Indice di vecchiaia tra i più alti d’Italia,
l’Ast apre al cohousing:
«Ma si procede per gradi»
MATELICA - Massimiliano Cannas, direttore socio-sanitario dell'Ast, alla giornata di formazione "Abitare insieme": «Non una semplice soluzione immobiliare ma un'infrastruttura di cura intermedia. I limiti? La ripartizione delle spese deve rimanere netta. All'Ast vanno le prestazioni sanitarie garantite dai Lea, a Comuni e Ambiti l'assistenza tutelare e il supporto relazionale, agli utenti o al Terzo Settore affitto le utenze, vitto e manutenzione»

L’incontro “Abitare Insieme, strumenti di comunità per il Cohousing e non solo”
di Francesca Marsili
«Nelle Marche l’indice di vecchiaia ha raggiunto 235,4 anziani ogni cento giovani sotto i 15 anni, gli over 65 superano il 25% della popolazione, tra i valori più alti d’Italia, e l’età media è di 47,9 anni. E nel Maceratese il fenomeno si accentua. L’Ast di Macerata guarda con interesse alle nuove forme dell’abitare condiviso per le persone anziane, ma chiede di procedere per gradi, verificando ogni esperienza prima di trasformarla in modello». È il messaggio che Massimiliano Cannas, direttore socio-sanitario dell’Ast, ha portato questa mattina alla giornata di formazione partecipata “Abitare Insieme, strumenti di comunità per il Cohousing e non solo”, ospitata a Palazzo degli Ottoni, a Matelica.
L’incontro ha aperto un percorso di formazione partecipata per le aree interne promosso da L’Albero dei Cuori – Anteas, ente capofila, con la Città di Matelica, il Csv Marche e dieci associazioni partner, allo scopo di rispondere ad una delle tematiche più importanti che nello scorso evento sono state sottolineate: trovare soluzioni abitative protette per persone anziane e fragili. «Le attuali risposte: strutture residenziali e assistenza domiciliare, non funzionano più – ha sottolineato Nazzareno Tartufoli, presidente dell’Albero dei cuori – Anteas – le badanti si trovano sempre meno, i posti nelle strutture sono una costosa chimera».

Massimiliano Cannas
Cannas è partito dai dati, che mostrano un fenomeno sempre più marcato man mano che ci si allontana dalla costa. A Macerata l’indice di vecchiaia è di 236,1, gli over 65 sono il 25,1% della popolazione e il 23,1% delle famiglie è composto da anziani soli; il capoluogo registra inoltre la maggiore incidenza regionale di potenziale disagio assistenziale, pari al 4,1%. A Tolentino l’indice sale a 259,2, con un’età media di 48,1 anni. San Severino Marche arriva a 260,6, con gli anziani al 29,4% dei residenti e un’età media di 49 anni. Matelica tocca quota 279,5, con gli over 65 vicini al 30% e un’età media di 49,4 anni. Il picco è a Camerino, con un indice di 325,9, dove all’invecchiamento si sommano lo spopolamento e l’isolamento lasciato dal sisma del 2016. Con l’età cresce la multimorbilità, mentre l’isolamento domestico accelera il decadimento cognitivo e funzionale. Le conseguenze ricadono sugli ospedali di Macerata, San Severino e Camerino, con ricoveri ripetuti e accessi al Pronto soccorso che, secondo l’Ast, potrebbero spesso essere gestiti in un ambiente territoriale protetto.
«Da qui la necessità – ha spiegato Cannas – di superare la contrapposizione tra il domicilio isolato e il ricovero in Rsa. Il cohousing tiene insieme una dimensione privata, con un appartamento autonomo, i propri arredi e le proprie abitudini, e una comunitaria, fatta di spazi condivisi, aiuto reciproco tra vicini e assistenza leggera calibrata sui bisogni reali. Non una semplice soluzione immobiliare – ha aggiunto – ma un’infrastruttura di cura intermedia», capace di intercettare le fragilità prima che diventino non autosufficienza grave».
L’Ast, ha chiarito il direttore, non intende promuovere né gestire direttamente queste soluzioni, ma fare da osservatorio sulle iniziative di Comuni e Terzo Settore, da raccordo con Distretti e Case della Comunità e da partner nella co-progettazione con gli Ambiti territoriali sociali. Quattro i punti di contatto individuati. Il primo sono i Punti unici di accesso, porta d’ingresso integrata tra sanità e sociale per intercettare gli anziani soli e valutarne l’idoneità al cohousing, e le Case della Comunità, riferimento clinico sul territorio. Il secondo è la valutazione: l’Unità valutativa multidisciplinare analizza i bisogni della persona ed esclude patologie incompatibili con la convivenza, mentre il Piano assistenziale individualizzato stabilisce per ciascuno la quota di assistenza necessaria, senza corsie preferenziali. Il terzo sono le cure domiciliari: gli alloggi restano private dimore e mantengono il pieno diritto alle prestazioni previste dai Lea, con il supporto dell’infermiere di famiglia e comunità; la concentrazione di più utenti nello stesso stabile potrebbe anche ridurre gli spostamenti degli operatori. Il quarto è la tecnologia, dal monitoraggio a distanza di pressione, saturazione e glicemia ai sensori di caduta, strumenti da sperimentare verificandone la reale facilità d’uso per gli anziani. Anche gli spazi contano: alloggi senza barriere architettoniche, con aree per le visite mediche e capaci di adattarsi all’avanzare dell’età degli inquilini.

