«Manifestazione fascista a Sarnano,
da chi è stata autorizzata?
E’ un fatto vergognoso e inaccettabile»
ADUNATA - Al cimitero comunale è stata organizzata una cerimonia per ricordare la "Strage di Sarnano". Presente il consigliere comunale di maggioranza Alessandro Bruschi. Angelo Sciapichetti, segretario provinciale del Pd: «Speravamo che scene dell'orrore con tanto di scritte tipo "camerati" e canzoni del ventennio che testimoniano il ritorno dell'estrema destra, appartenessero al passato. Il sindaco chiarisca»

Alessandro Bruschi alla cerimonia
«Se non ci fosse stato il video, avremmo fatto davvero fatica a credere a quanto accaduto a Sarnano il 21 giugno. Speravamo che scene dell’orrore con tanto di scritte tipo “camerati” e canzoni del ventennio che testimoniano il ritorno dell’estrema destra, appartenessero al passato o si potessero vedere organizzate altrove, non in una terra dai valori profondamente democratici come la nostra», così il segretario provinciale del Pd Angelo Sciapichetti. La questione riguarda il raduno a cui ha partecipato anche il consigliere di maggioranza di Sarnano, Alessandro Bruschi, organizzato dalla Rsi al cimitero comunale. Si tratta di una cerimonia per la commemorazione della 82esima “Strage di Sarnano”. Organizzata da Continuità ideale Rsi, Aries nazionale, Direzione rivoluzione, Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi Repubblica sociale italiana. Si sono sentiti termini come camerati, canzoni del Ventennio, e Bruschi ha detto: «E’ un grande onore stare qua. Come rappresentante del Comune, tesserato Casa Pound, vorrei anche ringraziare i sarnanesi presenti, non sono moltissimi, ma spero che questi anni che sto lassù in Comune di riuscire a portarmene un po’ di più a questo evento».

Angelo Sciapichetti
«Il ripetersi con troppa frequenza qua e là di scene simili significa che non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia – dice Sciapichetti – perchè la nostra Costituzione fondata su valori antifascisti deve essere difesa quotidianamente e pertanto ogni tentativo di minimizzare o peggio, giustificare gesti che richiamano il fascismo non può essere tollerato. Quanto accaduto a Sarnano – prosegue l’esponente del Pd – è inaccettabile e vergognoso, come inaccettabile è il fatto che sulla manifestazione fascista, invece di essere condannata da tutte le forze politiche democratiche, a destra si faccia finta di non vedere e di non sentire facendo passare totalmente il tutto sotto silenzio. Il Pd della provincia di Macerata condanna con forza l’adunata fascista e non intende per niente minimizzare, condivide totalmente, facendole proprie, la lettera inviata al prefetto di Macerata e l’interrogazione presentata in Consiglio comunale dai consiglieri di minoranza Sabina Ascenzi, Federico Dari, e Giacomo Piergentili della lista “Insieme per Sarnano”. Nonostante siano già passati diversi giorni, il sindaco è rimasto totalmente muto soprattutto rispetto alla presenza del consigliere comunale Bruschi; lo invitiamo pertanto a far sentire la propria voce per condannare e prendere ufficialmente le distanze dall’accaduto perchè una cosa è certa: il fascismo è morto, ma i fascisti ci sono ancora e per questo vanno combattuti con la forza della democrazia. Il sindaco inoltre deve chiarire se corrisponde a verità il fatto che lo stesso Bruschi abbia sostenuto in quella infausta occasione di rappresentare il Comune. Se così fosse, da chi è stato autorizzato? E inoltre, la commemorazione organizzata da fantomatiche sigle che si richiamano alla repubblica sociale italiana è stata autorizzata? Se sì, quando e da chi?».
Il fascismo non è morto, è nascosto qua e là, anche nelle istituzioni, forte del fatto che pochi ricordano la storia di pochi decenni fa. Sarnano ne è un piccolo esempio.
Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione, il carattere commemorativo di un evento non è un “salvacondotto” assoluto che rende lecito qualsiasi atto compiuto durante il suo svolgimento. La discriminante fondamentale, come ribadito anche dalla recente giurisprudenza, è la finalità dell’azione.
