No soldi no party
C’è crisi anche nello sport

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di Alessandro Porro

Quella che può essere considerata l’incognita più importante e sicuramente la prima di ogni stagione per le società sportive, è la ricerca di soldi, la raccolta di nuove e vecchie sponsorizzazioni per la definizione del budget sul quale costruire l’annata agonistica.

Lo sforzo fatto dai presidenti spesso deve essere accompagnato dall’aiuto delle amministrazioni comunali con la partecipazione di diversi soggetti di solito riuniti sotto il nomignolo “realtà locali”, ma a volte non basta.

La carenza di basi economiche costringe ad una programmazione contenuta che ha come prima conseguenza un indebolimento del potenziale della prima squadra o il taglio degli investimenti nel settore giovanile.

Spesso le due cose vanno a braccetto, compagne tristi nel tempo di vacche magre.

Le cause principali ovviamente partono dalla crisi economica generale che si abbatte, elevata alla potenza, in un settore come quello sportivo dove il fine di lucro è quasi escluso per legge,  attraversano poi la regolamentazione sulle sponsorizzazioni, qualche anno fa molto più elastica, per arrivare alla scarsa possibilità di programmazione dovuta a questi fattori e a poca lungimiranza.

Quello che in noi desta maggiore preoccupazione, e vorremmo analizzare o condividere, sono i risvolti tecnici e agonistici che questa fondamentale difficoltà propone.

L’impoverimento del potenziale, sembra chiaro, non può essere solo un fatto genetico, i talenti andrebbero coltivati, curati, lavorati nelle loro peculiarità e corretti nei principali difetti.

Il calcio è lo specchio, l’esempio di questa deriva della qualità nel lavoro, della approssimazione nella crescita e strutturazione di atleti che salvo in rari casi possono essere preparati in contesti o squadre attrezzate e qualificate.

Se questo viene riscontrato nel gioco più ricco (il calcio appunto), immaginiamo solamente quali possano essere le acrobazie che sono costretti a fare per una gestione completa i responsabili di società nel baseball, basket, atletica leggera o tennis solo per citarne alcuni.

Il volley nel nostro comprensorio, di certo merito alla Lube, fa eccezione con un suo forte basamento, ma ciò non fa altro che confermare quanto sopra citato; laddove manca continuità e forza l’impoverimento è sicuro.

Non abbiamo la ricetta o il consiglio per fare soldi purtroppo, si vorrebbe però che fosse messo l’accento su alcuni errori che aggravano una situazione drammatica già da se.

Molto si gioca sul concetto di lungo e breve periodo.

Lo sbaglio più comune è quello di catapultare verso l’agonismo sfrenato delle formazioni maggiori, ragazzi che avrebbero bisogno di un ultimo anno di perfezionamento o che non hanno sufficienti basi personali per supportare stress e agonismo dei massimi livelli.

Nel calcio questo avviene addirittura per regolamento.

Il pretesto della politica dei giovani legata ad una proposta massiccia di nuove entrate in prima squadra, spesso maschera la difficoltà economica a causa della quale non si può raggiungere giocatori e tecnici che altrimenti si vorrebbe avere con se.

In caso diverso largo alle nuove leve, se questa scelta è stata preceduta da almeno alcuni anni in cui si è investito nei ragazzi, nelle attrezzature e strutture a loro dedicate, nei tecnici che li hanno formati, nella partecipazione a tornei e competizioni che li hanno fatti crescere dal punto di vista tecnico e caratteriale.

Se mancano le certezze derivanti dai soldi pronti da mettere in spesa, è chiaro però che, difficilmente si investiranno in qualcosa come i settori giovanili che potrebbero, e nello sport il condizionale è d’obbligo, dare i loro frutti dopo diverse stagioni.

Bene e subito, un concetto che si sposa male con il risultato senza un talento straordinario.

Il breve periodo strozza la crescita, la fretta brucia i dotati mutilandoli nel loro completamento e lo spettacolo che ne deriva scade di gusto e qualità.

Mi congedo sintetizzando alcune indicazioni raccolte nelle tante discussioni avute con operatori del settore, qualcuno scottato dall’esperienza negativa, altri ancora ottimisti sognatori con un progetto da sviluppare magari in tempi migliori.

Le contromisure più funzionali nascono dalla possibilità di una programmazione pluriennale, non necessariamente ampia, legata comunque a dei cicli ben definiti di investimento, perciò, priorità va data all’ottimizzazione delle risorse con interventi sulle attrezzature, come nel materiale umano, in modo consapevole, senza farsi trascinare dall’enfasi del momento piuttosto che dallo sconforto del primo ostacolo. La valorizzazione del settore giovanile, unito alla creazione di una rete di interscambio tra società vicine o meglio ancora se di diversa categoria; l’identificazione nella comunità locale e il coinvolgimento delle realtà economiche attraverso un immagine positiva e riconosciuta, possono in seguito creare sinergie che diano spinta a nuove risorse.

Si dovrebbe intervenire soprattutto con le varie federazioni che potrebbero regolamentare riconoscimenti alle società più virtuose e attente ai giovani, nonché, spingere le amministrazioni comunali a costruire e offrire centri sportivi all’altezza delle esigenze, ma questo è un altro problema maceratese che andremo a vedere.

Facile a dirsi… per ora che non abbiamo soldi mettiamoci il cuore.



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