Gianni Menghi: “Acqua e servizi pubblici:
più privati, più politica”
Da Gianni Menghi, coordinatore comunale del Pdl:
“Il decreto Ronchi sui servizi pubblici locali ha sollevato un dibattito nazionale e locale nel quale si ripropone il vecchio pregiudizio ideologico contro il ruolo dei privati. Da una parte si lanciano allarmi demagogici che vogliono far passare l’idea che l’acqua sia stata privatizzata, mentre invece è sulla gestione del servizio che si interviene tra gradualità ed eccezioni. Dall’altra parte si continua a sostenere una visione culturale che santifica lo Stato e gli Enti locali e demonizza le imprese e l’intrapresa economica.
Nel settore dei servizi pubblici locali servono sia un cambiamento culturale sia riforme di metodo e di struttura che riportino l’attenzione sulla qualità del servizio da fornire ai cittadini e al sistema produttivo. Dal territorio e dalle sue classi dirigenti, dal Nord al Sud passando pure per la nostra provincia, non sempre è emersa una spinta all’innovazione, un po’ per vizio ideologico un po’ per convenienza.
Non ha senso fare argine al mercato o aggrapparsi a tutti i costi alla gestione diretta; occorre restituire alla politica dei partiti e dei sindaci un ruolo forte e autonomo nel guidare i processi, fissare gli indirizzi e garantire gli interessi del popolo, che possono essere minacciati tanto dal “privato” quanto dal “pubblico”, come ci insegna la storia della nostra Repubblica.”

L’acqua non è stata privatizzata, perchè la rete idrica è del Comune, ma la gestione (quindi la saracinesca) può essere privata. Sembra il gioco delle tre carte….e tutti sanno come finisce il gioco delle 3 carte.
Guardi sig. Menghi, il suo intervento mi fa proprio incavolare perchè vuole prenderci per i fondelli. Come sono andate le privatizzazioni in Italia? Telefono, ferrovie etc.. E poi in ogni caso… ma privatizzare la gestione dell’acqua? Che senso ha? Lo sa che in tutti i paesi europei dove questa operazione è stata fatta anni fa stanno ritornando indietro e molte municipalità importanti (tipo Parigi) stanno faticosamente riacquistando la gestione prima ceduta ai privati? Sta cercando di difendere l’indifendibile. Se è iscritto ad un partito che a livello nazionale fa delle scelte “””gravi””” se ne assuma la responsabilità senza pretendere di farci credere che Gesù Crsito è morto di freddo.
Ancora una volta pagheranno i cittadini Consumatori!
Per anni questi ultimi hanno pagato la distribuzione e non certo l’acqua, dono della natura e non commerciabile e pertanto hanno pagato il prelievo e le condotte, che andavano mantenute e cambiate, se necessario. Questa cosa non è avvenuta ed oggi che in gran parte del territorio, specie quello nostrano, la rete idrica è un colabrodo, si grida al miracolo l’intervento del privato.
Dottor Menghi, nessuno è per principio contro l’impresa privata, ma ridistribuire l’acqua richiede una rete efficiente e ci vorranno investimenti notevoli e Le domando chi pagherà tutto questo!
A me pare ovvio i cittadini che hanno già pagato non solo il servizio ujsato ma anche il suo mantenimento!
Dire che passare al privato non cambierà nulla per il consumatore…è la solita barzelletta, che oltretutto non fa ridere!…………………………….
Caro Gianni,
per quanto si tratti di un ossimoro, appare evidente che quello dell’acqua è un problema… scottante…!
Capisco che ti trovi tra l’incudine e il martello. Tuttavia, esiste ancora il buon ufficio del silenzio. Perché sbilanciarti nella difesa di un principio risibile, oltre che lesivo del prioritario diritto pubblico umano, rappresentato dall’acqua?
Con i fin troppi esempi che abbiamo davanti agli occhi – come dicevano gli amici qui sopra – non ti è chiaro che il sofisma della differenza tra produzione e gestione ci condurrà fatalmente al risultato che ci tocca sperimentare tutti i giorni, ad esempio in tema di immondizia?
Sono manzoniano, perdonami: è un mio difetto di fabbrica. E se la rivolta milanese dei “Promessi sposi” nacque dal pane, nemmeno Manzoni avrebbe mai ritenuto possibile che si sarebbe arrivati a toccare anche il bene pubblico supremo che è l’acqua.
E’ una battaglia sui valori: resistere nell’esistere comporta anche questa buona battaglia contro il persistere di fastidiosi andazzi mascherati di filantropia. E questo, oltretutto, con l’agio dell’esempio europeo, dove stanno inserendo la retromarcia su queste questioni.
Altrimenti, si fa la fine del centrosinistra con la Galleria delle Fonti: vantata pubblicamente come un gioiello assoluto di tecnica edilizia (dove piove), mentre da anni esiste addirittura un traforo sotto il Canale della Manica (dove non piove).