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Massimo Fileni e il maxi pollaio: “La nostra azienda non inquina”

Il titolare della Fileni respinge le accuse sul progetto dell'impianto per l'allevamento di polli che attende l'autorizzazione del Comune di Cingoli
sabato 5 novembre 2011 - Ore 17:08 - caricamento letture
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Il titolare dell'azienda Massimo Fileni

di Alessandra Pierini

Il progetto del maxi pollaio  che l’azienda Fileni di Cingoli vorrebbe realizzare a San Vittore in contrada Rangone attende la necessaria autorizzazione che dovrà essere rilasciata dal Comune di Cingoli intanto però la città si è spaccata e l’impianto fa molto discutere. In particolare i componenti del comitato “Salviamo Cingoli” non soddisfatti da quanto è stato detto nell’assemblea pubblica, convocata proprio dall’azienda produttrice di polli, nel teatro Farnese di Cingoli, continuano a porre delle domande ai responsabili dell’azienda attraverso le pagine di Cronache Maceratesi (leggi l’articolo).
Dal canto suo, la Fileni non si tira indietro. Massimo Fileni, titolare dell’azienda che produce polli, ha le idee ben chiare su obiettivi, esigenze e potenzialità dell’azienda e non si sottrae al confronto. «Su due punti – precisa-  insistiamo con forza. Il primo è che noi non inquiniamo e il secondo è che siamo aperti al dialogo. Tutti sanno dove siamo, tutti possono venire e chiedere chiarimenti o delucidazioni attraverso un confronto  civile e diretto».

Cosa vuol dire che non inquinate?

«Innanzitutto dobbiamo distinguere tra inquinamento globale che è quello che va ad incidere sull’effetto serra, sul consumo di acqua e di territorio e inquinamento locale. Per quanto riguarda il globale, abbiamo fatto uno studio LCA ( strumento utilizzato per valutare il potenziale impatto ambientale di un prodotto, di un processo o di un’attività durante tutto il suo ciclo di vita, tramite la quantificazione dell’utilizzo delle risorse e delle emissioni nell’ambiente ndr) e abbiamo una serie di credenziali a nostro favore. Siamo poi tra i produttori di carni bianche biologiche e abbiamo investito negli impianti fotovoltaici e di cogenerazione. Per quanto riguarda l’inquinamento locale, rispettiamo tutti i limiti previsti dalla legge, anzi i nostri valori sono molto al di sotto delle soglie di pericolosità previste. Per gli odori, ad esempio, applichiamo tecnologie e accorgimenti che ci permettono di catturare le polveri e abbattere gli odori che già a 50 metri dall’impianto non si sentono più».

Nel vostro progetto avete previsto 7 capannoni di 120 metri di lunghezza per 16 di larghezza.  Quale sarà l’impatto sull’ambiente e sul paesaggio?

«Strutture come queste ci sono sempre state nelle nostre campagne. E’ difficile viaggiare nella nostra provincia senza incontrare ogni pochi chilometri un impianto di natura agricola che sta lì da almeno 50 anni. Siamo parte del territorio e non una scoria come qualcuno vorrebbe farci sembrare. I nostri capannoni, tra l’altro, sono facilmente schermabili e sorgeranno in una zona in cui sarà impossibile vederli dalla vicina strada ».

Quanti sono i vostri dipendenti?

«Abbiamo impianti in un’area molto vasta nelle Marche ma anche in Molise, Umbria, Emilia Romagna e Veneto. In tutto abbiamo 1.600 dipendenti  e altrettanti godono di un indotto diretto proveniente dalla nostra attività».

Quanti saranno i dipendenti del nuovo impianto?

«Ci saranno 10 persone che lavoreranno in maniera continuativa  poi, nelle fasi di lavoro più intenso,m ad esempio all’arrivo dei pulcini o per le pulizie dei capannoni, sarà necessario aggiungere personale» .

Come mai nel progetto che avete presentato si parla dell’impiego di un unico addetto?

«Nel  progetto parliamo di un custode che vivrà a ridosso dell’allevamento».

Quanti polli produrrete ogni anno?

«Circa 1.200.000 di polli in cicli di una media di 280.000 polli».

Avete pensato di allevare i polli all’aperto?

«Lo facciamo già nella produzione di carni biologiche per le quali è previsto che all’area di ricovero al chiuso corrisponda anche un’area all’aperto. Quello di Cingoli però non sarà un impianto per la produzione di polli biologici che costituiscono ancora una nicchia del mercato».

***

Dall’azienda Fileni riceviamo anche le risposte alle domande proposte su Cronache Maceratesi dal Comitato “Salviamo Cingoli”.

Su quali argomenti tecnici Fileni basa il fatto che l’impianto sia “azienda agricola zootecnica” e non “impianto industriale”?