• Il superamento del limite commemorativo: Quando il promotore o un partecipante istituzionale – nel caso specifico, un consigliere comunale che dichiara esplicitamente di agire in quanto “rappresentante del Comune” – utilizza lo spazio della commemorazione per lanciare appelli politici, rivendicare l’appartenenza a formazioni di estrema destra (Casa Pound) e manifestare l’intento di ampliare il bacino di adesioni a simili eventi futuri, la natura puramente commemorativa dell’atto viene meno.
• L’elemento del proselitismo: L’espressione “spero che questi anni che sto lassù in Comune di riuscire a portarmene un po’ di più a questo evento”, a parte l’italiano assai zoppicante, esplicita un obiettivo che va oltre il ricordo dei caduti: la propaganda politica attiva. L’uso della carica pubblica per invitare i cittadini a partecipare a una manifestazione intrisa di simboli e terminologia fascista configura una condotta che appare funzionale alla diffusione dell’ideologia del disciolto partito fascista.
Non capisco di cosa sia fiero il Bruschi.Dei partigiani uccisi o del fatto che gli stessi abbiano liberato Sarnano dai nazi fascisti?
il fascismo è nato in Italia non si è mai stupito non è mai morto e ora è risorto trionfante ovunque in tutte le manifestazioni che riguardano il nostro povero paese, nel governo e nella gente. Però questa gente si dimentica che la Repubblica sociale fu alleata dai nazisti e che ci fu una guerra civile per liberarsi da questi orrori. Guerra civile fratello contro fratello. E adesso stiamo forse tornando in quella direzione?
Casa Pound & co.: nostalgici di qualcosa che non hanno mai conosciuto che manifestano grazie alla libertà garantita da chi ha rovesciato ciò di cui loro hanno nostalgia. A casa mia si chiama: sputare nel piatto in cui si mangia. La peggior categoria sociale possibile.
Secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sentenza n. 16/2024), il saluto romano non è sempre reato. La sua punibilità dipende dal contesto. Se il gesto è puramente commemorativo e non presenta il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista, non costituisce reato ai sensi della Legge Scelba.
Dal mio punto di vista capisco la posizione di Sciapichetti, così come posso capire la motivazione dei partecipanti alla manifestazione di Sarnano tanto ideologicamente deprecata. Per meglio spiegarmi vorrei porre l’attenzione sul fatto che in America la guerra di secessione (1861-1865) viene definita senza eccezioni come “guerra civile” sia dai vinti che dai vincitori, mentre in Italia il conflitto che si è consumato nel territorio italiano dal 1943 e il 1945 si vuole definite “guerra di liberazione” anziché “guerra civile”. Ritengo che questa asincronia nei differimenti termini utilizzati, non trova giustificazione dalla diversa collocazione temporale dei due esempi citati, ma derivi da una visione ideologica della storia che per me male si concilia con i fondamenti di una democrazia occidentale quale è l’Italia. Libertà di espressione garantita dalla Costituzione, principio che contrasta con le eccezioni contenute in alcuni articoli provvisori della stessa Costituzione e che in quanto provvisori, oggi come oggi, non ritengo che possano essere preminenti rispetto ai diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione e che non hanno un carattere di provvisorietà. Concludo osservando che in occasione di queste manifestazioni qualcuno alza gli scudi allarmato con frasi del tipo “il fascio ancora esiste” a costoro vorrei porre la semplice domanda: “perché?”.
Ci vorrebbero Black il macigno o il Capitano Mark per rispondere a tanta insulsaggine.
Risponderei con una sventolata di bandiere scudocrociate.
