Teatri Patrimonio Unesco: escluso il Vaccaj.
Out anche il Mugellini e il Persiani
«Rimangono comunque protagonisti»

CULTURA - Decisivi i parametri della continuità d’uso e l’integrità del bene. Il sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, Silvia Luconi, consola Tolentino, Recanati e Potenza Picena: «L'eccellenza è la rete dei 62 teatri marchigiani». Tra i 18 selezionati, 8 hanno ricevuto il riconoscimento, tra cui il Lauro Rossi di Macerata e il Feronia di San Severino

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Vaccaj - Tolentino

Il Vaccaj di Tolentino

di Francesca Marsili

La notizia dell’ingresso del teatro Lauro Rossi di Macerata e del Feronia di San Severino nel Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco porta con sé una doppia emozione: da un lato l’orgoglio, dall’altro un pizzico di malinconia per chi, pur bellissimo e meritevole, è rimasto fuori: il Giuseppe Persiani di Recanati, il Vaccaj di Tolentino e il Bruno Mugellini di Potenza Picena.

unesco-luconi

Silvia Luconi (quarta da sinistra) oggi in Corea del Sud

I cinque, nel settembre dello scorso anno, erano stati visitati e valutati dalla missione Unesco per l’inserimento nella lista dei 18 “teatri condominiali all’italiana nell’Italia centrale fra XVIII e XIX secolo” patrimonio dell’Umanità. Mugellini, Persiani e Vaccaj non sono gli unici teatri marchigiani esclusi: fuori provincia, la stessa sorte è toccata al Rossini di Pesaro, al Comunale di Porto San Giorgio e al della Fortuna di Fano.

«Ma nessuno di questi teatri esce di scena – sottolinea il sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, Silvia Luconi, da Busan in Corea del Sud dove oggi è stato ufficializzato l’ingresso –. Pur non comparendo formalmente nel sito iscritto alla lista Unesco, continueranno a far parte a pieno titolo della rete dei teatri marchigiani, quella straordinaria costellazione di 62 sale storiche che rende le Marche la “Regione dei teatri” per eccellenza. Restano quindi protagonisti della narrazione culturale e turistica del territorio, solo con un riconoscimento formale diverso».

Bruno Mugellini - Potenza Picena

Il Bruno Mugellini di Potenza Picena

A decidere quali componenti della candidatura seriale meritassero l’iscrizione è stato l’Icomos, International Council on Monuments and Sites, l’organismo consultivo ufficiale dell’Unesco incaricato di istruire e valutare le candidature dei beni culturali. Il suo giudizio si è basato su tre elementi: il dossier di candidatura presentato dall’Italia, la missione sul campo condotta da Thomas Ludwig, e i materiali integrativi, tra cui documenti d’archivio e relazioni su interventi di restauro e manutenzione, richiesti nel corso dell’istruttoria. Vale la pena ricordare, per non lasciare spazio a fraintendimenti, che la riduzione del numero dei componenti nel corso di una procedura di valutazione non è affatto un’anomalia, tantomeno un giudizio negativo riservato a questa candidatura. È, al contrario, un esito ricorrente nelle candidature seriali: il Comitato del Patrimonio mondiale e i suoi organi consultivi tendono infatti a privilegiare selezioni più contenute, capaci di rappresentare in modo esemplare il fenomeno nel suo insieme, piuttosto che elenchi molto ampi.

Persiani - Recanati

Il teatro Persiani di Recanati

È successo, per fare solo due esempi noti, anche per la Via Appia e per i Portici di Bologna, dove non tutte le componenti originariamente proposte sono state infine incluse nel sito iscritto. Secondo l’Icomos, l’inclusione di alcuni teatri non risultava pienamente giustificata: o perché non soddisfacevano tutti i parametri ritenuti fondamentali, oppure perché troppo simili ad altre componenti già presenti, senza quindi un contributo sostanziale al Valore universale eccezionale della candidatura.

