Potenzialità e criticità dei Comuni,
Unicam e Provincia misurano
l’indice di “vitalità territoriale”
MACERATA - Il progetto Caleidos partirà con una prima sperimentazione. Il rettore Graziano Leoni: «Fornire agli amministratori uno strumento per riconoscere le risorse». Il presidente Alessandro Gentilucci: «Rilanciare le aree interne e contrastare lo spopolamento»

La presentazione del progetto Caleidos
Cosa rende oggi un Comune realmente capace di vivere, evolvere e attrarre nuove persone? Da questa domanda nasce il progetto “Caleidos – Indice di vitalità territoriale”, realizzato da Unicam in collaborazione con la Provincia di Macerata. L’iniziativa è dedicata alla misurazione e alla comunicazione della vitalità dei Comuni marchigiani.
Il progetto nasce da una domanda semplice ma cruciale per il futuro dei territori dell’entroterra. Una questione particolarmente sentita nelle Marche, dove molti territori collinari e montani devono fare i conti con spopolamento, invecchiamento demografico e progressiva riduzione dei servizi, pur disponendo di un patrimonio di risorse ambientali, storiche, culturali, sociali, spesso difficile da leggere attraverso i soli dati statistici.
Con il progetto Caleidos non si vuole stilare una classifica dei Comuni, ma costruire, per ciascun territorio, una vera e propria “firma territoriale”: una rappresentazione capace di far emergere caratteristiche, punti di forza, criticità e potenzialità di ogni luogo. Il nome del progetto richiama volutamente il caleidoscopio, a indicare come elementi diversi, combinandosi tra loro, generino configurazioni uniche e irripetibili, proprio come accade per l’identità di ogni singolo Comune.

Il progetto si collega, inoltre, alla proposta promossa da Friends of Le Marche, Italy e Terra d’armonie per la costituzione, nel triennio 2026–2028, di un Centro studi multidisciplinare internazionale dedicato alla valorizzazione e alla rivitalizzazione dei borghi marchigiani, con l’obiettivo di costruire reti di professionisti multilingue e accompagnare persone provenienti dall’estero interessate a vivere e investire nei territori dell’entroterra marchigiano. Caleidos è inserito nel progetto KreativEu, l’alleanza delle università europee di cui fa parte Unicam, nell’ambito delle attività volte alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.
Presenti, alla presentazione che si è svolta stamattina in Provincia, il rettore Unicam Graziano Leoni, il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci e il responsabile scientifico del progetto e prorettore vicario Unicam Emanuele Tondi.
«L’Università di Camerino mette ancora una volta a disposizione del territorio – ha detto il rettore Graziano Leoni – le proprie competenze scientifiche, in questo caso particolare quelle della sezione di Geologia, per affrontare una delle sfide più urgenti del nostro tempo: quella dello spopolamento delle aree interne. Vogliamo fornire agli amministratori e alle comunità uno strumento concreto per riconoscere le proprie risorse e costruire, insieme, percorsi di rigenerazione e di futuro. È un progetto che nasce dal territorio e che al territorio intende restituire conoscenza, strumenti e opportunità attraverso una rete sinergica che coinvolge enti pubblici, Comuni, Unioni montane, associazioni, professionisti e partner tecnologici, che ringrazio per la collaborazione».

«Desidero rivolgere un sentito e profondo ringraziamento al rettore Leoni e a tutta la struttura per aver promosso e sviluppato il progetto – ha aggiunto Gentilucci -. I presidi di conoscenza, di cui l’ateneo camerte rappresenta un’eccellenza, risultano partner strategici fondamentali per il nostro territorio, apportando un valore da cui non si può prescindere. Per la Provincia di Macerata, essere tra i promotori di un percorso di coordinamento territoriale di ampio respiro, è motivo di grande orgoglio. Il progetto Caleidos, infatti, non rappresenterà soltanto un eccellente lavoro di ricerca scientifica, ma ci fornirà una fotografia approfondita della realtà territoriale e ci metterà in mano alcuni strumenti importanti per funzionalizzare il rilancio delle aree interne e contrastare lo spopolamento. A dieci anni dal sisma, considerato il tempo perso all’inizio con le popolazione costrette ad allontanarsi e con le ferite al territorio visibili ancora oggi nei nostri comuni, ricostruire non significa solo rialzare i muri o ripristinare le infrastrutture, ma soprattutto ricostruire il tessuto economico, sociale e culturale. Progetti come Caleidos si inseriscono pienamente in questa direttrice, offrendoci i dati e la visione necessari per rigenerare i territori, restituire speranza ai cittadini e creare opportunità concrete affinché le persone scelgano di restare e investire nel nostro straordinario entroterra».
«Caleidos – ha detto Tondi – è organizzato attorno a otto dimensioni: comunità, ambiente, luoghi, esperienze, innovazione, diversità, opportunità e storia, ciascuna delle quali si articola in sottodimensioni e indicatori qualitativi e quantitativi, capaci di restituire una lettura integrata e sistemica dei territori, mettendo in relazione elementi materiali, come servizi, infrastrutture ed economia, con elementi immateriali, come relazioni di comunità, identità e qualità percepita della vita quotidiana. La metodologia combinerà dati provenienti da fonti ufficiali e open data con analisi Gis, sopralluoghi, interviste, questionari e focus group condotti con amministratori, cittadini, associazioni, operatori economici e nuovi abitanti».
Il progetto punta a fornire alle amministrazioni pubbliche uno strumento scientificamente solido e allo stesso tempo facilmente comunicabile, in grado di orientare politiche di rigenerazione, favorire l’accoglienza di nuovi abitanti, rafforzare la coesione sociale e sostenere strategie di sviluppo. Tra i risultati attesi figurano un database territoriale open data, un atlante della vitalità territoriale e una piattaforma digitale interattiva e multilingue, pensata per essere consultata da cittadini, istituzioni e potenziali nuovi residenti, anche internazionali. Una prima sperimentazione sarà avviata su un gruppo di Comuni pilota, individuati in base alle loro caratteristiche territoriali e demografiche.