Comuni montani, nessuna revisione:
la legge in vigore dal 22 luglio

MONTAGNA - Il dpcm pubblicato in Gazzetta ufficiale senza modifiche, nonostante le proteste e le aperture al dialogo del Governo: il taglio riguarderà 29 centri nelle Marche, sette nel Maceratese. Critico Leonardo Catena, consigliere regionale Pd: «Tutto avallato dalla Regione a guida Acquaroli: a rischio servizi, risorse, opportunità»

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capponi roma sindaci

I sindaci dei Comuni esclusi a Roma durante una manifestazione contro la nuova legge

Le aperture al dialogo ci sono state solo a parole. Perché invece, all’atto pratico, il Governo ha tirato dritto sulla riforma dei Comuni montani, pubblicando in Gazzetta ufficiale il dpcm attuativo con i nuovi, contestati, criteri di definizione che entrerà in vigore dal prossimo 22 luglio. E così 29 Comuni delle Marche, tra cui sette del Maceratese (Belforte, Cingoli, Colmurano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano, Tolentino e Treia) escono ufficialmente dal novero, con tutte le potenziali conseguenze del caso per quanto riguarda agevolazioni e sostegni previsti per tali enti.

Ai sensi del dpcm approvato sono montani i comuni che soddisfano almeno uno dei seguenti criteri: almeno il 20% della superficie del territorio comunale al di sopra di 600 metri di altitudine sul livello del mare e almeno il 25% della superficie del territorio comunale con pendenza superiore al 20%, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline; altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 350 metri sul livello del mare e almeno il 5% della superficie del territorio comunale con pendenza superiore al 20%, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline; altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 400 metri sul livello del mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline; altitudine massima pari o superiore a 1.200 metri sul livello del mare; comuni con altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 300 metri sul livello del mare, appartenenti a Province con territorio interamente montano e confinanti con Stati esteri. Sono, inoltre, classificati come montani i comuni che confinano esclusivamente con uno o più comuni che soddisfano almeno uno dei criteri riportati sopra, oppure con i suddetti comuni e uno Stato estero oppure con uno Stato estero, purché l’altitudine media della superficie del territorio comunale sia pari o superiore a 200 metri sul livello del mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline;  i comuni appartenenti a  un  gruppo  di  comuni  tra  di  loro confinanti,  fino  a  un  numero  massimo  di  cinque,  ciascuno  con altitudine media pari o superiore a 200 metri sul livello  del  mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli  da  pesca,  stagni, saline, a condizione  che  il  gruppo  di  comuni  sia  completamente circondato da comuni che soddisfano almeno uno dei criteri di cui  sopra, oppure da tali comuni e uno  Stato  estero,  oppure  da  uno Stato estero.

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Leonardo Catena, consigliere regionale Pd

Sulla questione è tornato il consigliere regionale Pd Leonardo Catena. «Una scelta completamente avallata dalla Regione, nonostante le rassicurazioni della maggioranza guidata da Francesco Acquaroli – punge Catena – la destra ha preferito difendere la famosa filiera piuttosto che i propri territori più fragili. Perdere lo status di Comune montano non è un semplice cambiamento burocratico, come la destra vorrebbe far passare. Significa mettere in discussione servizi, risorse, opportunità e strumenti pensati per sostenere cittadini e territori che ogni giorno affrontano sfide particolari e importanti, dallo spopolamento alle scuole, al commercio e ai servizi essenziali».

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