L’Università protesta contro i tagli
Il preside Adornato: “Sarò in piazza
per i ricercatori”
di Alessandra Pierini
Anche l’Università di Macerata protesta contro la manovra Tremonti. Il malcontento per il decreto legge Gelmini che, oltre a penalizzare la figura del ricercatore, pone le università italiane di fronte al bivio tra didattica e ricerca, è stato più volte manifestato dai ricercatori. La manovra Tremonti aggrava ulteriormente la situazione dei ricercatori e del pubblico impiego in genere che domani scenderà in piazza a protestare.
Allo sciopero generale della Cgil indetto per domani si prevede una partecipazione forte anche da parte dell’Università di Macerata: i docenti universitari sono tenuti a comunicare per mail o via fax la partecipazione allo sciopero e la conseguente decurtazione dello stipendio. Già questo pomeriggio sono già arrivate all’ufficio preposto 58 comunicazioni, a cui sono tenuti i docenti universitari che avranno tempo fino a domani alle 9,00 di domani mattina per aderire. La partecipazione è stata decisa ieri nel corso dell’assemblea dei ricercatori i quali hanno ribadito la loro compattezza contro il decreto Gelmini e la manovra Tremonti.
Hanno partecipato all’assemblea anche alcuni dei presidi di facoltà, tra questi Francesco Adornato, il preside di Scienze Politiche rieletto proprio ieri: “Penso che didattica e ricerca si possano coniugare ma è vero che i ricercatori sono l’anello più fragile della catena dei docenti. Per quanto riguarda invece lo sciopero generale della Cgil anche io sarò in piazza e ho già inviato la mia adesione perchè credo che in questo momento di crisi che colpisce fortemente il nostro territorio il cui modello produttivo è in discussione, non si può non scendere in piazza. Vista la riduzione delle risorse e del ruolo che in futuro dovrà avere l’Università, la partita si giocherà sui valori immateriali.”
nonostante questo sia il peggior governo mai avuto in Italia, penso che se le università avessero saputo AMMINISTRARE meglio i propri fondi (e non bruciarli per interessi ben lontani dalla cultura)non ci sarebbe stato bisogno di prendere nessun provvedimento e fare nessuna manovra