Ci mancherebbe pure che una manifestazione debba essere autorizzata, mica siamo nel ventennio! Bisognerebbe piuttosto distinguere tra la commemorazione di tutti i caduti di quel periodo, che assunse anche i tratti della guerra civile, ed un ingenuo quanto inappropriato ecumenismo a posteriori che assolve e accomuna tutti in nome di coraggio e fedeltà a ideali. Ma gli obiettivi e i valori non possono essere messi sullo stesso piano, per ragioni morali, politiche e di ricostruzione storica. Resta comunque prezioso il lavoro di ricerca e memoria che svolsero ad esempio Giuseppe Piervenanzi e Roberto Scocco, perché la storia è anche revisione e non va scritta soltanto dai vincitori. Il presidente Mattarella comunque a San Severino per il 25 aprile parlò di “sedicente Repubblica Sociale Italiana” additando pure “l’ onta dei collaborazionisti che avevano affiancato l’ occupante privilegiando il partito alla Patria”: parole inequivocabili.
Per rispondere al signor Munafò.
La guerra civile americana è tale perché si combatte tra gli Stati del Nord e quelli secessionisti del Sud contrari alla dichiarazione di Lincoln sull’abolizione della schiavitù.Ma il conflitto vero come sempre erano gli interessi economici e si scontrarono solo americani sul suolo americano.In Italia la Storia è diversa:nel 1940 Mussolini alleato dei tedeschi dichiarò Guerra a Francesi ed Inglesi portandoci di fatto nella WWII contro tutti gli Alleati.Nel ’43 con la caduta del fascismo entra in scena la lotta partigiana che si inserisce di fatto nel contesto globale come avvenne in tutti i paesi invasi dai nazisti.A Sarnano come in tutto il resto d’Italia i partigiani si trovarono a fronteggiare i nazisti e le truppe della neonata RSI (fanatici fascisti).Il loro scopo momentaneo era quello di intralciare la ritirata delle truppe tedesche per agevolare l’avanzata da sud degli alleati.Cosa che avvenne nel ’45 grazie a tutte le forze alleate e allo sforzo di tutti i partigiani di tutta Europa.Da li Festa di Liberazione dal Nazifascismo che si celebra in tutti i paesi.Da ciò è nata la nostra Costituzione che è stata costruita per un Paese Liberato in cui il fascismo non trovi più radici.Quindi no,la lotta partigiana non è stata un triste episodio fra italiani,è stato un gesto eroico in un contesto di guerra globale.Chi ricorda i Repubblichini non fa altro che infangare la memoria di tutti i caduti (Italiani e non,da qualunque paese essi provenissero) che ci hanno liberato dal Nazifascismo.Non ci potrà mai essere parificazione tra le due componenti.Chi vuoi commemorare i Repubblichini lo faccia serenamente in privato senza vantare chissà quali orgogli viste le nefandezze causate a tutti i popoli civili coinvolti nella WWIi.Per quanto riguarda la legalità o meno della sceneggiata il Sig.Giorgi è stato più che esaustivo.
Per il signor Cinquantini.
L’uso di determinati termini non identifica le persone a cui sono rivolti ma a chi le usa.
La storia delle amministrazioni comunali italiane è ricca di casi in cui esponenti eletti all’interno di liste civiche moderate o partiti tradizionali di centrodestra hanno poi compiuto azioni eclatanti che ne hanno svelato l’ideologia neofascista o l’appartenenza a movimenti radicali come CasaPound.
Questi episodi seguono quasi sempre lo stesso schema: candidatura “profilo basso” per raccogliere preferenze sul territorio, elezione e successiva azione nostalgica (saluti romani, commemorazioni della RSI o post sui social) che innesca la polemica nazionale.
I precedenti più noti in Italia includono:
Il caso di Lucca (2022): Nelle elezioni comunali del 2022 a Lucca, la coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni. Subito dopo, si è scoperto che tra gli eletti nelle liste a sostegno del sindaco figuravano esponenti di spicco e storici militanti locali di CasaPound. La polemica è esplosa quando uno dei consiglieri eletti ha iniziato a esprimere posizioni radicali incompatibili con la veste civica iniziale, portando all’attenzione dei media nazionali il peso che il movimento della tartaruga frecciata aveva assunto nella giunta e nel consiglio comunale toscano tramite liste civiche civetta.
