Il dietro le quinte
del Celtic Festival

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di Beatrice Cammertoni

ed Eros Mandolesi

Si è conclusa alle prime ore dell’alba di domenica mattina, la settima edizione del Montelago Celtic Festival, che anche quest’anno nel magico scenario dell’Altopiano di Colfiorito, ha fatto il pieno di presenze. Nuova formula per l’iniziativa, che in questo 2009 si è svolta in due giornate ricche di appuntamenti di grande profilo. Ad inaugurare il Festival è stato addirittura il musicista Hevia (nella foto), uno dei volti più noti a livello internazionale per quanto riguarda le sonorità celtiche. Nella serata di venerdì, la cornamusa dell’artista spagnolo, ha ricreato la suggestiva atmosfera tipica del nord della penisola iberica. Ogni nota eseguita dall’artista, infatti, è il frutto non solo di una grande passione per questo genere musicale, ma anche di un’attenta ricerca e di un approfondito studio sulla tradizione delle Asturie e su come lei si sia trasformata grazie alle influenze celtiche. Lo stesso strumento è stato costruito a mano dall’autore del brano “No Man’s Land”. “Oggi ci sono macchine industriali per fare cornamuse irlandesi, ma questa è stata fatta da me in quasi un anno di lavoro. Nasce da un progetto iniziato insieme ad un mio amico informatico e ad un mio allievo esperto in elettronica. Grazie alla nostra perseveranza e alla continua volontà di ricercare sonorità diverse, dopo tanto studio e lavoro siamo riusciti a creare ed elaborare questo tipo di cornamusa con tonalità diverse rispetto a quelle tradizionali.”

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In cantiere, per il musicista anche un nuovo progetto: “La prossima sfida sarà quella di realizzare una cornamusa più piccola, meno ingombrante quindi e più comoda da trasportare anche perché viaggiando molto mi trovo molto spesso a fare i conti con gli addetti alla sicurezza negli aeroporto durante il check in. Inoltre mi impegnerò a realizzare una banda di cornamuse, per ottenere una pluralità di suoni ed una più variegata estensione musicale.” La partecipazione di Hevia al Montelago Festival del 2009 non si è limitata alla sola performance sul palco: L’artista ha infatti contribuito al progetto della Onlus Perigeo, ottenendo la prima tessera di associato per l’evento in fase di organizzazione per l’Etiopia nel 2010. L’obiettivo è infatti quello di avviare anche in terra etiope un festival celtico, nel corso del quale si esibiranno artisti di fama internazionale, puntando l’attenzione sulle problematiche locali e unendo idealmente il popolo di Montelago a quello del corno d’Africa in una grande gara di solidarietà.

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Il presidente della Onlus, Giorgio Marinelli, ci presenta la Perigeo, che da quest’anno è organizzatrice del Montelago festival in collaborazione con Arte Nomade. “L’idea di portare avanti questo tipo di impegno nasce nel 2004 dopo diversi viaggi nei paesi del cosiddetto terzo mondo, ma il progetto vero e proprio si concretizza nel 2007 e nel 2008 è stato approvato con finanziamenti da diversi enti, tra cui Regione, Provincia e i comuni di Civitanova Marche, Ascoli Piceno e alcuni comuni dell’entroterra maceratese. Per ora ci autofinanziamo, Abbiamo richiesto la qualifica ONG (org. non governative) accreditati al ministero degli interni per poter operare in diversi settori con una base finanziaria permanente. Il nostro obiettivo per il 2010 è quello di realizzare un festival celtico in Etiopia dove dar spazio alla socializzazione diretta tra le diverse etnie per abbracciare insieme la via della fratellanza tra i popoli. Unire le diverse popolazioni nella cultura e nel dialogo, questo è il nostro obiettivo primario. Tra l’altro abbiamo aperto una sede Perigeo anche in Etiopia grazie al sostegno di diversi soci etiopi.”

