Ex ospedale, il Consorzio batte cassa:
decreto di pignoramento da 1,6 milioni

CAMERINO - Il Comune era stato condannato al pagamento in primo grado e aveva proposto ricorso, ma la sentenza è provvisoriamente esecutiva. La cifra è data dagli 1,1 milioni di credito accertato, cui si sommano spese e interessi. L'ente ha fatto appello

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Il tribunale di Ancona

di Monia Orazi

Dalla condanna al pignoramento. Il Consorzio stabile maceratese ha avviato l’esecuzione della sentenza sui lavori dell’ex ospedale Santa Maria della Pietà: al Comune di Camerino è arrivato un decreto di pignoramento per circa 1,6 milioni. Una cifra che porta il contenzioso direttamente sulle casse dell’ente, mentre davanti alla Corte d’appello di Ancona è ancora aperto il secondo grado di giudizio.

Il punto di partenza è la sentenza pronunciata alla fine dello scorso aprile dal tribunale di Ancona, sezione specializzata in materia di imprese.

Il Comune era stato condannato a versare al Consorzio 1.130.277,52 euro, oltre agli interessi legali di mora decorrenti dal 30 giugno 2022 e alle spese processuali. Il trascorrere del tempo e gli ulteriori costi della procedura hanno fatto crescere l’importo fino agli attuali 1,6 milioni.

Il pignoramento rappresenta un passaggio ulteriore rispetto alla richiesta di pagamento: il creditore ha messo in esecuzione il titolo ottenuto in primo grado. La sentenza, infatti, è provvisoriamente esecutiva anche se il Comune l’ha impugnata. L’appello, iscritto al numero 508 del registro generale 2026, non blocca da solo la riscossione; per sospendere gli effetti della decisione occorre uno specifico provvedimento della Corte.

La storia che ha prodotto questo conto milionario comincia molti anni prima del terremoto del 2016. Nel 2007 Regione, Asur e Comune raggiunsero un accordo per recuperare l’ex ospedale di via Lili, danneggiato dal sisma del 1997. Il progetto, approvato nel 2011, riguardava i corpi B e C del complesso e valeva complessivamente 9,3 milioni di euro.

Il Comune assunse il ruolo di soggetto attuatore. L’appalto fu affidato nel 2012 al Consorzio stabile maceratese e alla Grime. Una parte dell’intervento era finanziata attraverso la cessione alle imprese del piano terra dell’edificio, valutato circa 1,2 milioni di euro. Ai piani superiori avrebbero dovuto trovare posto la casa di riposo Casa Amica e gli uffici sanitari, mentre nel complesso erano stati ipotizzati anche gli spazi per la farmacia comunale e il centro di riabilitazione Santo Stefano.

Quando i lavori erano arrivati a circa il 90%, nella primavera del 2016 il cantiere venne sospeso per predisporre una variante. Pochi mesi dopo le scosse resero nuovamente inagibile l’ex ospedale. La prevista cessione immobiliare rimase così sulla carta e l’intervento non ripartì. Nel febbraio 2021 il Comune approvò la variante e deliberò la risoluzione del contratto per causa di forza maggiore. Il collaudo tecnico-amministrativo del giugno 2022 quantificò quanto ancora dovuto alle imprese. Dopo aver sottratto l’acconto già versato, il credito residuo fu fissato in 1.130.277,52 euro.

Su quel pagamento si è aperto il contenzioso. Il Consorzio ha chiesto di ricevere la somma in denaro, mentre il Comune ha sostenuto che l’impresa potesse ancora acquisire la porzione dell’edificio prevista dalla permuta. L’amministrazione ha inoltre chiamato in causa l’Ast Macerata, proprietaria del complesso già appartenuto all’Asur, ritenendo che dovesse concorrere all’adempimento dell’obbligazione. Il tribunale non ha accolto questa ricostruzione.

Secondo i giudici il contratto era stato sottoscritto dal Comune in nome proprio e l’obbligo di pagare l’appaltatore resta quindi in capo all’ente camerte. L’Ast Macerata è stata esclusa dalla condanna anche per le questioni legate alla successione nei rapporti giuridici dopo la soppressione dell’Asur.

La giunta guidata dal sindaco Roberto Lucarelli ha affidato all’avvocato Fabio Pierdominici il ricorso in appello, sostenendo che non possa ricadere interamente sul Comune il costo di un intervento eseguito su un immobile sanitario non di sua proprietà. Ora, però, prima ancora che i giudici di secondo grado si pronuncino, il decreto di pignoramento rende immediata la conseguenza finanziaria della sentenza.

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