Nascimbeni e il caso Sangiustese:
“I dirigenti federali
stanno uccidendo il calcio”

La società ha depositato il ricorso al Coni. La parola all'avvocato

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I dirigenti della Sangiustese hanno depositato ieri pomeriggio (lunedì)  il ricorso per la riammissione in Lega Pro nella sede romana del Coni. Il Tribunale Nazionale dell’Arbitrato dello Sport  si dovrebbe pronunciare entro la fine di questa settimana.

“Ho fatto del mio meglio – spiega l’avvocato Giancarlo Nascimbeni, legale della Sangiustese – , la situazione è molto difficile perché oltre alla fideiussione c’è anche il problema stadio. Ho impugnato tutti gli atti, compresa la delibera che dettava le regole per l’ammissione ai campionato che prevede un rigore a mio avviso esagerato tanto che mai come quest’anno si sono determinate delle autoesclusioni, ovvero società di città molto importanti, cito per tutte Mantova e Rimini, che hanno rinunciato a partecipare al campionato di loro competenza.

Sono stato testimone questi giorni dell’impegno e del sacrificio dei dirigenti della Sangiustese che pur tra mille difficoltà sono riusciti a presentare in Federazione ancor prima del consiglio federale di venerdì scorso, una nuova fideiussione e che per quanto riguarda il campo non hanno possibilità di intervento diretto spettando al Comune l’adeguamento della struttura. Da legale esperto della materia di diritto sportivo per averla affrontata da oltre un trentennio mi sto rendendo conto che non è più possibile svolgere attività calcistica dall’Interregionale in su per le realtà del nostro territorio. Comprendo anche le difficoltà in cui si trova un piccolo Comune come Monte San Giusto a dover affrontare oneri economici per rendere la struttura di una capienza (2500 posti) che si sa già in partenza che non verrà mai sfruttata neppure per la metà. Temo che nei prossimi anni il campionato di serie C se lo giocheranno far loro i dirigenti federali, questa è stata la dissennata politica del professionismo esasperato che i dirigenti hanno imposto alle società di un settore che era particolarmente florido all’epoca del cosiddetto semiprofessionismo. Essi non sono stati capaci di far modificare la legge sul professionismo sportivo in vigore dal 1982 (la famosa legge 91/1981) che nel corso di questi anni con l’invasione delle televisioni che ad ogni ora trasmettono partite di calcio di ogni genere hanno determinato il fallimento non delle singole società ma dell’intero movimento calcistico della ex serie C che un tempo era il serbatoio naturale con i suoi floridi settori giovanili per i club di seria A e serie B. Ricordo che la Maceratese, società che ho ben conosciuto per essere stato suo dirigente per 18 anni, nel periodo in cui me ne sono occupato ha formato ben 14 calciatori per la seria A e la serie B. Pensate che se la Maceratese ritornerà a disputare un campionato della ex serie C, come tutti noi auspichiamo, il suo stadio, che per me è uno dei migliori d’Italia, non sarà omologato per quelle gare alla luce della normativa vigente dettata dal comitato per i criteri infrastrutturali. La cosa che più disturba è che si sono persi i valori dello sport in quanto i risultati conseguiti sul campo vengono stravolti da regolamenti che non si calano nella realtà delle società e delle città di medio-piccola rilevanza.  Necessita una riforma radicale (ma non vorrei che sia già troppo tardi!)  che limiti l’applicazione della legge sul professionismo, a non più di 60 società ripristinando l’antico ed affascinante semiprofessionismo e limitando, almeno nei settori giovanili, il ricorso a calciatori extracomunitari favorendo invece, economicamente, e questo spetterebbe al Coni, quelle società che istituiscono le scuole calcio e il settore giovanile. Ho motivo di ritenere che tutto questo rimarrà un sogno in quanto la politica federale va in direzione diametralmente opposta. La Sangiustese potrà anche essere esclusa dal campionato, e con essa altre 25 squadre, ma non si risolveranno così i problemi del movimento calcistico. Non sarebbe male che ai vertici federali ci sia spazio per ex calciatori, ex arbitri ed ex dirigenti che hanno dedicato tutte le loro migliori risorse al movimento calcistico, dai quali molti hanno di che imparare”.


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