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Una maratona di solidarietà, quella della Onlus, che nell’arco delle due giornate del Festival ha incontrato i visitatori nella tenda allestita a fianco degli altri stands: “Il Popolo di Montelago può aiutarci mantenendosi in contatto con noi e partecipando alle nostre iniziative. Siamo su Facebook e sul sito di Arte Nomade ci sono tutte le informazioni necessarie.”
Esibizioni di grande rilievo anche quest’anno nella serata conclusiva. Ad aprire il lungo concerto che si è protratto fino alle prime luci dell’alba, Vincenzo Zitello, artista che con le sue arpe vanta un curriculum pieno di collaborazioni importanti. “Ho iniziato a suonare quando ero molto giovane e in realtà i miei strumenti musicali sono stati per molto tempo violino e viola perché l’arpa non era ancora così utilizzata e che tra l’altro considerata per sole donne. La mia prima tournèe con Battiato è stata infatti a 15 anni come violista. A 18 anni ho intrapreso lo studio dell’arpa e da quel giorno continuo perché amo i suoni leggeri e poetici che emana e la sua eleganza nel presentarsi. Devo dire che grazie anche al mio ex professore all’istituto d’arte, Michele Sangineto, ad oggi uno dei miei più cari collaboratori, che ha reso possibile l’evolvere di questo strumento musicale apportando dei cambiamenti e delle correzioni nella forma e nello stile tanto per sfruttare fino in fondo tutte le potenzialità musicali che essa ha.”Punta di diamante della rosa degli artisti sul palco di Montelago, il gruppo scozzese dei Dàihm, il primo complesso “real scottish” mai esibito sul palco del festival. Hanno divertito e si sono divertiti: i quattro componenti sono perfino saliti sul palco all’alba per chiudere il concerto con tre brani improvvisati con gli Inis Fail, gli ultimi musicisti in scaletta.

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Tante novità ma anche tante soddisfazioni per l’organizzazione del festival. Michele Serafini, responsabile della logistica e del personale, nonché figlio di Maurizio, che con Luciano Monceri è la vera e propria anima di Montelago, riferisce: “C’è un grande lavoro dietro ai due giorni della manifestazione. È da martedì che abbiamo iniziato a montare il palco e i diversi stand, ma sono ormai 6 mesi che si è messa in moto una vera e propria macchina organizzativa. Quest’anno sembrava certo il ritorno a Montelago ed invece il decreto legge in vigore per la salvaguardia del territorio non ci ha permesso di ritornare nel luogo storico della manifestazione”. Oltre a dare il suo contributo agli eventi di cui è promotore il padre, Michele a sua volta ha un gruppo in cui suona la piva emiliana, e la gaita galiziana. “Sono cresciuto con queste atmosfere, mio padre e Luciano sono  appassionati di musica celtica da moltissimi anni. Ho visto anche il festival di Montelago crescere negli anni. Oggi possiamo dire che è la manifestazione del genere che ha più presenze giornaliere.”

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Diego Giulietti è invece il responsabile dell’accampamento storico: “Ci sono molti gruppi, compagnie e associazioni che quest’anno hanno partecipato all’iniziativa. Arrivano da Ferrara, Roma, Fano, S.Severino Marche, Osimo, S.Elpidio a Mare, Camerino e Fermo. Nel campo tutto rimanda all’alto medioevo: tende, fuochi, cibarie e bevande sono quelle della tradizione. Per quanto mi riguarda, partecipo a Montelago dalla prima edizione e dall’anno scorso Maurizio Serafini mi ha affidato la gestione del campo storico. Ogni anno miglioriamo nell’organizzazione e nella gestione dei giochi da proporre a tutti coloro che si iscrivono all’info point per partecipare agli stages ed ai giochi. Abbiamo anche diverse idee in cantiere per il prossimo anno, tra queste la novità assoluta sarà lo stage di forgiatura, molto probabilmente avremo un esperto mastro armaiolo che con una forgia medioevale spiegherà e insegnerà i principi e le tecniche di battitura del metallo.”

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Già quest’anno, il panorama delle iniziative, tuttavia è stato vastissimo. Stages, animazione per bambini organizzata dalla compagnia della Zandella di Montecassiano, la Celtic Battle, le gare di lancio del tronco e della pietra, si sono susseguite fin dalla mattina di sabato. Grande riscontro, non a caso, si è riscontrato a livello di pubblico. Il popolo di Montelago, accampato per tutto l’altopiano, infatti, è stato anche quest’anno numerosissimo. Manuele Carletti, Mirna Illuminati, Moira Giammaria, Moreno Settembri, hanno partecipato per il terzo anno consecutivo. Per loro è ormai diventato un appuntamento fisso dell’estate. “Ci piace il clima che si respira in questa manifestazione. Siamo arrivati già per il venerdì e ci siamo organizzati alla grande per passare due giorni di divertimento.”


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