Qualsiasi centro di allevamento di qualsiasi specie e di qualsiasi dimensione è attività agricola da tutti i punti di vista, fiscale, amministrativo, burocratico e urbanistico.
L’aggettivo industriale è usato solo nella legge regionale 13 del 1990 che classifica come “industriale” qualsiasi allevamento i cui animali sono alimentati con materie prime non coltivate sul terreno proprio.
Tuttavia l’uso dell’aggettivo “industriale”, usato esclusivamente in quel contesto, pur prestandosi a comprensibili fraintendimenti, non cambia la sostanza del fatto che qualsiasi allevamento è agricolo, come detto sopra.

Dove prende l’impianto l’acqua per l’abbeveramento dei polli?

Come precisato nella relazione tecnica allegata alla domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale e nella Valutazione d’impatto ambientale, l’acqua per l’abbeveraggio dei polli è fornita dall’acquedotto.

Qual’è il carico di azoto previsto per ettaro in rapporto alle normative vigenti, sia per gli impianti “normali” che per quelli biologici?

Premesso che non c’è alcuna dispersione di sostanze azotate nel terreno del centro allevamento, per rispondere alla domanda ecco i dati tecnici. Il carico massimo di azoto dipende dal tipo di coltura. La quantità di effluente non deve in ogni caso determinare un apporto di azoto disponibile al campo superiore a: - Zone non vulnerabili: 340 kg di azoto per ettaro/anno;
- Zone vulnerabili: 170 kg di azoto per ettaro/anno; come previsto dalle normative vigenti (D.M. 07 aprile 2006 e Delibera di G.R. Marche n. 1448 del 03/12/2007).
Nel caso di lettiere provenienti da allevamenti biologici il limite massimo è sempre 170 kg di azoto per ettaro. L’allevamento in progetto non rientra nella categoria di allevamento biologico.

L’impianto non prevede sversamenti e quindi neanche depuratori, ma quale carico organico si determina per ettaro con l’utilizzo a scopo fertirriguo dei liquami raccolti nelle vasche di contenimento?

Nell’allevamento in progetto non si ha produzione di liquami ma solo di deiezioni palabili (lettiera).
I capannoni, a fine ciclo, dopo l’asportazione della lettiera vengono accuratamente spazzati e successivamente lavati con sola acqua. Le acque di lavaggio, con un carico organico estremamente ridotto, comunque inferiori a 0,2 kg di azoto per mc di acqua, non sono considerate liquami (art. 2 del D.M. 07 aprile 2006 e Delibera di G.R. Marche n. 1448 del 03/12/2007, Sezione 1, Parte I, punto d) e sono utilizzabili per fertirrigazione delle aree verdi attorno all’azienda (Titolo III, art 11 del D.M. 07 aprile 2006).

Non è sufficiente un’autocertificazione attestante che tutta la lettiera andrà alla Nuova Concimer di Berta di San Severino: il produttore è responsabile anche del corretto smaltimento finale del rifiuto. È possibile conoscere almeno il piano di gestione della lettiera sino all’utilizzo finale?

L’autocertificazione costituisce impegno formale per il corretto smaltimento della lettiera prodotta nel costruendo allevamento.
Il piano di gestione consiste nella rimozione, carico su cassoni scarrabili a tenuta e trasporto della lettiera ad azienda per la produzione di fertilizzanti. Il trasporto sarà effettuato con emissione di formulario in 4 copie, di cui la quarta copia, timbrata e firmata dall’azienda che riceve la lettiera per la produzione di fertilizzanti, sarà restituita al produttore per la verifica del corretto smaltimento. E’ nostra responsabilità assicurarci che tutte le copie ritornino corrette in breve tempo.

Il Comune di Cingoli nella nota 9152 del 27/6/2011 a firma del Sindaco e del Dirigente ha imposto alla Regione Marche la Variante al PRG come condizione preliminare per la realizzazione dell’impianto industriale: perché Fileni non ha richiesto la Variante?

L’iniziativa dell’avvio del Procedimento di Variante è riservata al Comune. Tale iniziativa non incide comunque sul procedimento di VIA. Il Comune non impone nessuna Variante, né alla Regione né tantomeno alla Fileni, ma eventualmente rappresenta la sua volontà di procedere in tal senso, volontà per altro non supportata dalla normativa, a nostro avviso. Non possiamo essere chiamati a rispondere su atti e decisioni di pertinenza altrui.



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2 commenti per “Massimo Fileni e il maxi pollaio: “La nostra azienda non inquina””

  1. 1
    mus rugens il 5 novembre 2011 alle 19:38

    Mi sembra convincente e documentata la intervista a Fileni. Si attende il rintocco del Comitato spontaneo.

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  1. 1
    Antonella Galie il 2011-11-06 alle 16:11:48

    E poi si lamentano cge l'italia va male e non c'e' lavoro! Quando finalmente un'azienda si vuole espandere! Ditegli che se non vi fanno crescere vi espanderete all'estero! Forse poi capiscono! Ei vi ricordate di me? Chiedi a tua sorella! Ciao Antonella Galie'

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