Le opere di Matteo Ricci
La settima traduzione

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di  Filippo Mignini

Siamo ormai giunti al settimo appuntamento dedicato alla scoperta della figura del gesuita maceratese attraverso la lettura delle sue opere. Anche questa settimana Cronache Maceratesi si concentra sul rapporto epistolare intercorso tra Ricci e il padre Giovanni Battista. La lettera che presentiamo oggi è stata scritta il 10 dicembre 1593 (a distanza di circa un anno dalla lettera pubblicata due settimane fa da questa rubrica) da Shaozhou, città presso la quale Ricci risiedeva dal 26 agosto 1589.

A Giovanni Battista Ricci – Macerata

Shaozhou, 10 dicembre 1593

Padre Molto Honorando.

Pax Xri.

Sono alcuni anni che non ho ricevuto lettera né nuova di casa, o che loro non hanno scritto, o le lettere si son perse nel viaggio; non per questo ho lasciato di tenerne memoria nei miei poveri sacrificii. Se non vi fusse di molto travaglio, mi rallegrerei saper come stanno e se son vivi tutti.

Mi trovo ancora nella Cina assai occupato; con tutto ciò non lascio passar anno alcuno che non vi scriva. Sempre sono stato sano, lodato Dio, benché in quattr’anni mi son morti due compagni, ambidue d’Europa; et al presente sto in questa casa solo con doi fratelli et, se mi considerassi solo con occhi mondani, senza dubbio mi ritroverei molto abbandonato; ma, considerando che il Signore è il nostro adjutorio, mi par che mai fui più felice in mia vita, poiché mi fece il Signore degno di star in tanti pericoli e disagi per suo amore.

Quello che mi aiuta molto a vivere con manco travaglio tra questi gentili, è l’essermi molto dato alle loro lingue e lettere: e così tutti concorrono alla nostra casa e si maravigliano di noi e delle nostre cose tanto diverse dalle loro. Ma quello che più gli fa stupire è che l’anno passato fummo di notte assaltati da’ ladroni e ci ferirno quattro, fra i quali fui io, seben leggermente, in una mano; ma, sendo dalle guardie scoperti e presi sette o otto di loro, noi, in loco di perseguitargli, gli ajutiamo in tutte le audienze e non hanno i migliori procuratori di noi: cosa inaudita al gentile render bene per male, ma propria della legge christiana.

È tanto difficile imparar le loro lettere che per questo non possiamo allargarci; e due volte che avevo sufficientemente instrutto il compagno per andar in altre parti, volle il Signore togliermelo con la morte; e così è necessario aspettar altro compagno. Nostro Signore ci aiuti in cosa di tanta importanza.

Sta medesimamente nella Cina, ma presso al mare, il mio fratello Oliverio, e l’anno passato fui a vederlo e spesso ci scriviamo. Sta sano e ben occupato con più di duecento fanciulli che tiene nella sua scuola. Il p. Giulio Piani sta più lontano, ma ogni anno ci scriviamo, e questo giugno passato ricevei sue lettere e si ritrova bene.

L’occasione che adesso ho di scrivere è tanto repentina, che non mi dà tempo d’esser più lungo, e questi pochi versi li scrissi dopo esser tutti a letto, perché il portatore si parte dimane avanti giorno, e non ho voluto mancare di darvi nuova di me, sapendo quanto gusto vi apporti. Sono costretto a finire.

Mi raccomando alle orazioni di tutti, principalmente di mia madre, fratelli e sorelle che sono ancora vivi; piaccia al Signore che gli possa tutti rivedere in cielo.

Di Sciaoceo fu, a 10 di decembre 1593.

Vostro figlio e servo nel Signore

Matteo Ricci.


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