Le Comunali di Roma (2021): Durante le elezioni amministrative di Roma del 2021, diversi candidati della coalizione di centrodestra guidata da Enrico Michetti (in particolare all’interno delle liste della Lega) erano noti esponenti o ex responsabili di CasaPound. Le denunce sollevate dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) evidenziarono come molti di loro avessero nascosto i riferimenti diretti al fascismo nei manifesti elettorali, per poi sfoggiare tatuaggi con croci celtiche e simboli d’area non appena si profilava l’attività istituzionale o la campagna nei quartieri.
Il consigliere di Cogoleto (2021): Un caso non direttamente legato a CasaPound ma identico nella dinamica del “clamoroso autogol” è avvenuto nel comune ligure di Cogoleto (Genova) nel Giorno della Memoria del 2021. Tre consiglieri comunali eletti nel centrodestra hanno votato alcune delibere in consiglio facendo ripetutamente il saluto romano favore di telecamera (le sedute erano in streaming). Il gesto ha causato un’ondata di indignazione nazionale, l’intervento della magistratura e l’immediato isolamento politico dei consiglieri da parte dei loro stessi partiti d’origine, che avevano garantito per loro in campagna elettorale.Il “mimetismo” strutturale
Per i movimenti come CasaPound o Forza Nuova, questa non è una distrazione, ma una strategia politica teorizzata:
Fase 1: Si sfrutta il radicamento sociale (sportelli sociali, liste di quartiere, volontariato) per ottenere voti personali.
Fase 2: Si negozia l’inserimento in liste civiche o partiti maggiori per superare lo sbarramento.
Fase 3: Una volta dentro le istituzioni, la natura ideologica riemerge inevitabilmente attraverso gesti simbolici, poiché l’obiettivo di fondo resta la legittimazione della propria area politica.
(Fonte AI, le risposte dell’AI potrebbero contenere errori)
Mussolini fu giustiziato nel 1945, e con lui finì il Fascismo storico. Se gli avessero sparato a Campo Imperatore, l’Italia si sarebbe risparmiata due anni di guerra contro gli Alleati e, quel che è peggio, una guerra civile che spaccò l’Italia e gli Italiani e che viene continuata ancora oggi da chi non ha nuove idee da proporre. Ciò è servito soprattutto alla Sinistra storica: di ieri per stornare l’attenzione sulle dittature comuniste. Di oggi per coprire il vuoto politico in cui si dibatte… Ciò che avviene sia da parte “repubblicana”, sia da parte della “Resistenza” è ormai solo una “rievocazione storica”, del tipo di quelle medievali che facciamo. Sono solo di pochi figuranti…
Mi preoccupano invece gli “apprendisti stregoni” che vogliono chiudere questo tempo di democrazia approssimativa per portare le masse popolane e popolari verso guerre tra Stati e schieramenti, per favorire i produttori di armi e quindi i grossi guadagni dietro i quali ci sono i grossi capitali e l’alta finanza. Con il popolo come “carne da cannone”, o “da missile”, o “da drone”.
Potremmo magari paragonare alla lontana uno Zelansky come un “piccolo” Mussolini, solo perché ambedue hanno mandato al fronte i loro cittadini, volenti o nolenti, mentre l’attore politico e il Dux attore se ne sta/se ne stava al sicuro, al coperto, senza patire la fame, la sete, la paura e risparmiandosi la vita, mentre i fessi stavano/stanno a morire per loro. E se Zelensky dovesse fare la fine di Mussolini, la differenza starebbe nei quattrini messi da parte dal primo e dal secondo: Tanti, il primo… E poche briciole il secondo.
