Dipendenza dal gioco
Una patologia in crescita
Al via il secondo gruppo d'aiuto organizzato dall'Ama
L’Associazione di auto-mutuo-aiuto (Ama) di Macerata organizza, a partire dal 25 maggio, sempre di martedì alle 21, il secondo gruppo di auto-mutuo-aiuto per dipendenti dal gioco d’azzardo, aperto a giocatori e familiari. Il gruppo nasce perché il primo (attivo da due anni e mezzo) ha raggiunto il suo limite massimo di partecipanti e arrivano molte richieste da tutto il territorio della provincia dove il fenomeno della dipendenza da gioco sembra in crescita; gli incontri si terranno nella sede dell’associazione, in viale don Bosco, 14, dietro la piscina comunale di Macerata.
Gli appuntamenti, a cadenza settimanale, saranno guidati da due facilitatori: non si tratta di un gruppo terapeutico, ma di un’occasione, per i partecipanti, di parlare di se stessi e del loro problemi e di trovare solidarietà e condivisione.
“Il precedente gruppo – racconta Mirella Ballesi, presidente dell’associazione – è orami autogestito dagli stessi partecipanti, che hanno quasi tutti smesso di giocare, anche se qualcuno ha avuto delle ‘ricadute’ temporanee. Continuano a vedersi tutte le settimane, sono diventati amici, si chiamano nei momenti di crisi ma organizzano anche delle cene e delle uscite insieme”.
La dipendenza dal gioco non è un problema sociale trascurabile, può portare alla depressione e a tentare il suicidio, senza contare che distrugge le famiglie; quelli che hanno cominciato a frequentare il primo gruppo, due anni e mezzo fa, erano giocatori che avevano accumulato debiti dai 30.000 euro in su, gente che era capace di “bruciare” lo stipendio in un giorno o che aveva sacrificato alla passione del gioco attività commerciali o la liquidazione dei parenti.

Viviamo purtroppo in un Paese incivile dove le pubblicità radiofoniche e televisive ci martellano invitandoci al gioco e promettendo cambi di vita che spesso avvengono al contrario. Sono sicuro che il Paese spende di più per le conseguenze sanitarie della dipendenza di quanto incassa…che schifo!!!
societa’ che cambia quindi nuove patologie emergono….
Purtroppo le tante situazioni di dipendenza dal gioco sono sotto gli occhi di tutti. E come se non bastasse, ad allungare la lista delle varie modalità con cui si manifesta la patologia, ci si sono messi anche i giochi d’azzardo online. E purtroppo anche la semplice scommessa sportiva diventa azzardo nel momento in cui il vizio del gioco si manifesta.
Non potendo circoscrivere e bloccare le manifestazioni di gioco d’azzardo (anche perchè lo Stato ha tutto il guadagno a non fare ciò) possiamo soltanto curare le conseguenze anzichè prevenirle.
Ricordo nello scorso mandato della Provincia, proprio al suo termine, un’iniziativa dell’assessorato alle politiche sociali che verteva proprio sull’analisi del fenomeno e sull’intervento per lo stesso. Purtroppo non è stata riproposta questa attività.
Paradossale inoltre accorgersi di come, nonostante o forse grazie al periodo di crisi economica che stiamo attraversando, le giocate si moltiplicano; ognuno si sente legittimato a sperare che sia “la volta buona”, e magari a riprovarci….
Purtroppo la collettività paga una di quelle esternalità negative che la stessa società produce: sicuramente come dice Roberto, ci rimettiamo tutti di più di quanto (pochi) vincono
Il gioco d’azardo patologico ha avuto un picco con l’arrivo delle new slot (videopoker).
Circa la possibilità di vincita e le funzionalità degli apparati che in nulla assomigliano alle slot dei casinò, ci sarebbe da scrivere un libro e non credo che si possa neanche iniziare a parlarne qui.
Certo è che la patologia da Gioco Compulsivo è una patologia psichiatrica di dipendenza parimentata alla tossicodipendenza ed all’alcolismo ma, a differenza di quest’ultime, viene pubblicizzata dallo stato e non corata (o prevenuta).
Il perchè è subito spiegato, 93.000.000.000 di euro incassati dalle new slot in totale, ben 4,7 miliardi di euro solo nel 2010.
Su questi incassi (di cui una minima parte ricade in vincite, circa il 10%) la fetta maggiore spetta allo stato, una parte sostanziale al gestore ed il restante al proprietario.
Da evidenziare come i gestori (proprietari dei locali dove troviamo le slot, bar, pizzerie, tabaccherie, etc) si siano mobilitato in una sommessa protesta. Purtroppo, nel 2009 (2010 data di pubblicazione) la commissione tributaria ha sentenziato che i proventi in percentuale agli incassi spettanti ai gestori costituiscono introito e quindi sono tassabili. Brutta notizia per i proprietari dei locali che, grazie alle macchinette mangiasoldi (così chiamate dalle vittime) vedevano un incremento “in nero” dei propri guadagni con introiti giornalieri che possono arrivare anche a 800 euro.
Delegare l’impegno alla risoluzione della “peste del 2000” a gruppi di autoaiuto avendo lo stato come agguerrito adescatore e subdolo ammaliatore è un po come risolvere il problema della droga mettendo in prigione gli utilizzatori.
Ciò, tuttavia, è soltanto una mia opinione