La teologia di Massimo Cacciari
apre la stagione lirica dello Sferisterio
L'intervento del filosofo sul tema "A maggior gloria di Dio"
di Alessandra Pierini
Le luci si spengono nell’auditorium San Paolo gremito di gente. L’occhio di bue inquadra il Maestro Pier Luigi Pizzi e Massimo Cacciari, l’atteso ospito dell’apertura della 46ma edizione dello Sferisterio Opera Festival. Nel silenzio assoluto si sente solo la voce del Maestro che, evidentemente già calato nelle vesti di regista dà indicazioni: “Non il buio, non così, luce, come prima” ma i fari ci mettono un po’ a riaccendersi e il saluto è sotto la luce bianca dell’unico riflettore. “Benvenuti allo Sferisterio Opera Festival. Ringrazio l’amico Massimo Cacciari per aver accettato il nostro invito.” Poi è di nuovo silenzio. Chi si attendeva un intervento accattivante e coinvolgente, nello stile di quello col quale Cacciari, tre anni fa, ha inaugurato la stagione dedicata al potere, è rimasto deluso. L’argomento “A maggior gloria di Dio” era di certo molto più complesso e il filosofo, pur preciso, puntuale, lineare nella sua spiegazione è apparso meno ispirato rispetto ad altre occasioni. “Sono qui per una conversazione di tipo teologico- filosofico” ha esordito , per poi entrare subito nel vivo con il riferimento a Sant’Agostino. “La gloria è il manifestarsi di ciò che è bene all’eccesso. Il termine kavod, gloria in ebraico, sta ad indicare una presenza pesante ed è stato tradotto nel greco doxa, un termine più debole che indica l’apparire. Il dilemma è come può il Dio nascosto di cui parla la Bibbia manifestarsi e rappresentarsi.”
A questo punto il discorso si articola nell’affrontare due diverse fasi religiose: l’Antico e il Nuovo Testamento. “Nell’antico testamento Dio si manifesta ma non rivela la sua essenza, la sua gloria non ci è mai visibile. Un’immagine che rappresenta l’idea di gloria è la luce e nella perfetta luce ogni distinzione tende a scomparire e tutto diventa tenebra. Anche Dante, grande cantore della gloria di Dio utilizza la summa luce che fa però risplendere la creatura, non la annichilisce.”
Passa poi a parlare del Nuovo Testamento: “La gloria di Dio subisce una metamorfosi totale e si manifesta pienamente nel figlio di Dio che è gloria del padre, glorifica ed è glorificato. La gloria si manifesta pienamente ma nella morte sulla croce, si rivela nella figura che gli si oppone.” Cacciari conclude risolvendo il massimo dilemma religioso: “ Il problema è come riuscire a vedere la gloria di Dio nel corpo del crocifisso. La risposta teologica è semplice, solo chi crede può vedere nella passione la gloria di Dio, il dramma può essere compreso solo nella fede.”
La fede come soluzione avrà senz’altro soddisfatto il Vescovo Claudio Giuliodori seduto in prima fila, con il Prefetto Vittorio Piscitelli, il Commissario della Provincia di Macerata Sandro Calvosa e il sindaco Romano Carancini ed è sempre nel nome della fede che la stagione si è aperta questa sera, ancora al’Auditorium San Paolo con il Vespro alla Beata Vergine.
(Foto di Guido Picchio)




“meno ispirato”?…beh Cacciari e’ citato spesso tra gli ATEI FAMOSi…che si aspettavano..tre pater,ave,gloria?
Oddio come mi piace la presenza istituzionale del Sindaco in camicietta e golfino.
Una nuova storia nel settore degli abiti da cerimonia, chissà chi è il curatore dell’immagine…..
Sarebbe stato interessante, ma spero possa farsi in futuro ( è già avvenuto in passato, ma non ricordo con esattezza la data), che i relatori avessero lasciato il proprio testo da far confluire in una interessante pubblicazione. Non lo dico solo, ovviamente, per Cacciari, ma per Quirino Principe, Berti e tutti gli altri. Insomma, un bel libello su cui riflettere sucessivamente.
Sicuramente, con quest’imbeccata autorevole, a qualcuno verrà in mente di dar seguito alla cosa con una bella strenna, magari natalizia, affinché rimanga una traccia, se non altro una memoria, di questi felici momenti d’incontro. Noi di Radio Londra, per esempio, abbiamo tutta la bella conversazione di Franco Loi…