L’importanza del voto
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di Mauro Montali
Sono 36.264 i maceratesi chiamati alle urne, domenica e lunedì, per il rinnovo del Consiglio comunale. I seggi (44 dislocati nelle scuole cittadine compreso quello speciale presso l’ospedale di Macerata) saranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì.
Dunque si vota. Finalmente si vota, verrebbe da dire, al termine di una campagna elettorale che tra proclami, annunci, primarie di coalizione a doppio turno di ballottaggio si trascina ormai da circa sei mesi.
Cosa attendersi dal nuovo consiglio comunale e, soprattutto, cosa chiedere?
Il periodo di “silenzio elettorale” non ci consente di esprimere preferenze, naturalmente, ma crediamo necessario sottolineare alcune vere e proprie “emergenze” cittadine.
Macerata ha bisogno di un rinnovo della sua classe dirigente: è un percorso lungo, che non si improvvisa, ne siamo consapevoli, ma un buon inizio sarebbe quello di constatare che la città è in grado di individuare e premiare quei giovani che sono in grado di offrire entusiasmo, passione e capacità. Ve ne sono, a parere di chi scrive, ben distribuiti tra donne ed uomini come deve essere.
Da questo punto di vista che i “dinosauri” delle passate amministrazioni non siano candidati è un bene e va dato atto a chi non si è ricandidato di aver fatto la scelta giusta, favorendo, più o meno consapevolmente, il ricambio: pensiamo ai Ciaffi, ai Pambianchi, ai Conti (Giulio), per certi aspetti allo stesso Meschini che ha fatto sapere di intravedere (o sperare) per il suo futuro un ruolo più tecnico. C’è da sperare che mantengano questa linea.
La necessità – che c’è – di garantire comunque la continuità per le cose ben fatte e la trasmissione dell’esperienza (oltre che l’insegnamento di cos’è davvero la buona politica) può comunque essere soddisfatta: vi sono candidature di quaranta/cinquantenni che hanno già fatto positive esperienze amministrative e che sono in condizione, per capacità, passione e disinteresse, di essere una buona scuola per i giovani, se la città sarà capace di individuarle.
Cosa manca, allora, per immaginare un consiglio comunale che sia capace di distinguersi da quello degli ultimi cinque anni, obiettivamente non dei migliori?
Probabilmente è necessaria una scelta chiara da parte degli elettori, una scelta comunque che getti la palla in avanti. E, nelle Marche, il percorso sembra segnato in una sola direzione a livello regionale. Si tratta di vedere quindi anche le ricadute a livello locale, fermo restando che non sembra vi siano possibilità diverse rispetto a quelle, per così dire, “canoniche”, sottolineando comunque l’importanza di avere la presenza delle civiche in Consiglio comunale. E in ogni caso i pronostici si possono anche ribaltare.
L’augurio è che comunque, inizi per Macerata una fase nuova, meno contemplativa dell’esistente (per quanto tutto sommato di soddisfazione, come ci dicono le classifiche) e più proiettata verso il futuro: un futuro che, malgrè nous, ci investirà a prescindere da ogni altra considerazione.
L’esercito dei 557 candidati è comunque un buon segnale: la democrazia è presente a Macerata e di ciò dobbiamo prendere atto con soddisfazione.
Buon voto a tutti. Ma, attenzione, alle urne bisogna andarci. L’astensionismo sarebbe il male peggiore.
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Carissimo Mauro,
ti ringrazio per la (non?) indicazione del candidato sindaco da votare. Hai qualche suggerimento anche per il consigliere?
Poi, precisando: Pambianchi non si presenta alle elezioni da diverse tornate. Alcuni costruttori, poi, non si sono presentati mai… eppure…
E comunque sono d’accordo: l’astensionismo rischia di essere il partito maggiore. Li avremo stancati anche noi, con tutte le nostre ciacole?
Un abbraccio.