I migliori vini marchigiani in vetrina a Civitanova


Chiusura con “i gomiti alzati” al primo Civitanova wine festival nella giornata di ieri. Infatti molti appassionati ed estimatori hanno trovato sui banchi allestiti all’ente Fiera il meglio della produzione vinicola delle Marche e hanno potuto ascoltare le rubriche culturali sul vino che esperti del calibro di Carlo Cambi e di enologi come Giancarlo Soverchia e Giovanni Basso hanno tenuto tra una libagione e l’altra. Non si deve nascondere il fatto che tutti hanno degustato con vero piacere le migliori etichette marchigiane, alternandole con l’assaggio di piatti e pietanze tipiche locali. Oltre al sindaco Massimo Mobili, all’assessore a Turismo Sergio Marzetti e tanti civitanovesi, i visitatori sono giunti da vari angoli d’Italia; dall’Abruzzo, per degustare la verticale del Verdicchio dei Castelli di Jesi, dal Molise e perfino dalla Toscana. Anche oggi si è avuta un’altra verticale, tra l’altro attesa con estremo interesse dagli esperti. Si trattava dell’assaggio di ben quattro annate, 1991, 1997, 2001, 2003, del “Terre dei Goti”, la Lacrima di Morro D’Alba, della storica cantina Stefano Mancinelli. “La verticale – ci dice Mancinelli – è un’esclusiva del festival, mai fino ad ora si erano assaggiate infatti diverse annate di vino fuori dalle cantine, e di così lungo periodo”. Assaporare in sequenza le annate della Lacrima di Morro D’Alba ha lasciato molti appassionati piacevolmente sorpresi, in virtù dei sapori e degli odori sprigionati da un vino che richiama altri tempi e altri luoghi. In una città di mare e con un tempo invernale, la positiva risposta del pubblico ha invece piacevolmente sorpreso gli organizzatori; Sergio Cintioli, per l’associazione Enogastronomia.it ha espresso la sua soddisfazione affermando che la qualità dei vini ha permesso di attirare molta più attenzione di quanto si potesse ipotizzare, e che si è gettata una buona base di partenza per progetti futuri.
Entrando nel dettaglio, occorre ricordare che la prima rubrica interessante si è svolta nella mattinata, quando Cambi ha messo a confronto i bianchi più pregiati della regione; le conclusioni cui il giornalista è giunto circa la fortuna che da un punto di vista strettamente commerciale arride a uno di essi, cioè la “Passerina”, sarebbero da ricondurre quasi esclusivamente alla maggiore spendibilità del suo particolare e ammiccante nome, rispetto a quanto può attrarre invece con il suo storico nome, il maceratino. Nella seconda rubrica, nel pomeriggio, l’enologo Soverchia ha invece discusso a lungo, seguito da un uditorio particolarmente attento, sui vini rosati, ripercorrendone i cambiamenti nel corso degli anni e fornendo alcune interpretazioni sulla fruibilità di questo vino così particolare. Infine, la terza rubrica curata dall’enologo Giovanni Basso e dal presidente del Consorzio Colli Maceratesi Sergio Sgarbi ha trattato di un nuovo vino da scoprire, il Colli Maceratesi D.o.c. e del suo peculiare vitigno, il Maceratino che, come tra l’altro ha ricordato Cambi “è un vino dalle buone possibilità, molto delicato, ma poco conosciuto”. Eppure, era uno dei vini preferiti da molti pontefici, tra cui Papa Sisto V. (FOTO VIVES)




