Sulla morte di Mattei
l’ombra della mafia
La rivelazione del pentito
La mafia di Gela sarebbe stata coinvolta nel progetto di omicidio del presidente dell’Eni Enrico Mattei, morto nel 1962.
Lo ha rivelato il pentito Antonio La Perna, nel processo per l’assassinio del giornalista palermitano Mauro De Mauro.
Per la scomparsa del cronista de L’Ora è imputato in corte d’Assise a Palermo il boss Totò Riina. Una delle piste dell’accusa ruota attorno alla morte di Mattei.
Il giornalista potrebbe essere stato eliminato per avere scoperto i retroscena dell’omicidio Mattei, su cui faceva ricerche per conto del regista Francesco Rosi. Il pentito dice di essere stato incaricato dal capo della sua famiglia mafiosa di procurare armi e uomini per un delitto commissionato dal boss di Riesi Giuseppe di Cristina.
Inizialmente non gli fu spiegato chi doveva essere la vittima. Successivamente, però, dal capomafia arrivò un contrordine: l’omicidio sarebbe stato affidato ai clan catanesi, più ”adatta” ad utilizzare esplosivo

ma no e ci voleva un pentito dopo 50 anni!! Si sapeva la mafia il braccio…le sette sorelle (multinazionali) la mente!
facile e scontato dopo i molti anni trascorsi risolvere i problemi italiani chiamando in causa la mafia siciliana. Se non ricordo male si è sempre parlato per la morte di Mattei delle famose 7 sorelle. Invito i concittadini maceratesi anche a guardarsi attorno, lì dove abitano e vivono e poi riflettere.
@Munafo. Lei ha dato un ottimo consiglio ma dubito che i maceratesi siano in grado di guardarsi attorno o peggio potrebbero reagire girandosi semplicemente dall`altra parte.
@Marcelli, anche io dubito come lei che i maceratesi vogliono guardare dove vivono
condivido tutto cio’ che il sig.Munafo’ ha scritto,alcuni maceratesi fanno finta di non vedere…poi all’improvviso fanno finta di essere sconvolti.
e pensare che macerata è chiamata la citta’ della pace e di maria,a me,francamente fa ridere….
Non vedo l’eccezionalità della notizia.
L’attentato (o l’abbattimento, come definito da Fanfani nel 1986) era già stato ampiamente scoperto con la confessione del pentito Buscetta che aveva chiaramente dichiarato che “l’incidente di Bascapé è stato un favore reso dalla mafia a qualcuno […] a degli stranieri”.
Da sottolineare anche l’interminabile serie di “coincidenze”, quasi una maledizione per quanti si interessarono al caso Mattei collegandolo con la mafia su mandato delle sette sorelle. Mauro de Mauro per le notizie raccolte e definite sconvolgenti, Carlo Alberto Dalla Chiesa proprio quando aveva ipotizzato la connessione della mafia con l’omicidio mattei a seguito di indagini, Boris Giuliano, anche lui nelle indagini per il caso mattei. Da sottolineare anche come Pier Paolo Pasolini morì poco tempo dopo aver dichiarato di essere rimasto sconvolto dal materiale raccolto per il libro “petrolio”.
Anche da sottolineare come il KGB e gruppi militari allora attivi avessero esplicitamente avvertito Mattei che era in atto un progetto di eliminazione verso la sua persona. Il Kgb, nella persona di Leonid Kolosov, avvertì che erano stati trovati esecutori nella malavita organizzata italiana.
Numerose furono le segnalazioni di attentato imminente, situazione che si sarebbe potuta evitare (forse) solo con l’abbandono della presidenza in favore dell’ex braccio destro Cefis (allontanato per collusione con la CIA del Mattei stesso poco prima).
Quando partì per la Sicilia (secondo la ricorìstruzione) Mattei si congedò dalla moglie confidandole che proprio da li probabilmente non sarebbe più tornato; il giorno dopo, nel viaggio di ritorno, il suo aereo esplose in aria per una bomba innescata dalle luci di atterraggio del suo velivolo.