Al di là della scontata retorica post-bellica, porto all’attenzione del sign Paoloni due punti:
1. Per definizione (cfr. Treccani) si intende per “guerra civile”, un “conflitto tra i Cittadini di uno stesso stato diviso in fazioni” e i combattenti della R.S.I sono italiani come quelli che aderirono alle SS e italiani i partigiani e gli aderenti all’esercito di Badoglio (dopo l’8 settembre). Per cui ritengo che la guerra combattuta in Italia tra il 1943 e il 1945 era anche una guerra civile come lo fu la guerra di successione americana
2. Dopo il patto Molotov per l’Unione Sovietica e Ribbentrop per la Germania che portò alla spartizione della Polonia (1939), TOGLIATTI imposta la linea politica del Partito Comunista italiano RIBADENDO con forza la FEDELTA’ all’URSS scrivendo agli iscritti del partito di guardare sempre alla rivoluzione russa per non sbagliare mai, AVALLANDO e appoggiando l’alleanza russo-tedesca con quello che ne deriva (salvo uno sparuto gruppo di iscritti la maggioranza seguì questa direttiva). Dopo l’attacco tedesco all’Unione Sovietica cambiò ovviamente linea politica
Che insegnamento trarre da questo oltre al fatto scontato che la storia la riscrivono i vincitori? La realtà dei fatti può piacere o non piacere ma tali restano comunque e parte la morale che di volta in volta si sposa, o che si vuole imporre … un certo Einstein nel 1917 scrisse che non esistono sistemi di riferimento assoluti, tutti sono sullo stesso piano qualunque riferimento scegliamo
Ode alla Cattiveria Senza Colore
La cattiveria non ha colore, ed è questa la sua unica onestà.
Nasce sempre dalle stesse due piaghe antiche: troppo potere nelle mani di pochi, e un’ideologia che ti autorizza a macellare l’uomo per salvare l’Umanità.
Fascismo e nazismo lo urlavano senza pudore: Stato Dio, Capo Dio, nemico da schiacciare.
Il comunismo, più ipocrita e quindi più duraturo, lo fece in nome dell’amore per il popolo, con la stessa polizia, gli stessi campi, gli stessi cadaveri.
Stessa liturgia, diversa liturgia. Stessa menzogna.E ora?
Ora “fascismo” è diventato un rumore, un insulto da servo che ha perso il senso delle parole.
Lo gridano contro chiunque non si prostri al nuovo idolo del momento.
Quando tutto è fascismo, niente lo è più, e la stupidità trionfa in pace.
Ottimo affare per i nuovi tiranni.La lezione del Novecento non è stata imparata, perché non era una lezione: era una conferma.
L’uomo è un animale che, appena gli dai un altare e una bandiera, comincia a sognare il paradiso e a costruire l’inferno.
Dagli il potere assoluto e una grande narrazione, e vedrai la bestia alzarsi, vestita di giustizia.Che sia la razza, la classe, la nazione, la rivoluzione, l’uguaglianza, la diversità, il clima o Allah, poco importa.
Il meccanismo è identico: sacrificare l’individuo concreto sull’altare dell’Astratto.
E l’individuo, quel miserabile, acconsente sempre, purché gli promettano di far parte dei giusti.Meglio diffidare di chiunque arrivi con il pugno chiuso e il sorriso luminoso.
I paradisi terrestri puzzano sempre di carne bruciata.
La libertà non è una conquista definitiva: è una tregua fragile tra due barbarie.
E la barbarie, ahimè, è la condizione naturale dell’uomo quando smette di avere paura di se stesso.Noi non usciamo dalla storia.
Ci giriamo dentro come topi in una ruota, convinti ogni volta che questa volta il rosso sarà diverso dal nero.
Illusi.
La cattiveria non ha colore.
Ha solo fame.
