Il circolo intercomunale del Prc:
“L’Udc in Regione non può essere
alleata del centrosinistra”
“Il circolo intercomunale del PRC “Tina Modotti” di Caldarola esprime viva preoccupazione circa le ipotesi di allargamento della maggioranza regionale all’UDC.
Ciò infatti avverrebbe a discapito di una azione di governo attenta ai marchigiani ed in forte discontinuità rispetto ai 15 anni di governi di centrosinistra.
Oltretutto rischierebbe di alimentare quella sensazione di trasformismo cui siamo abituati dalle cronache nazionali che non verrebbe giustamente compresa dall’elettorato della sinistra: come si potrà giustificare infatti una alleanza per le regionali quando ad esempio la Provincia di Macerata, ma anche tanti comuni importanti, sono governati tranquillamente dall’UDC insieme al PDL?
Auspichiamo pertanto che Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, Sinistra e Libertà e tutto ciò che si muove a sinistra del PD mostrino più coraggio e riescano a prefigurare una coalizione di Sinistra in grado di valorizzare i territori, salvaguardare i programmi, dare le risposte che i
cittadini attendono (sanità, occupazione, ambiente, giusto per citare alcuni settori strategici).
D’altro canto, riteniamo assolutamente incomprensibile l’atteggiamento disinvolto, del PD e dell’Italia dei Valori, volto ad intavolare un confronto non solo con il partito di Casini, ma anche con forze moderate come l’API (la neonata formazione di Rutelli) o Italia Centro, che raccoglie
transfughi del PDL: a questo punto Ucchielli e Favia potrebbero chiedere anche al PDL di entrare in maggioranza.”
Il Direttivo del Circolo intercomunale di Rifondazione Comunista “Tina Modotti” che comprende i Comuni di Belforte del Chienti, Caldarola, Cessapalombo, Camporotondo e Serrapetrona.
Cari compagni,
scrivete cose giuste, che condivido, ma la partita che si sta giocando in Regione è di una importanza vitale sia per il centrosinistra che – soprattutto – per noi. I nostri dirigenti regionali, se, come sembra, avalleranno l’allargamento della maggioranza, stanno valutando e soppesando bene quali sono i rischi di una “frattura” tra noi e il PD. E’un dato di fatto che il partito di Bersani si trova di fronte ad una serie di scelte rivolte a predisporre, per il futuro, un quadro di alleanze che si in grado di contrastare Berlusconi e le destre. Due sono le possibilità:
1- allargare all’UdC relegando la sinistra ai margini (in molte regioni è così)
2- provare ad allargare all’UdC mantenendo la sinistra all’interno della coalizione (marche e, credo, Liguria)
Dall’esito di questi test dipenderanno le scelte future.
Non voglio commentare questo, dico solo che l’Unione non c’è più, è morta e sepolta. Se avesse vinto Franceschini, questo tentativo di mantenere la sinistra all’interno del centrosinistra non sarebbe nemmeno stato pensato, con Bersani c’è questa possibilità.
Noi, nello specifico, siamo di fronte ad un dilemma esistenziale:
1- accettare l’alleanza con l’UdC
2- rifiutarla ed essere definitivamente estromessi dalla coalizione. Ricordo che, in tal caso, saremmo destinati a scomparire nel giro di pochi anni da tutte le amministrazioni comunali, provinciali e regionali. Oltre che, definitivamente, da ogni eventuale governo.
Sta a noi decidere. Io credo che i nostri dirigenti regionali abbiano scelto la sopravvivenza. Ma – badate bene – non delle nostre forze politiche fini a se stesse ma degli interessi delle classi sociali di cui ci facciamo portatori.
O proviamo a ricucire (anche con l’UdC dentro le nostre coalizioni) o scompariremo definitivamente dalla scena politica nazionale.
Qaunto sostiene Alessando non fa una piega.
Che l’UDC a livello nazionale (e di riflesso a livello Regionale e Comunale) giochi la partita, definita, dei “2 forni” è oramai chiaro e lampante a tutti.
A seconda delle convenzienze, a seconda di chi penserà che potrà vincere, a seconda delle molteplici valutazioni che verranno prese l’UDC in tutta Italia, a queste amministrative, cercherà (in tutti i modi possibili e impossibili, compresi salti tripli all’indietro bendati e con le gambe legate) di salire sul carro del vincitore.
Se penserà che il carro (non importa se del centrosinistra o del centrodestra) risulti vittorioso, al 1 turno, si alleerà subito.
Altrimenti potrebbe anche invocare un equidistanza, al primo turno, per poi aggregarsi al ballottaggio…
Normalmente questa visione politica andrebbe rigettata senza se e senza ma… Se non fosse che in alcune regioni l’UDC (ed il suo elettorato) risultano determinanti per la vittoria o la sconffitta.
Certo è che la coalizione, in cui dentro militano assieme post marxisti-leninisti e post democristiani, è una coalizione che -se fosse propositiva- potrebbe coniugare molti buoni propositi (ma che, se fosse negativa vedasi Governo Prodi, sarebbe litigiosa e confluttuale un giorno si e l’altro pure) e potrebbe risultare un’ancora di salvezza contro l’imbecilità politica imperante (divulgata dalle nostre televisioni) per poter finalmente dare modo al Paese di rimettersi in corsa e di togliersi dalle paludi immobili (ma condizionate dalle veline e dalle escort) in cui questa classe politica, al potere, lo sta miseramente sprofondando.