Chapeau Premiata
Una salvezza che vale oro

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tifosi-premiata

di Andrea Verdolini

Altra realtà da esplorare vicino alla nostra provincia è la Premiata Montegranaro (nella foto i suoi magnifici tifosi che hanno spinto in ogni gara l’amata formazione gialloblù) che nel campionato di basket di serie A1 ha fatto la sua onesta figura anche in questa stagione centrando una meritata salvezza nel massimo campionato. Ancora Serie “A” dunque: Montegranaro respira e per il quarto anno consecutivo sarà ancora nel Paradiso di un basket che non riesce proprio a trovar pace e che ha vissuto l’intera stagione con i nervi a fior di pelle. E mentre i legali sono al lavoro, in casa Premiata si festeggia un traguardo sofferto che appariva scontato e che invece, ad un certo punto della stagione stava diventando estremamente problematico. Dura, in poche righe, riassumere una stagione così: partiamo dalla grande illusione Shawn Kemp. The “Reignman” dalle nostre parti, incredibile solo a pensarlo: il dominatore dei tabelloni per tante stagioni nell’NBA che veste la casacca della Sutor. Tutto attorno a lui: i media, la reputazione del nuovo giemme Carmenati, le alchimie tattiche del coach, le attese dei tifosi. Ed invece, appunto, solo un’illusione. Ed allora ricominciare daccapo, ricostruire in pochi giorni, riuscire a strappare un totem come Hunter, dare il benservito al manager fabrianese, ingaggiare un grande competente come Vacirca che ha compiuto miracoli nel mercato con il fardello della pesantissima eredità Zanca. La partenza, sorprendentemente è stata fulminante: 7 vittorie su 10, gli exploit a Milano e Pesaro, Garris e Minard (nella foto) ritrovati a fungere da veri e propri uomini squadra, il secondo posto in classifica dietro all’irraggiungibile Siena, qualche ottimista ad oltranza che comincia a sognare.

minard

Con la stessa velocità è anche arrivato il “ritorno sulla Terra” con i k.o. casalinghi con Teramo e Ferrara, le difficoltà di organico, gli ingaggi di Vasileiadis prima ed Ivanov poi, gli acciacchi vari, la malattia del coach, le trasferte più o meno amare, i crolli inspiegabili, la paura. Vi basta? Ecco perché in una stagione così, salvarsi è come aver vinto un campionato. Ma all’orizzonte ci sono altri problemi. La “triade” dirigenziale comprensibilmente stanca ed in cerca di appoggi, un rapporto non proprio idilliaco con Porto San Giorgio ed il PalaSavelli, un campionato sempre più difficile e caro. Ma, come recita una vecchia canzone “ci penserò domani”…



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