Malesseri dopo la cena,
l’Ast: «Prescrizioni al ristorante,
torneremo per ulteriori controlli»
SAN SEVERINO - L'azienda sanitaria sta monitorando la situazione dopo i casi delle due cene finite con decine di persone che si sono sentite male. Alessandro Gregori, direttore dell’Uoc Igiene degli alimenti e della nutrizione: «L’unico esame delle feci che abbiamo è negativo a diversi patogeni ricercati e al momento non abbiamo il nome di un batterio che potrebbe aver causato i malesseri»

Alessandro Gregori, direttore dell’Uoc Igiene degli alimenti e della nutrizione
di Francesca Marsili
«Dopo l’ispezione, al ristorante sono state impartite delle prescrizioni. L’unico esame di coprocultura che abbiamo è negativo a diversi patogeni ricercati e al momento non abbiamo il nome di un batterio che potrebbe aver causato i malesseri. Torneremo sul posto per ulteriori campionamenti di altri alimenti». Ad aggiornare sulle indagini dell’Ast Macerata è Alessandro Gregori, direttore dell’Uoc Igiene degli alimenti e della nutrizione, che sta cercando di chiarire le cause dei malesseri gastrointestinali riscontrati dopo la cena dello scorso 20 agosto organizzata in un locale della zona dalla sindaca di San Severino, Rosa Piermattei, per ringraziare coloro che hanno lavorato all’accoglienza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Dopo quella cena, alla quale hanno partecipato un centinaio di persone tra cui amministratori, dipendenti comunali, forze dell’ordine e volontari, diverse decine di persone hanno accusato vomito e dissenteria, alcuni già nella stessa nottata, altri dopo 24-48 ore. Nonostante le diverse segnalazioni giunte nei giorni successivi all’evento, manifestazioni che si sono risolte per tutti nell’arco di un paio di giorni, le verifiche sanitarie sono rese più complicate dalla quasi totale assenza di evidenze cliniche ufficiali. Come spiegato da Gregori, le procedure standard dell’azienda sanitaria prevedono l’attivazione dei protocolli a seguito di notifica di malattia infettiva inviata dagli ospedali, dai Pronto soccorso o dai medici di medicina generale dopo gli esami di laboratorio che evidenzi un microrganismo. «Ad oggi ne risulta pervenuta una sola da parte del medico curante di una donna giunta in Pronto soccorso – sottolinea il direttore – l’unico esame delle feci che abbiamo fino ad ora riguarda questo singolo caso. Dalle prime informazioni, sembra negativo a diversi patogeni ricercati. Difficile possano arrivarne altre dopo una settimana che ci aiuti a capire».
Altre segnalazioni sono arrivate all’Ast da cittadini attraverso canali non ufficiali, «ma prive di esami delle feci che possano stabile l’agente zoologico che possa aver scatenato i malesseri, né si si tratti di un batterio o di un virus», aggiunge. Sebbene sia emersa l’ipotesi di un secondo episodio riferito a un’altra cena tenutasi nello stesso locale con circa 40 invitati, metà dei quali ha manifestato sintomi sovrapponibili alla precedente: «all’Ast non è giunta alcuna comunicazione ufficiale al riguardo. Tuttavia ci siamo attivati fin da subito in scienza e coscienza a tutela della salute pubblica».
Il dipartimento di Prevenzione dell’Ast, con il lavoro sinergico dei servizi Sian (Igiene degli alimenti e nutrizione), il Servizio Iaoa (Igiene degli Alimenti di Origine Animale) e Isp (Igiene e Sanità Pubblica), ha già completato il sopralluogo nel ristorante interessato: «Sono stati individuati e posti sotto blocco ufficiale alcuni residui alimentari conservati nella cucina della struttura relativi alla serata, ma la risposta degli esami microbiologici per la ricerca dei principali responsabili delle tossinfezioni alimentari, tra cui Salmonella e altri patogeni comuni, non sono ancora arrivati – spiega Gregori -. Al ristorante sono state impartite delle prescrizioni. Torneremo per campionare altri alimenti sui quali effettuare delle analisi». I servizi sanitari intendono anche valutare le pietanze dei menù in comune alle due cene. «Le indagini per ricostruire la vicenda continuano – conclude Gregori – anche se rese complicate perché mancano diversi tasselli e al momento non abbiamo il nome del batterio colpevole».
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