Marche, l’integrazione si fa in classe:
sono 29.185 gli studenti stranieri.
Macerata prima tra le province

IL DATO - Il capoluogo registra il 18,33 percento. Le scuole marchigiane lavorano da anni con docenti della classe A-23 «Lingua italiana per discenti di lingua straniera», i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti, piani personalizzati, laboratori linguistici e percorsi rivolti ai genitori. Il direttore generale Donatella D'Amico: «Un quadro nell'insieme positivo. Ora un patto con i Comuni e il terzo settore»

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donatella d'amico

Il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per le Marche Donatella D’Amico

Tra i banchi il 15 percento degli studenti delle Marche sono stranieri. Nel prossimo anno scolastico le scuole delle Marche accolgono 29.185 alunni con cittadinanza non italiana su 187.389 iscritti, pari per esattezza al 15,57% della popolazione scolastica regionale.

È un dato che racconta una presenza ormai strutturale e, soprattutto, distribuita: tra i quattro ambiti territoriali lo scarto resta di poco superiore ai quattro punti percentuali.

Macerata registra il 18,33%, Ancona il 15,68%, Ascoli e Fermo il 14,47%, Pesaro e Urbino il 14,11%. Su 208 istituzioni scolastiche, 191 si collocano al di sotto del 30% di alunni stranieri, la soglia indicata come criterio ordinario dalla circolare ministeriale 2 dell’8 gennaio 2010. Le concentrazioni più elevate riguardano diciassette sedi, cinque delle quali sono istituti che ospitano un Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti), per missione rivolto a utenza adulta e in larga parte straniera: un fenomeno circoscritto, censito scuola per scuola e già presidiato con misure dedicate.

Le Marche hanno colto tempestivamente l’opportunità aperta dal decreto-legge 71/2024, convertito nella legge 106/2024. Dall’anno scolastico 2025/26 la classe di concorso A-23 «Lingua italiana per discenti di lingua straniera» è uscita dal perimetro dei soli Cpia ed è entrata nelle scuole secondarie, con docenti dedicati nelle classi in cui almeno un quinto degli studenti è neo arrivato o non ha ancora raggiunto il livello A2 del Quadro comune europeo di riferimento. Per la prima volta un docente specializzato nella didattica dell’italiano come lingua seconda siede stabilmente accanto ai colleghi curricolari: non un supporto occasionale, ma una professionalità riconosciuta dall’ordinamento.

Accanto alle cattedre, le scuole marchigiane hanno attivato i laboratori di italiano L2 finanziati dal Programma nazionale «Scuola e competenze» 2021-2027 e dall’iniziativa ministeriale «Integrazione» (decreto ministeriale 225 del 12 novembre 2024). A questi si affiancano i corsi aggiuntivi di potenziamento linguistico progettati in autonomia dai singoli istituti, in orario extracurricolare e calibrati sul contesto: doposcuola linguistici, sportelli di italiano per lo studio, tutoraggio tra pari. È qui che l’autonomia scolastica ha espresso il meglio della propria capacità progettuale, trasformando una risorsa nazionale in risposte costruite sul territorio.

I Centri provinciali per l’istruzione degli adulti sono l’infrastruttura di questo sistema. Nelle Marche accertano i livelli linguistici in ingresso degli alunni neoarrivati, collaborano con le scuole alla costruzione dei percorsi e accompagnano migliaia di giovani e adulti verso la certificazione della lingua e il conseguimento del titolo di studio, attraverso il Patto Formativo Individuale (Pfi), lo strumento che fissa per ciascuno obiettivi, crediti e traguardi. La legge 106/2024 ha rafforzato questo raccordo, prevedendo accordi strutturati tra scuole e Cpia.

Un capitolo decisivo riguarda le famiglie. Nelle Marche i Cpia erogano percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana per adulti fino ai livelli A2 e B1, frequentati anche dai genitori degli alunni, e le sessioni di formazione civica e di informazione previste dall’accordo di integrazione (d.P.R. 179/2011): ore dedicate all’ordinamento della Repubblica, ai diritti e ai doveri della persona, alla sanità, alla scuola, ai servizi e agli obblighi fiscali. Sono gli stessi percorsi che conducono al test di conoscenza dell’italiano richiesto per il permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. A questi si aggiungono le iniziative promosse dalle singole scuole insieme ai Comuni e al terzo settore – corsi di italiano per mamme in orario scolastico, sportelli di mediazione, incontri sul funzionamento del sistema di istruzione e sulle regole della convivenza civile – che avvicinano la famiglia alla scuola e rendono più solido il percorso dei figli. Una madre che legge la comunicazione del registro elettronico e un padre che partecipa al colloquio sono, per l’esito scolastico di uno studente, un fattore non meno importante delle ore di laboratorio.

Gli studenti neo arrivati sono seguiti come alunni con bisogni educativi speciali di tipo linguistico, con un Piano didattico personalizzato redatto dal consiglio di classe. È una misura temporanea e non certifica alcun deficit: accompagna lo studente finché la lingua non diventa strumento anziché ostacolo, garantendogli nel frattempo l’accesso pieno agli apprendimenti e a una valutazione equa.

Ad Ancona l’Istituto comprensivo Posatora Piano Archi registra il dato più alto della regione tra le istituzioni scolastiche ordinarie: 697 alunni con cittadinanza non italiana su 1.045 iscritti, il 66,73%. È un istituto che da anni ha fatto dell’accoglienza un metodo e che non è mai stato lasciato solo. Il progetto Agorà, nato nel 2001 da un accordo tra il Comune di Ancona e tutti gli istituti comprensivi cittadini, ha costruito protocolli condivisi di iscrizione, insegnamento dell’italiano e mediazione culturale, estesi dal 2004 alla fase stessa delle iscrizioni. Una collaborazione tra scuola ed ente locale che precede di vent’anni il dibattito di oggi e che indica con chiarezza la direzione: la risposta non sta nel singolo plesso, ma nella rete che lo circonda.

«La situazione nelle Marche è nell’insieme positiva, e lo è grazie alle buone pratiche che le nostre scuole hanno messo in atto con competenza, continuità e dedizione – ha detto il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per le Marche, Donatella D’Amico -. Dove esistono concentrazioni elevate, la criticità può e deve essere vissuta non come un problema soltanto scolastico, ma di tutta la comunità. Per questo auspichiamo una sinergia più forte con i Comuni e con il terzo settore: penso, ad esempio, alla possibilità di attivare un trasporto scolastico che consenta di distribuire meglio gli alunni stranieri tra tutte le scuole del territorio. Ciò che chiediamo è una presenza più ampia di docenti della classe di concorso A-23 e strategie condivise per una migliore distribuzione. La scuola marchigiana ha già dimostrato di saper fare la sua parte, anche accompagnando le famiglie nell’apprendimento della lingua e nella conoscenza delle regole della cittadinanza: l’Ufficio scolastico regionale è pronto a coordinare questo percorso, perché ogni studente, italiano o straniero, impari di più e impari meglio».


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