A forza di chiudere un occhio ieri e chiuderne un altro oggi, le nostre autorità sono diventate cieche. https://www.oglioponews.it/2024/10/31/vasco-rossi-ricorda-il-papa-non-ti-piegasti-al-nazi-fascismo-ora-sono-tornati/
Le canzoni del rosso colore son più belle:
https://www.youtube.com/watch?v=akBt4d1pLQw
Ode a Berlinguer e alla piccola martire
In un secolo che puzzava di ferro e di dialettica, un giovane comunista, già segnato dal virus dell’assoluto, nominò come modello di donna una bambina sgozzata per aver detto no. Santa Maria Goretti: undici anni, sangue vergine, perdono sulla lama. Non la compagna emancipata, non la rivoluzionaria dai seni liberi, non la futura stakanovista del sesso e della produzione. No. Una santa cattolica, immobile nella sua purezza come una statua di sale.Che abisso di sincerità, che scandalo dolce e atroce.Berlinguer, figlio di quel confine doloroso tra Sardegna cattolica e marxismo importato, portava ancora dentro la ferita della trascendenza. Non aveva ancora imparato a mentire con eleganza dialettica. Guardava la donna e vedeva, dietro la nebbia delle teorie, qualcosa di intatto: il rifiuto, il limite, la carne che dice “fino a qui” e preferisce la morte alla violazione. In quell’età in cui il comunismo era ancora religione inversa, egli scelse il simbolo più nemico, più puro, più inutile secondo i suoi futuri compagni. C’è una grandezza tragica in questo. L’uomo che avrebbe guidato il PCI negli anni della sua maggiore ipocrisia conservava, in fondo all’anima, un’immagine di castità martoriata. Come se intuisse oscuramente che ogni ideologia, una volta sazia di potere, finisce per stuprare ciò che dice di liberare. E che l’unico gesto davvero rivoluzionario, alla fine, resta quello di chiudere le gambe davanti alla Storia che avanza con i calzoni calati.Oggi quel nome suonerebbe come bestemmia. Un segretario di sinistra che sogna una vergine martire? I nuovi puritani del progresso lo lapiderebbero sui social con la ferocia bonaria dei castrati morali. Perché essi non sopportano più la purezza: la vogliono liquida, negoziabile, inclusiva. La purezza li offende. Ricorda loro che esiste ancora un No assoluto, irriducibile, che nessuna assemblea, nessun corso di gender studies, nessun orgasmo collettivo può dissolvere.Berlinguer, rigido, ascetico, quasi monaco rosso, portava in sé questa contraddizione magnifica: voleva cambiare il mondo ma non riusciva a smettere di credere che certe cose non si toccano. La vulgata lo ha poi lavato, sterilizzato, trasformato in icona laica per radical-chic. Ma l’aneddoto rimane, come una scheggia di vetro nella carne del mito: il comunista che ammirava una santa stuprata e uccisa piuttosto che una compagna che si dava per la Causa.In fondo, tutti i grandi uomini sono incoerenti. La loro grandezza sta precisamente nell’incoerenza che li salva dalla perfetta idiozia del sistema. Berlinguer non fu grande perché comunista. Fu grande perché, per un momento, davanti alla domanda più stupida del mondo – «qual è il tuo modello di donna?» – rispose con il cuore di un ragazzo sardo ancora capace di arrossire davanti al mistero della carne inviolata.E la Storia, quella puttana vecchia e sdentata, sorrise amaramente. Perché sapeva che anche i rivoluzionari, prima o poi, si inginocchiano davanti a una bambina morta piuttosto che davanti ai loro stessi slogan.
L’ “Ode a Berlinguer e alla piccola martire” è una riflessione letteraria e provocatoria che rilegge il celebre episodio del 1947 in chiave poetico-esistenziale. L’autore mette in contrasto la purezza assoluta del rifiuto di Maria Goretti con le logiche di potere della Storia e delle ideologie politiche.
Temi chiave del testo
• Il No assoluto: Il gesto di Maria Goretti viene interpretato come l’atto rivoluzionario per eccellenza, un limite invalicabile opposto alla violenza della Storia.
• La nostalgia della trascendenza: Berlinguer viene descritto come un “monaco rosso”, un leader scisso tra il rigore del marxismo e un profondo senso etico e sacrale, ereditato dalle sue radici sarde.
• Critica alla modernità: Il testo lancia una dura invettiva contro il progresso contemporaneo, accusato di aver mercificato e reso “liquido” ogni valore, perdendo la capacità di comprendere il senso del sacro e del martirio.
• L’incoerenza dei grandi: La grandezza del leader politico viene rintracciata proprio in questo cortocircuito ideologico, dove l’emozione autentica supera la dottrina del partito.
Contesto storico e sfumature
Nella realtà storica del 1947, il discorso di Berlinguer alla FGCI aveva un obiettivo politico preciso e figlio del suo tempo. Il PCI di Palmiro Togliatti stava costruendo il “partito nuovo”, una forza di massa che doveva dialogare con il mondo cattolico e rispettare la sensibilità religiosa dell’Italia profonda.
