“Le rotte del narcotraffico”
Il dibattito con Nicola Gratteri
LOTTA CONTRO LA DROGA - Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria è intervenuto all'ITC Gentili di Macerata
di Cristina Grieco
Nel pomeriggio odierno, nei locali dell’aula magna dell’Istituto tecnico commerciale Gentili di Macerata si è svolto un incontro-dibattito finalizzato ad illustrare le nuove frontiere della “questione” droga ed i modi in cui questa realtà sta sempre più assumendo le forme di un vera e propria piaga sociale. Molte le autorità civili e religiose presenti, ma anche studenti accompagnati dai propri insegnanti, a dimostrazione della percezione profonda del problema anche da parte delle istituzioni scolastiche, considerato che, come ha illustrato Gaetano Angeletti dell’associazione la Rondinella: “Non si può rischiare di perdere due generazioni, sarebbe una cosa incivile e immorale, sono i nostri giovani i più vulnerabili a queste pressioni”.
L’incontro si è aperto con le parole di Gianni Giuli del dipartimento delle dipendenze patologiche: “Tre sono i fattori che occorre analizzare per poter combattere questo grave problema, la grande vulnerabilità dei giovani, la sempre maggiore disponibilità di sostanze e la scarsa percezione del rischio ad esse connesso – e ancora – l’operazione di marketing portata avanti dalla malavita è considerevole perché punta, innanzitutto alla capillarizzazione della disponibilità delle sostanze attraverso il microspaccio e all’induzione del convincimento che l’uso di sostanze stupefacenti sia una prassi assolutamente normale”.
La parola è poi passata all’avvocato Giuseppe Bommarito, il quale condivide con lo stesso Angeletti una tragedia personale e devastante, quale la perdita di un figlio per overdose. Da questa enorme sofferenza è nata un associazione denominata: “Nicola oltre il deserto dell’indifferenza”, la quale da un anno è impegnata a promuovere iniziative per perpetrare nel territorio una capillare lotta alla droga che lui stesso ha definito: “Un’arma di distruzione di massa, che incide sui proventi delle organizzazioni criminose per ben il 60% dell’intero fatturato, non esiste un’altra attività lecita o illecita che consente di guadagnare tanto e così in fretta”. Poi ha proseguito puntando il dito contro l’indifferenza che spesso viene dimostrata verso un problema così grave e ha detto: “Si pensa che questo fiume di droga che continua ad arrivare nei nostri territori scorra senza far danni ma non è mai così”.
A questo punto l’intervento del procuratore aggiunto della direzione antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, uno degli uomini più impegnati nella lotta contro la ndrangheta, che ha voluto far conoscere la sua esperienza compendiando il suo sapere in un libro intitolato “La Malapianta”. Dopo aver spiegato con chiarezza e precisione la storia di questa organizzazione mafiosa il perché della sua forza e della sua potenza: “Nessun capo della ndrangheta è mai stato un pentito a differenza di altre associazioni mafiose, si contano circa 50/60 pentiti nella storia della ndrangheta a differenza dei 300/400 di altre associazioni mafiose”, ha poi continuato spiegando le dinamiche con cui oggi la droga arriva fino alle nostre coste accennando al maxi sequestro di 1000 kilogrammi di cocaina avvenuto al Porto di Gioia Tauro. Si è soffermato sul grave problema sulla carenza di uomini, sul fatto che con questi numeri non sarebbe pensabile poter attuare un controllo costante fuori dalle scuole o dentro le discoteche ecco perché ci si rassegna ad agire a monte cercando di prevenire, bloccando, ove possibile, i grossi quantitativi rassegnandosi a non poter agire anche sulle singole dosi vendute al dettaglio: “Cerchiamo di fare il possibile con i mezzi che abbiamo, purtroppo però i nostri sequestri, nonostante i numeri, ammontano forse al 10% delle quantità che realmente arrivano nel nostro paese”. Ha stimato la gravità del problema dicendo: “Il fenomeno è assai diffuso, ci sono professionisti che ricoprono posti di responsabilità che sono abituali fruitori di sostanze stupefacenti”. Le ultime battute sono state dedicate all’organizzazione europea: “Ciò che manca è la collaborazione internazionale ed europea. L’Europa non è assolutamente pronta a gestire un problema del genere, manca una cultura di controllo del territorio, non c’è l’omologazione dei codici e un sistema unitario di sicurezza comune”. Poi una riflessione a voce alta: “Ma io stesso non mi sono mai sentito di insistere su questo punto, l’Europa non ha conoscenza delle proprie realtà criminali, erroneamente si continua a credere che il tasso criminale debba essere calcolato in base alle morti violente di cui si ha notizia, e non ci si rende conto che è esattamente il contrario, dove inizia ad operare un’organizzazione criminale fa in modo che quel segmento diventi una sorta di paradiso dove non accade nulla che possa in qualche modo destare l’attenzione delle autorità e della cittadinanza”.