I tre criteri considerati imprescindibili sono stati: il modello di finanziamento tramite società condominiali, cioè la formula di partnership tra amministrazioni pubbliche e famiglie notabili che ha dato origine a questi teatri, la continuità d’uso nel tempo e le caratteristiche tipiche del teatro all’italiana, con la sua caratteristica pianta a ferro di cavallo e la distribuzione di platea e palchi. Proprio sulla continuità d’uso l’Icomos ha rilevato alcune criticità: non tutti i teatri selezionati nella proposta iniziale sono tuttora in uso, alcuni sono rimasti inattivi per anni, e in diversi casi la funzione teatrale è stata “riscoperta” solo dopo lunghe interruzioni dovute, ad esempio, ai danni causati da terremoti o dagli eventi bellici della Seconda guerra mondiale. Un altro elemento decisivo è stata l’integrità del bene, cioè la sua condizione di completezza e originalità. Ed è proprio qui che si è giocata la partita per alcuni teatri: materiali “gravemente danneggiati o persino distrutti”, strutture sostituite in seguito a incendi, come nel caso del Vaccaj di Tolentino andato a fuoco nel 2008, oppure compromesse da danni bellici o sismici.

In altre situazioni, sono stati segnalati danni più recenti ma comunque significativi: gli impianti di riscaldamento installati in epoche più moderne possono infatti danneggiare nel tempo le parti lignee e le decorazioni delle sale, a causa del calore, dell’aria secca e dei frequenti sbalzi termici. In altri casi ancora, edifici di più recente costruzione si differenziano per scala, forma, disegno e materiali dal contesto storico dei teatri. A completare il quadro dei criteri valutati c’è infine l’autenticità, ovvero la veridicità e la credibilità delle fonti e delle testimonianze che permettono di riconoscere il reale valore storico di un bene: un teatro può essere fisicamente conservato, ma aver subito nel tempo sostituzioni, ricostruzioni o interventi che ne hanno in parte alterato la genuinità originaria. Resta comunque una vittoria corale per tutti i teatri marchigiani. Se dunque Persiani, Vaccaj, Mugellini, Rossini, il Comunale di Porto San Giorgio e la Fortuna di Fano non compariranno nel sito Unesco, il loro valore storico, architettonico e culturale resta intatto agli occhi delle comunità che li custodiscono da secoli. Continueranno a essere parte viva della grande rete dei teatri marchigiani, pronti ad accogliere pubblico, artisti e visitatori, con la stessa bellezza di sempre.

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Questi i dieci teatri dell’Italia centrale riconosciuti patrimonio dell’Unesco, otto sono marchigiani: Lauro Rossi (Macerata), Feronia (San Severino), Pergolesi (Jesi),  Gentile da Fabriano (Fabriano), Teatro dell’Aquila (Fermo), Ventidio Basso (Ascoli Piceno), Serpente Aureo (Offida), Bramante (Urbania), Angelo Mariani (Sant’Agata Feltria), Nuovo Gian Carlo Menotti (Spoleto).

Questi gli otto teatri esclusi dalla lista: Vaccaj (Tolentino), Bruno Mugellini (Potenza Picena), Persiani (Recanati), Comunale (Porto San Giorgio), Rossini (Pesaro) Della Fortuna (Fano), Carlo Goldoni (Bagnocavallo), Sociale ( Amelia).

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Mauro Sclavi

Mauro Sclavi

Il commento di Mauro Sclavi, sindaco di Tolentino: «La proclamazione del Circuito dei Teatri Condominiali all’Italiana come bene patrimonio Unesco dell’Italia centrale è una notizia di portata storica. Le Marche sono capofila di questo riconoscimento con 8 teatri dopo una selezione dall’iniziale numero di 62 ed una lista ristretta di 14 della quale fa parte anche il Teatro Vaccaj di Tolentino. L’attuale esclusione non può che dispiacerci e attendiamo di conoscerne ed approfondirne le motivazioni tecniche per confrontarci con la Regione e con gli altri teatri non presenti nella lista finale sulla possibilità di un reinserimento. Vorrei ringraziare tutte le istituzioni e tutti coloro che fino ad oggi si sono spesi per questo obiettivo: Il Governo ed il Ministero della Cultura, il Presidente Francesco Acquaroli ed il sottosegretario Silvia Luconi che ha presenziato alla cerimonia di Busan, il coordinamento tecnico-scientifico, gli uffici della Regione Marche e quelli del Comune di Tolentino oltre alla Compagnia della Rancia per il prezioso supporto. Sono certo del valore storico e culturale del nostro teatro che continuerà ad essere un punto di riferimento per la vita culturale della nostra città».

