Crescere e regredire:
i fatti vanno denunciati

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calcio_giovani

di Alessandro Porro

La risposta che ho ricevuto, al commento (leggi qui) sugli scontri nei campetti di calcio, è passata attraverso canali verbali e confronti diretti con chi aveva apprezzato, o ritenuto esagerato, il mio pezzo sul comportamento selvaggio di appassionati genitori che seguono i propri figli a bordo campo.

Avrei preferito girare direttamente delle note scritte all’attenzione di tutti, ma proverò a riassumere e concludere quanto discusso.

Stigmatizzare non basta e troppe volte si è passato sopra.

Questo è il comune filo che lega ogni considerazione sulle liti che hanno avuto come palcoscenico i campetti della provincia maceratese.

La considerazione finale è chiedersi quanto possa servire proteggere i ragazzi durante il loro sviluppo, crescita fisica ed emotiva, dalle delusioni, dalle difficoltà, dalle sconfitte o bocciature, che sono alla base del processo formativo personale.

L’esperienza negativa se non prolungata nel tempo, se non umiliante per il ragazzo, ha un valore pari alla realizzazione di un progetto. Ha la potenza di delineare quello che è un primo limite, una base su cui lavorare per migliorare e crescere attraverso lo stimolo sportivo che deve essere al centro di ogni attività.

Gli alibi che vengono offerti gratuitamente ai giovani con questi incivili comportamenti (mi è stato anche detto che la giustificazione è sovente per il genitore stesso che non accetta un figlio forse meno dotato dei suoi compagni) al primo intoppo sulla luminosa strada del ragazzo, statene certi sarà il suo appiglio per il seguente insuccesso.

Si aggiunga poi il pessimo esempio educativo che si trasmette, lasciando passare il messaggio che una prevaricazione verbalmente offensiva o addirittura fisica possa essere la soluzione ad ogni problema.

Ci siamo chiesti allora cosa fare…. come spezzare questo circolo vizioso che non sembra avere punto di origine

Il sistema e la cultura sportiva avranno mutamenti a lungo termine questo è vero, però, l’indicazione che ho ricevuto è stata che “ognuno il suo” può essere molto.

Le componenti nella loro variegata complessità, dagli educatori ai genitori, dalla federazione ai dirigenti, arrivando fino ai ragazzi devono guardarsi intorno e capire l’essenza del proprio ruolo.

Moderare e controllare, intervenire e non chiudere gli occhi di fronte a scene e fatti come le liti inscenate sui nostri campi, è un dovere di chi si trova a vivere questi eventi.

I tempi e i modi per segnalare, correggere, denunciare o comunque modificare questo assurdo atteggiamento devono essere valutati senza farsi trascinare dal calore degli eventi e dalla violenza delle situazioni, il modo per allontanare e isolare la fonte di disturbo c’è sempre ed ognuno di noi non deve sottrarsi a questo impegno.



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