Celebrata a Treia
la “Giornata del Ricordo”
Testimonianze, contributi filmati e dal vivo per ricordare le tragedie degli esuli e delle foibe
“Ricordare vuol dire rimettere nel cuore”: con queste parole Orazio Zanetti Monterubbianesi, consigliere nazionale dell’Associazione Giuliano-Dalmata, ha sintetizzato il suo pensiero in occasione della “Giornata del ricordo” celebrata a Treia in una sala consiliare stracolma di cittadini e di studenti delle scuole medie. Una mattinata densissima, voluta dall’Assessorato alla cultura dell’Amministrazione Comunale, che si è aperta con un filmato ricco di testimonianze di esuli e dei parenti delle vittime delle foibe, “almeno 10 mila”, ha rimarcato lo storico Gianni Oliva. Impressionanti le immagini dei cadaveri gettati in quei, tristemente noti, inghiottitoi naturali carsici ed i lutti, ancora così drammaticamente attuali, che hanno colpito gran parte delle famiglie italiane di quelle terre. Così anche i ragazzi, all’inizio comprensibilmente irrequieti, hanno seguito con un silenzio carico di rispetto, immagini tragiche, dolorose, terribilmente veritiere. Poi gli interventi: il sindaco di Treia Luigi Santalucia ha voluto rimarcare come “gli eccidi vanno ricordati e condannati da qualsiasi mano siano stati commessi. Il valore da preservare è quello della libertà, per decenni soffocata da regimi totalitari brutali”. Il Professor Massimo Temperini ha posto l’accento sull’unità culturale tra le due sponde dell’Adriatico:”basti pensare, ha detto, che fino a pochi secoli fà quel mare veniva chiamato in maniera univoca Golfo di Venezia ed il simbolo comune, nel quale le popolazioni si riconoscevano, era quello del leone alato di San Marco, portatore di sviluppo e messaggero di pace. Occorre ripensare ad una nuova cultura complessiva dei Balcani per evitare genocidi anche tristemente recenti, vedi quanto è successo in Bosnia o in Kossovo.”. Carica di pathos la relazione di Orazio Zanetti: “c’è una pluridecennale indifferenza da cancellare. Varie motivazioni hanno contribuito a far sì che ciò avvenisse. Di certo le popolazioni italiane istriane e dalmate hanno subito gravissime ingiustizie, l’ultima delle quali perpetrata con il trattato di Osimo nel 1975 firmato dall’allora Ministero degli Esteri Mariano Rumor con il quale, senza battere ciglio, senza avere nulla in cambio, si consegnava definitivamente l’Istria alla Jugoslavia”. Soprattutto gli alunni presenti in Municipio sono stati sensibilizzati verso una cultura comune che si è concretizzata in molteplici opere d’arte che si trovano da una parte e dall’altra dell’Adriatico: ri-costruire un’identità, tra i vari popoli delle due sponde, dopo i tanti tentativi di cancellarla, è il primo decisivo passo verso un futuro di pace duratura.