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noemi tartabini

Il sindaco Noemi Tartabini

A parlare il sindaco di Potenza Picena, Noemi Tartabini: «Il riconoscimento dei teatri condominiali marchigiani come Patrimonio Mondiale Unesco rappresenta un risultato storico e di straordinario prestigio. Al presidente Francesco Acquaroli, alla giunta regionale e a tutti i funzionari che hanno lavorato per questo obiettivo vanno i più vivi e sinceri complimenti.
Il nostro teatro Mugellini è stato tra i 14 teatri delle Marche e tra i cinque della provincia di Macerata che hanno partecipato fino all’ultima fase del complesso iter di candidatura. Pur non essendo rientrato nel riconoscimento finale, siamo fiduciosi che non mancheranno nuove opportunità di valorizzazione: il prestigio del marchio Unesco rafforza infatti l’intera rete dei teatri condominiali marchigiani, di cui il Mugellini è parte integrante. Nel frattempo, possiamo annunciare che sono stati conclusi i lavori all’interno del nostro teatro realizzati grazie ai fondi destinati alla rigenerazione urbana. Nelle prossime settimane verranno realizzati ulteriori interventi di riqualificazione e, a breve, il teatro Mugellini tornerà ad accogliere cittadini e visitatori in tutto il suo splendore».

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Denis Cingolani

Denis Cingolani, sindaco di Matelica

Amarezza a Matelica per l’esclusione del teatro Giuseppe Piermanni che non era comunque presente nell’elenco degli ultimi 18 selezionati: «Desidero innanzitutto esprimere le più sincere congratulazioni ai teatri marchigiani e ai territori che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento Unesco – commenta il sindaco Denis Cingolani-. Si tratta di un risultato storico che rende onore alla straordinaria tradizione dei teatri storici della nostra regione e testimonia il valore di un patrimonio culturale unico al mondo. A questa soddisfazione, però, per la comunità di Matelica si accompagna un profondo rammarico. Infatti il teatro Piermarini rappresenta uno dei simboli più prestigiosi della nostra città. È un teatro progettato da uno dei più grandi architetti italiani del Settecento, autore del teatro alla Scala di Milano, e da oltre due secoli costituisce il cuore della vita culturale, sociale e civile della nostra comunità. È un luogo che ha conservato intatti la propria identità, il proprio valore storico e la propria funzione pubblica. Per queste ragioni, l’esclusione del Piermarini dal riconoscimento Unesco suscita inevitabilmente una grande delusione già preannunciata nella prima fase di candidatura».

Per il primo cittadino «non è una questione di campanile ma di rispetto verso una comunità che da oltre duecento anni custodisce con orgoglio questo straordinario bene culturale, investendo risorse, competenze e passione per mantenerlo vivo e fruibile. Il teatro Piermarini non perde certamente il proprio valore perché non inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale. Il suo prestigio resta immutato e continuerà a essere riconosciuto da quanti ne conoscono la storia, la raffinatezza e la bellezza. Tuttavia, è innegabile che il riconoscimento Unesco avrebbe rappresentato un’importante ulteriore opportunità di crescita culturale, turistica ed economica anche per Matelica e per l’intero comprensorio dell’entroterra marchigiano.

Cingolani promette di «continuare investire nel teatro Piermarini, a promuoverne la conoscenza e a valorizzarne il ruolo come luogo di cultura, di partecipazione e di crescita civile. Perché i riconoscimenti sono importanti, ma ancora più importante è il dovere di custodire e tramandare alle future generazioni un patrimonio che nessuna esclusione potrà mai sminuire. Il teatro Piermarini continuerà a essere motivo di orgoglio per Matelica e per tutti coloro che riconoscono nella cultura il fondamento dell’identità di una comunità».

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