Il Castello di Pitino
tra passato e presente
di Luciano Burzacca
“Pitì bruttu se vede dapertuttu”: è un vecchio detto di S. Severino e dintorni che non rende giustizia a questo luogo della nostra provincia che ospita un antico castello e che ha diversi aspetti ammirevoli. Forse non molto noto per la sua importanza storica, ma ben visibile lungo la valle del Potenza grazie all’imponente collina conica (alta circa 600 m) su cui è situato.
Percorrendo la provinciale 361 che da Macerata porta verso la catena appenninica, subito dopo aver imboccato la discesa per Consalvi, appare il caratteristico rilievo con l’unica torre rimasta dell’antica fortezza, guardiana della valle, innocua e indifferente oggi, ma sicuramente molto vigile al tempo della sua costruzione.
I resti attuali appartengono ad un castello risalente al XIII sec., epoca in cui si svolgevano frequenti lotte tra i comuni circostanti. Pitino era conteso da S.Severino, Tolentino, Camerino, Cingoli: un luogo strategico per il controllo della valle del Potenza e della via che collegava l’Umbria all’Adriatico. Il luogo era abitato anche precedentemente, fin dal Paleolitico, come dimostra il ritrovamento di resti di armi preistoriche. Dall’VIII al VI secolo a. C. ci fu l’insediamento dei Piceni, tra i più importanti dell’entroterra maceratese. Molti reperti, conservati in musei archeologici ad Ancona e S.Severino, tra cui un oggetto coperto d’oro detto “Uovo di Struzzo”, testimoniano l’intensa attività di questa civiltà.
La salita al castello è più lunga di quanto può sembrare dal basso a causa dei tornanti che avvolgono la collina, ma la strada è facilmente percorribile e l’ultimo tratto, non molto largo, è a senso unico. Già salendo, soprattutto se si sceglie l’accesso est dalla provinciale, si può ammirare un ampio panorama che comprende un bel pezzo della valle.
Sulla sommità troviamo un comodo parcheggio e nei pressi l’arco di ingresso del castello. L’arco, alla base di un torrione è restaurato e ancora pressoché intero, ma il torrione e le mura sono praticamente scomparse e i resti coperti da folta vegetazione. Pare che molte pietre siano state usate dalla popolazione vicina per costruire case, in un’epoca in cui non c’era ancora la cultura di conservazione dell’antico e la protezione dei beni strutturali del passato storico. All’interno, in un ampio spiazzo verde, c’è una chiesa e, sulla sommità della collina, la torre a sezione quadrata visibile dalla valle.
La chiesa, risalente al XVIII sec., ha le facciate esterne restaurate recentemente, ma l’interno, non accessibile ai visitatori, è in stato di completo abbandono: se ne deduce che non contiene affreschi o oggetti degni di conservazione. Vicino alla chiesa alcune costruzioni diroccate, assediate, quasi soffocate, da una folta vegetazione. Hanno un loro fascino, e per chi ama i film horror è consigliabile visitare il luogo in una notte di cielo sereno e luna piena: i brividi sono assicurati!
La torre, anch’essa recentemente restaurata, con la sua altezza di 23 m, domina su tutto. Non ha porte, perché l’accesso, ora ostruito, avveniva tramite sotterranei. È in questo punto che si può provare la sensazione di potenza e di dominazione che dovevano possedere i costruttori e abitanti del castello: si ha la valle del Potenza ai propri piedi, lo sguardo si perde all’orizzonte est mentre ad ovest viene sbarrato solo dalla lontana catena appenninica.
Il posto è ameno, non c’è dubbio e l’inquinamento acustico è del tutto assente: si sentono solo i rumori dei visitatori, e in loro assenza si può perfino ascoltare il ronzio degli insetti al lavoro sui fiori. Una fresca e leggera brezza spazza quasi continuamente la zona e ciò rende ancora più piacevole la permanenza: si respira aria pulita!
Luogo ideale per scampagnate estive e pranzi all’aperto. Se poi si dimentica di portare la frutta niente paura: all’inizio dell’estate visciole e ciliegie selvatiche, e a stagione avanzata prugnole e more sono generosamente offerte dalla vegetazione del posto. Frutta fresca, ricca di vitamine e soprattutto senza pesticidi o depositi di smog.
Esiste un’associazione, gli “Amici di Pitino, che cerca di valorizzare il luogo organizzando concerti, commedie all’aperto, mercatini, durante l’estate; l’ambiente si presta bene a questo tipo di attività, tanto da poter ospitare anche alcune sessioni del Festival Blues di S.Severino.


