Il primario Marco Esposito
dall’eccellenza dell’ospedale da campo
al potenziamento del Pronto Soccorso
di Macerata

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di Benedetta Lombo

Un’eccellenza, è l’ospedale da campo della regione Marche installato proprio alle spalle del San Salvatore a L’Aquila. Una struttura mobile in cui, dopo appena 23 ore dalla violenta scossa dello scorso 6 aprile, era pronto tutto l’essenziale per assorbire i pazienti che l’ospedale inagibile non riusciva ad evacuare in altre sedi.

Attualmente i ricoverati sono una quarantina,
sistemati nelle diverse tende da campo gestite insieme ai sanitari abruzzesi, tra cui quelle di degenza, pediatria, neonatologia e ginecologia. Nella struttura afferiscono anche diabetici e pazienti oncologici, mentre per i dializzati sono garantiti 15 lettini. Ieri, a quasi una settimana di distanza dal tragico terremoto, siamo andati nella tendopoli che accoglie l’ospedale mobile e abbiamo parlato con il direttore, Marco Esposito, nonché presidente dell’Associazione regionale emergenza sanitaria e sociale. “Come associazione di volontariato, l’Ares prepara il personale sanitario a intervenire in situazioni di catastrofe – ha spiegato Esposito – siamo intervenuti in diverse situazioni anche a livello internazionale: in Thailandia, Pakistan, Indonesia e ai funerali del Papa. Il  nostro obiettivo è di partire in tempi molto rapidi con personale formato. Per far questo si lavora tanto in tempo di pace. Qui a L’Aquila abbiamo già utilizzato un primo turno con 36 sanitari dell’Ares, adesso ce ne sono 30, martedì ne arriveranno altri 30, si tratta di personale misto: medici, infermieri, psicologi, tecnici di radiologia, farmacisti. Adesso il nostro obiettivo è di portare sempre prima e sempre di più personale aquilano che possa ricominciare a lavorare e a dare una risposta alla gente del posto”. E tutto questo è il risultato di una collaborazione che investe tanti, dalle istituzioni al volontariato, dalla Protezione civile alle associazioni come l’Anpas, Croce rossa, Vigili del fuoco ecc, ma anche elettricisti, idraulici e tecnici.

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Esposito, che è anche direttore del Pronto soccorso di Macerata da maggio scorso, non si è limitato a illustrarci la situazione nella tendopoli aquilana, ma ha anche spiegato i i progetti che renderanno il Pronto soccorso di Macerata, una struttura di riferimento per tutti i cittadini. “Lavorare con una Ferrari vuol dire poter sperimentare dei sistemi che possono essere utilizzati nelle utilitarie. Lavorare in medicina delle catastrofi, sempre alla ricerca dell’essenzialità, ci aiuta a lavorare all’interno dell’ospedale. Il Pronto soccorso è un ambiente estremamente difficile perché è un punto di riferimento per tutte le urgenze, ma è anche una rete di collegamento con tutto l’ospedale. Spesso ci sono dei percorsi che possono essere migliorati: atteggiamenti che hanno più di storico che di logico, rivedere tutto il servizio informatico, cambiare atteggiamenti, rivedere tutte queste cose insomma, con un direttore generale che ci aiuta molto, è possibile. È necessario studiare dei percorsi che ci permettono di essere punto di riferimento per i pazienti che hanno problematiche urgenti e che siano ben studiati in modo che in modo essenziale, con scarsa fatica si ottiene il risultato”.

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Parola d’ordine ottimizzare. “Togliamo tutto ciò che non è utile, che fa perdere tempo e non serve. Tutti quelli che lavorano a Macerata, lavorano tantissimo, ci sono delle persone secondo me molto valide, per cui l’obiettivo è: ridurre i tempi, far percepire alla gente che le cose funzionano meglio lavorando di meno. Secondo me si può fare. Attraverso dei cambiamenti che abbiamo approntato siamo riusciti a ridurre del 40% i tempi di attesa, abbiamo ancora dei margini di miglioramento. Io vorrei che Macerata diventasse il punto di riferimento dove la gente dice: «ho un bisogno acuto e lì sono a mia disposizione». Invece quando c’è molto caos, molta fatica, dove gli operatori sono tanto stressati da questa situazione, anche l’operatore si sclerotizza nei confronti dell’utente”.

“Nel triage di Macerata – ha aggiunto Esposito – c’è una feritoia che divide l’infermiere dalle persone. Per me l’infermiere deve stare in mezzo alla gente, dev’esserci un bancone aperto dove la gente chiede informazioni, sa che lui è lì e si sente rassicurato. Deve cambiare la mentalità. È vero che ci sono infermieri aggrediti da persone violente, ma secondo me la persona violenta se inquadrata e rassicurata, perde la sua potenzialità di ‘distruttore del Pronto soccorso’. A me Macerata piace molto, perché ha queste potenzialità. È un impegno bello, che mi piace”.

Ma intanto a L’Aquila, ad affiancare Esposito nelle prestazioni sanitarie ci sono anche numerosi volontari maceratesi, come il giovane medico fanese, Tania Ordonselli, Alessandra D’Alessandro, Francesco Ricci (tutti in servizio al Pronto soccorso di Macerata) e Maila Cardinali (in servizio a Tolentino). Sono loro a raccontarci cosa accade ogni giorno all’interno delle tende ospedaliere. “Da giovedì a ieri (domenica, ndr), ci sono state due emergenze gravi”, ha spiegato Cardinali. Ma la maggior parte dei pazienti presenta grandi problemi di tipo psicologico. “La situazione  si sta stabilizzando – hanno aggiunto D’Alessandro e Ricci – si esasperano tutte le patologie legate allo stress, come la perdita d’identità”. E proprio Alessandra D’Alessandro e Francesco Ricci, che anche nella domenica di Pasqua insieme a tutti i volontari hanno proseguito incessantemente nel proprio lavoro, hanno spiegato con soddisfazione come è nato l’incontro con l’Ares: “Sono stati il primario del 118, Zamponi, e il primario del Pronto soccorso, Esposito, a spingerci a fare questo tipo di esperienza”. Un’esperienza di cui vanno fieri e lodevole come quelle di tutti i volontari in servizio in questa terribile tragedia.

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