cui, a detta del vicepresidente di “Fabulae noctis”, si trovava la villa prima dell’arrivo di quei pittoreschi e innocui personaggi della finta mostruosità. Decorosamente restaurata da appena un anno, infatti, l’antica Villa Fermani è un gioiello che merita di esser gestito dal Comune con maggiore premura.


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