Addio a Benito Lelli,
cognato e “fratello maggiore”
del premio Oscar Dante Ferretti
Con la sua bottega "Cornici Ferretti" era uno dei simboli del centro storico di Macerata
di Maurizio Verdenelli
E’ morto ieri, dopo una breve malattia, Benito Lelli. Aveva 77 anni. Era una delle figure più conosciute del centro cittadino dove a Piaggia della Torre c’è la storica bottega ‘di famiglia’: “Cornici Ferretti”. Della famiglia Ferretti era infatti entrato a far parte sin da molto giovane avendo sposato Mariella. Da quando la sua amatissima moglie l’aveva lasciato qualche anno fa, stroncata dalla stessa malattia che avrebbe poi causato pure la sua fine, Benito aveva perduto alcune delle sue grandi ragioni di vita. Lo diceva in questi mesi al figlio Federico rimasto solo ora alla guida della bottega d’arte, avendo la sorella Renata intrapreso con successo un altro ramo di attività (l’erboristeria) in un negozio ai piedi della stessa Piaggia.
Benito era cordiale e riservatissimo. Grande amico sin dall’infanzia, del suo celebre cognato, il due volte Premio Oscar Dante Ferretti, il genio scenografico di Hollywood attualmente impegnato nell’ultimo film di Martin Scorsese. Era riservato, Benito, eppure con me e cioè con il giornalista che anni fa aveva “rivelato” a Macerata i primi successi (“Il nome della rosa”, soprattutto) di quel figlio emigrato a Roma, Lelli ogni tanto si ‘apriva’.
“Dante rischiò di morire praticamente appena nato. Era finito sotto le travi della casa dei Ferretti distrutta dal bombardamento alleato su Macerata del ’44, e che sarebbe costato una gamba a mio suocero. Dantino, che aveva appena 13 mesi, non si trovava tra i detriti nonostante tutte le nostre ricerche. Tutti ad un certo punto, disperati, pensammo che fosse morto, quando …tra la ciuca…sentimmo un pianto leggero. Era lui, così piccolo da trovare riparo sotto un asse di cemento spezzato”.
Un dramma che Ferretti deve aver interiorizzato per sempre, tanto da indurlo a fuggire alle 5 del mattino dell’11 settembre 2001 da Manhattan (dov’era per firmare nella stessa mattinata un contratto con il regista Anthony Minghella) : 3 ore e mezzo prima dell’attacco alle Torri Gemelle di New York, all’ombra delle quali aveva preso alloggio!
Un giorno, inoltre, Benito sparì nel retrobottega, frugò un po’ tra cornici e legni accatastati per tirare alla fine fuori un quadro rosa che raffigurava linee, case e palazzi in modo avveniristico ed astratto: “Ecco –mi disse, trionfante- questa è un’opera prodotta a quattro mani, da Dante e Valeriano Trubbiani quand’erano studenti insieme all’Accademia di Macerata”.
Era molto affezionato a Dante, Benito. “Quand’era studente…un po’ perdigiorno se ne stava sempre rintanato al cinema. Ogni volta, ed erano tante, era per lui dunque una ricerca di soldi per pagarsi il biglietto. Ed anch’io qualche volta….Nessuno di noi a casa ancora lo sapeva, ma un po’ malvolentieri stavamo investendo sulla formazione di un genio!”.
Allora, al ricordo, accennava ad un sorriso pieno d’orgoglio, Benito: quello stesso che condivideva profondamente con Mariella, la sorella maggiore, quasi una mamma per Dante. Alla quale il fratello, cascasse il mondo, telefonava ogni giorno da qualsiasi parte del globo fosse (non dimenticando mai di mandare i saluti a Benito). Una delle ultime telefonate a Mariella, Dante la fece la sera di quel febbraio 2004, da Hollywood. Aveva ricevuto il suo primo Premio Oscar con “The Aviator” ed erano, lui e la moglie Francesca Lo Schiavo, al centro di tutti gli onori dello star system mondiale. Nel cuore della notte, arrivò lo squillo: “Mariella, sapessi che festa stanno facendo per me, qui! Quanto vorrei che tu fossi con me”.
Mariella Ferretti era a letto, malata. Vicino a lei, come sempre, Benito. Piansero di gioia e commozione per il trionfo di quel bambino salvatosi miracolosamente 60 anni prima da un bombardamento aereo. Dopo qualche settimana Mariella morì. E il sorriso di Benito Lelli non lampeggiò più sul suo volto di uomo buono.
Sentite condoglianze
Mi dispiace tanto. Era un carissimo e simpaticissimo amico. Condoglianze a Renata e Federico.
Ringrazio tutti coloro che in questi giorni ci sono stati vicini.
Federico