Ramadori sul ruolo delle Province:
“Abolirle sarebbe antidemocratico”

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Domani (venerdì 30 gennaio) i Consigli provinciali di tutta Italia si riuniscono contemporaneamente per un dibattito ed un confronto sui temi del riordino e della semplificazione della pubblica amministrazione. Il Consiglio provinciale di Macerata è stato convocato alle ore 14 dal presidente Silvano Ramadori (nella foto), il quale – anche nella qualità di componente della Consulta nazionale Upi –  con la nota che segue spiega i motivi di tale “mobilitazione”.

L’iniziativa in programma domani in tutta Italia è’ stata chiamata “giornata di mobilitazione delle Province”, ma ritengo sia di fatto una giornata di sensibilizzazione di tutti, amministratori pubblici e cittadini, interessati ad un radicale riordino istituzionale che consenta di semplificare la pubblica amministrazione.

E’ ora di dire basta nel dare alle Province la colpa di tutti i costi della pubblica amministrazione. Non è assolutamente così e domani nella seduta straordinaria del Consiglio provinciale che ho convocato d’intesa con l’Upi nazionale, lo ribadiremo con forza. Infatti, secondo le ultime rilevazioni delle spesa pubblica, risulta che Stato e Regioni hanno un trend tendenziale in aumento, mentre quelle delle Province e dei Comuni sono in contrazione.

Chi chiede l’abolizione delle Province rivolge innanzitutto un “attacco alla democrazia”, poiché tutta la società civile italiana è organizzata a livello provinciale e verrebbe meno l’unico ente che sul territorio provinciale ha la legittimazione democratica e la capacità di rappresentanza generale dei diversi interessi organizzati.

La verità è che  la campagna denigratoria contro le Province e, in generale, contro le istituzioni territoriali che costituiscono il presidio pluralistico e democratico dell’articolazione della nostra  Repubblica, deriva dalla volontà di conservare gli assetti di potere esistenti: si vuole il ritorno al centralismo a scapito dell’autonomia e della responsabilità delle diverse istituzioni territoriali più vicine ai bisogni delle gente e per questo in grado di intervenire con maggiore incisività nei servizi.

Per realizzare risparmi nella spesa pubblica è essenziale un riordino generale del sistema amministrativo facendo sì che ogni livello di governo sia disponibile a concentrarsi sulle funzioni che rientrano nella specifica missione istituzionale. Ciò che bisogna evitare sono le “invadenze” nel ruolo degli altri livelli di governo. Nell’ordine del giorno che discuteremo in Consiglio, si chiede una ridefinizione chiara del ruolo delle Province, nelle funzioni di governo del territorio, di programmazione e di pianificazione territoriale. Si tratta di compiti che non possono essere svolti adeguatamente a livello comunale. Inoltre chiediamo che siano ricondotte in modo organico in capo alle Province le funzioni di governo di area vasta di diversi organismi ed enti intermedi (ad es. ATO acque e rifiuti, Consorzi, agenzie, ed altri enti strumentali, o uffici delle Regioni decentrati a livello provinciale). Un esempio di “buon governo” per tutti: Nei primi anni Duemila le strade gestite dall’Anas avevano un costo di 15 milioni di lire al chilometro/annuo. Le stesse strade, ora trasferite di competenza alle Regioni e da queste alle Province, sono state gestite negli anni successivi con un onere inferiore alla metà. Ciò dimostra che i servizi gestiti localmente risultano generalmente più economici.

In Italia c’è bisogno di dare certezza agli assetti istituzionali attraverso una profonda e seria opera di razionalizzazione delle istituzioni che semplifichi effettivamente la pubblica amministrazione e fornisca un quadro di riferimento stabile, snello, moderno ed efficiente della Repubblica, valorizzando i soggetti che la Costituzione repubblicana ha fissato, cioè Comuni, Province,  Regioni e Stato, ognuno con compiti ben delineati e senza sovrapposizioni. Grave è l’orientamento in atto da alcuni anni per la istituzione di nuove Province, che troppo spesso vede costituirsi Province  troppo limitate sia per popolazione che per territorio. Un assetto istituzionale chiaro e stabile per i cittadini e le imprese è la premessa essenziale per porre le condizioni di una ripresa della fiducia e degli investimenti nei nostri territori, a partire dalla consapevolezza che non vi può essere crescita senza un grande patto tra il Governo e le comunità locali che valorizzi il ruolo delle istituzioni più vicine ai cittadini e la sussidiarietà tra soggetti pubblici e soggetti privati.

Silvano Ramadori


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