Da sinistra: Massimiliano Cannas e Nazzareno Tartufoli
Accanto alle opportunità, Cannas ha messo in chiaro i limiti. «Il primo è la ripartizione delle spese, che deve restare netta: all’Ast le prestazioni sanitarie garantite dai Lea, a Comuni e Ambiti l’assistenza tutelare e il supporto relazionale, agli utenti o al Terzo Settore affitto, utenze, vitto e manutenzione. L’obiettivo – ha spiegato – è evitare aspettative di una copertura sanitaria automatica o illimitata. Il secondo è la soglia clinica: il cohousing si rivolge ad anziani autosufficienti o con fragilità lieve o moderata, e quando subentrano demenze severe o grave dipendenza servono protocolli di passaggio fluidi verso Rsa e residenze protette». Il terzo sono le risorse umane: la scarsità di medici e infermieri impone di procedere solo con sperimentazioni pilota compatibili con gli organici delle Case della Comunità. Le sperimentazioni saranno valutate su tre fronti: qualità della vita dei residenti, riduzione del carico sugli ospedali e sostenibilità economica del modello. «Il punto di vista dell’Ast si riassume in una parola: responsabilità – ha concluso Cannas –. Non proponiamo ricette d’ufficio né impegni irrealizzabili».

Da sinistra: Nazzareno Tartufoli, Massimiliano Cannas, Valerio Valeriani, Carla Danani e Edoardo Pistolesi
Il percorso di formazione “Abitare insieme – strumenti per il Cohousing e non solo” proseguirà con appuntamenti itineranti: il 30 settembre e il 7 ottobre a Pieve Torina, il 2 e il 9 ottobre di nuovo a Matelica, il 14 e il 21 ottobre a Camerino, il 16 e il 23 ottobre a San Ginesio, il 28 ottobre e il 4 novembre a Cingoli. Seguiranno due eventi pubblici di restituzione a istituzioni e cittadinanza, il 20 novembre a Cingoli e il 4 dicembre a Camerino. «Sulla scia di quanto effettuato lo scorso anno sul tema “Oltre le case di riposo e l’assistenza domiciliare”, l’Albero dei cuori promuove questo nuovo percorso – ha sottolineato Tartufoli -. Lo scopo è aprire la discussione con chiunque voglia farne parte per trovare soluzioni che si affianchino a quelle istituzionali, ampliando i servizi per le persone in difficoltà. La coabitazione – ha concluso il presidente richiamando l’intervento della professoressa Carla Danani, docente dell’Università di Macerata – deve rispondere a regole di scelta, relazione, mediazione e consenso, e alle istituzioni spetta un coordinamento che eviti di trasformarla in «costose, quanto improprie, strutture residenziali mascherate». A coordinare la formazione saranno Alessia Guidi e Edoardo Pistolesi.