“Li Pistacoppi”, 30 anni
di tradizioni e folklore


di Eros Mandolesi
A 30 anni dalla nascita, “Li Pistacoppi” di Macerata si raccontano a Cronache Maceratesi attraverso il loro massimo esponente, Sistino Tamagnini, 47 anni, da 10 anni Presidente dell’Associazione e dal 2006 consigliere della sezione CIOFF Italia, con delega alla tesoreria.
Innanzitutto Presidente, cos’è il CIOFF?
“La sigla sta per Conseil Internetional des Organisations de Festival de Folklore et d’Arts Traditio Innels. Istituito nel 1970 a Confolens in Francia, presente oggi in più di 90 paesi sparsi in tutto il mondo, collabora attivamente con l’UNESCO per favorire la cultura della pace, della non violenza, della solidarietà e dell’amicizia tra i popoli, accrescendo lo scambio di conoscenze e di esperienze tra culture diverse con manifestazioni culturali, artistiche e folkloristiche di rilevanza internazionale. Ogni paese ha una sezione Nazionale, che in Italia è stata fondata nel 1987 a Latina. È attualmente costituita da 23 Festival membri ed è una Associazione privata, non governativa, apolitica ed apartitica, a carattere volontaristico con durata illimitata nel tempo e senza scopo di lucro. Dal 2006 questa organizzazione ci ha riconosciuto i requisiti necessari per entrare a far parte di questo organo”.
Come nasce l’idea di fondare questo gruppo folkloristico?
“L’idea nasce nel 1979, con lo scopo di mantenere vive la cultura e le tradizioni popolari maceratesi e marchigiane. Ad avere questa idea, fu Tiziana Orizzi la quale apparteneva al gruppo folkloristico Urbanitas di Apiro. Trasferitasi a Macerata, volle provare ad organizzare un piccolo spettacolo all’oratorio di San Francesco, in occasione del carnevale. Nasce quindi il “Gruppo Folkloristico Dialettale Maceratase”. In realtà, lo spazio dedicato alla musica e al ballo, era confinato nelle pause tra il primo e il secondo tempo di ogni commedia. Pian piano però, quei pochi minuti che animavano l’intervallo, sono diventati dei veri e propri spettacoli, ed abbiamo accantonato l’opera teatrale per dare spazio al folklore. Nasce così “Li Pistacoppi”, che dal 2000, hanno piantato la loro sede a Collevario”.
Come mai il nome Pistacoppi?
“Pistacoppi è il modo scherzoso con il quale vengono chiamati i piccioni di Macerata, croce e delizia del paese e che contraddistingue, per analogia, gli stessi abitanti maceratesi. Con un sondaggio tra i soci, abbiamo quindi deciso di appropriarci di questo nome per identificarci e rispecchiarci nella città, valorizzandone gli usi e i costumi del nostro territorio”.
Da quanti membri si compone il gruppo?
“Attualmente siamo circa 75 soci, divisi tra ballerini, musicisti e collaboratori ma la cosa che più ci gratifica, è che per l’80% sono giovani che vanno dai 10/15 anni in su. Poi ci sono naturalmente le vergare e gli ever green che nonostante la loro età continuano a ballare, suonare e strimpellare come nei migliori anni. È davvero bello unire nella musica più generazioni tenendo in vita i valori che per tanti anni, hanno caratterizzato e colorato la società contadina di un tempo, di cui oggi spesso ci dimentichiamo, ma che sono patrimonio della nostra terra e del nostro paese”.
Quali sono gli strumenti con cui fate risuonare i vecchi canti popolari?
“Lo strumento per eccellenza del folclore è naturalmente l’organetto. Costruito nel 1863, è indubbiamente lo strumento che più appartiene alla tradizione orale. L’organetto ha permesso l’acquisizione non solo di un repertorio tradizionale folklorico ma anche cittadino: polka, mazurka e valzer che in quegli anni e per tanti altri ancora, hanno animato ed accompagnato nei paesi, grandi feste in occasione di nozze, fidanzamenti, sagre ecc. Poi c’è il cembalo, le castagnette, la fisarmonica, il triangolo, il cerchio di botte e la grasciola. Che è uno strumento il cui suono viene prodotto da una lamella di legno che batte su una ruota dentata, messa in moto roteando il corpo dello strumento mediante il manico”.
I costumi invece, dove li prendete?
“I costumi sono frutto di una accurata ricerca, da parte della nostra costumista e mia principale collaboratrice, Gabriella Ferretti, su quello che era l’abito popolare di un tempo. In particolare, abbiamo ripreso gli indumenti maschili e femminili delle cerimonie nuziali dell’epoca. Fare dei costumi del genere, è un lavoro piuttosto lungo, che richiede dei mesi e viene poi finalizzato per opera di una sarta. Considerate che ogni abito femminile arriva a costare intorno le 2.500 €; un po’ meno quello maschile, perché si compone di meno tessuti e di una rifinitura più semplice”.
Quali sono gli appuntamenti più importanti che presentate in città?
“Il festival Internazionale del Folclore che va dal 16 al 25 agosto di ogni anno, è sicuramente il nostro fiore all’occhiello. Dal 1993 infatti, portiamo avanti questa iniziativa, con lo scopo di favorire scambi culturali tra giovani di cultura diversa. Iniziammo in piazza Vittorio Veneto con un gruppo polacco. Col gli anni siamo passati poi a piazza della Libertà e da 4 anni, abbiamo raccolto l’invito del comune di fare lo spettacolo allo Sferisterio. È sempre una grande emozione esibirsi su quel palco”.
Durante l’anno scolastico, fate anche attività didattica nelle scuole…
“Bhè, in queste occasioni proponiamo dei progetti che possono essere annuali o periodici in cui avviciniamo e sensibilizziamo i ragazzi alla nostra attività. insegniamo loro cos’è il folklore, come ci si comporta in scena, quali sono gli strumenti da utilizzare, i modi con cui vanno utilizzati e così via. Senza dimenticare mai i cenni storici di ogni ballo, musica o strumento”.
Quest’anno festeggiate 30 anni dalla vostra fondazione, come avete in mente di farlo?
“Per noi è un traguardo importante, che ci onora di tante esperienze nazionali ed internazionali fatte nel corso di questi anni e proprio in questi giorni stiamo programmando cosa fare per festeggiare al meglio queste 30 candeline”.
Nelle foto: “Li Pistacoppi” in Portogallo e il presidente Sistino Tamagnini.