Capponi replica a Silenzi:
“Chi mal fa, mal pensa”

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Sulla questione degli incarichi affidati ai Dirigenti della Provincia, il presidente Franco Capponi ribatte alla accuse lanciate dal suo predecessore:

“Le dichiarazioni di Silenzi in merito alla recente assegnazione degli incarichi dirigenziali in Provincia mi fanno dire, parafrasando un noto proverbio, “chi mal fa, mal pensa”.  Tutto ciò che lui attribuisce al provvedimento da me adottato è esattamente quanto fatto dall’ex presidente Silenzi ben due volte, nel 2006 e nel 2008, e che io non ho voluto fare. I suoi intereventi sono ispirati alla logiche che i dirigenti vengono collocati in posizioni di responsabilità a seconda dell’appartenenza politica e non – come invece l’attuale Amministrazione provinciale è convinta che debba essere – per una gestione a vantaggio dei cittadini o del sistema economico. Il metodo adottato da Silenzi negli ultimi cinque anni è stato proprio quello “dell’appartenenza”, senza aver esplicitato alcuna motivazione a giustificare la collocazione di un dirigente ad un dato incarico anziché ad un altro.

L’organizzazione della Provincia a cui l’attuale Giunta guarda non è più quella del “fai da te” del passato, bensì quella delineata dalla riforma Brunetta che introduce nuovi concetti di collaborazione tra l’organo di indirizzo politico e gli organi esecutivi. I dirigenti hanno la responsabilità non solo del loro operato, ma anche di quello del personale alle loro dipendente. L’esaltazione delle “premialità di risultato” rispetto alla indennità di posizione è la questione centrale; ad essa si ispira l’azione della Giunta e ad essa guarda il recente decreto di conferimento degli incarichi ai dirigenti, che è stato preceduto da un iter trasparente. Siamo partiti da una valutazione dei curricula professionali e tenendo conto della preparazione culturale, delle esperienze ed aspirazioni di ognuno, attraverso una sintesi tra competenze acquisite, potenzialità di ciascuno, obiettivi da raggiungere e il gradimento espresso dai singoli, abbiamo individuato per ciascun settore dirigenti in grado di garantire le migliori doti direzionali e di competenza professionale, utili al conseguimento degli obiettivi della Provincia e per l’efficace  risposta funzionale alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Criteri, questi, a cui Silenzi non si è mai ispirato nell’assegnare gli incarichi, per ben due volte, durante il suo mandato, tanto che proprio la sua procedura “fai da te” ha generato un rilevante contenzioso.

I nuovi incarichi conferiti sono in funzione di una migliore organizzazione della Provincia e il decreto di assegnazione è accompagnato da atti di indirizzo, che prevedono – tra l’altro – una modificazione del regolamento e soprattutto la revisione della “graduazione” su due fasce di merito, utilizzata da Silenzi per lo “spoil system” selvaggio praticato in passato.

Che il decreto sia stato adottato oltre i 90 giorni dall’insediamento della nuova Amministrazione provinciale va evidenziato in positivo. Siccome occorre conoscere prima di decidere, se fosse stato tutto deciso subito dopo le elezioni sarebbe stata una scelta avventata e prima di criteri oggettivi di valutazione. Il tempo trascorso, al contrario, è servito ad acquisire i “report” di valutazione degli anni passati, a comprendere i carichi di lavoro, l’organizzazione dei singoli settori, nonché le propensioni e la professionalità dei singoli dirigenti. Tutto questo non sarebbe stato possibile farlo in meno di 90 giorni e comunque la legge sullo spoil system è stata dichiarata incostituzionale.

E’ proprio la proceduta ora seguita – e che Silenzi si era guardato bene dall’adottare a suo tempo – che fa venir meno ogni idea di vantaggio a favore di qualcuno o di svantaggio per altri.

Per il futuro sarà il risultato, più che la posizione, a determinare una differenziazione del trattamento economico dei dirigenti e tale risultato sarà valutato con la massima oggettività da un organo di valutazione esterno. Non è quindi il decreto di conferimento degli incarichi a determinare vantaggi o svantaggi, ma saranno le stesse capacità dei dirigenti e i risultati da loro conseguiti a determinare premialità o penalizzazioni”.


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