Affiancando Maria Goretti a Irma Bandiera, Berlinguer non cercava solo una suggestione mistica, ma voleva dimostrare che l’eroismo, lo spirito di sacrificio e la difesa della propria dignità erano valori universali, capaci di unire le giovani cattoliche e le giovani comuniste nella ricostruzione del Paese.
*Irma Bandiera, nota con il nome di battaglia “Mimma”, è stata una partigiana italiana, eroina della Resistenza bolognese e Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. È diventata uno dei simboli più luminosi e tragici del coraggio femminile e del rifiuto di collaborare con il nazifascismo.
Profilo e attività nella Resistenza
• Origini: Nata a Bologna l’8 aprile 1915 da una famiglia benestante, scelse di non rimanere indifferente di fronte alla guerra e all’occupazione tedesca.
• Ruolo: Operò come staffetta e combattente nella 7ª Brigata GAP “Gianni Garibaldi” di Bologna, trasportando armi, documenti e informazioni segrete nelle zone più rischiose.
Il martirio
• L’arresto: Il 7 agosto 1944 fu catturata dai fascisti della Compagnia Autonoma Speciale mentre rientrava da una rischiosa missione di trasporto armi.
• Le torture: Fu segregata e sottoposta per sette giorni e sette notti a feroci sevizie affinché rivelasse i nomi dei compagni e la posizione delle basi partigiane. I suoi aguzzini arrivarono ad accecarla, ma lei mantenne il silenzio assoluto.
• La morte: Il 14 agosto 1944 fu portata dai fascisti vicino alla sua abitazione al Meloncello di Bologna, dove fu fucilata. Il suo corpo fu lasciato esposto in strada per un giorno intero come macabro avvertimento per la popolazione.
Il legame con il discorso di Berlinguer
La sua totale dedizione e la forza d’animo dimostrata di fronte alla morte spinsero Enrico Berlinguer, nel 1947, ad affiancare il suo nome a quello di Maria Goretti. Pur appartenendo a mondi ideologici opposti (una partigiana comunista e una giovane martire cattolica), entrambe incarnavano per il leader politico il medesimo principio: l’integrità morale spinta fino all’estremo sacrificio pur di non piegarsi alla violenza dell’oppressore.
(Puntini sull’AI)
La Storia, uno scandalo che dura da diecimila anni.
Così Elsa Morante definì la Storia ufficiale (con la “S” maiuscola), fatta di guerre, massacri e prevaricazioni perpetrate dai potenti a danno degli innocenti.
Il romanzo, ambientato a Roma durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale, segue le vicende di Ida Ramundo e dei suoi figli, Nino e Useppe. Attraverso gli occhi degli ultimi e dei dimenticati, la Morante mette in luce il contrasto straziante tra la grandiosità tragica degli eventi storici e la piccolezza delle vite di chi li subisce senza averli cercati. È una denuncia amara e senza tempo contro la violenza ciclica del potere.
Palmiro Togliatti volle l’inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione (Articolo 7) principalmente per evitare una spaccatura religiosa nel Paese e consolidare il Partito Comunista Italiano (PCI) come forza di governo legittima e nazionale. Nella storica seduta dell’Assemblea Costituente del 25 marzo 1947, il voto favorevole del PCI fu decisivo per l’approvazione dell’articolo, cogliendo di sorpresa le forze laiche e socialiste.
Le ragioni profonde della scelta strategica di Togliatti si articolano in tre punti fondamentali.
1. Evitare la “Guerra Santa” e la divisione dei lavoratori
• Pace religiosa: Togliatti temeva che un rifiuto del Concordato avrebbe scatenato uno scontro frontale con la Chiesa Cattolica e il Vaticano, allora guidato da Pio XII.
• Unità delle masse: Il leader del PCI voleva evitare di allontanare i lavoratori di fede cattolica dal partito. Separare la classe operaia lungo linee religiose avrebbe indebolito l’unità sindacale e politica che i comunisti cercavano di costruire.
2. Legittimazione del PCI come “Partito Nuovo”
• Forza di governo: Votando a favore, Togliatti volle dimostrare che il PCI non era una fazione estremista o anticlericale guidata da Mosca, ma un partito maturo, “nazionale” e responsabile, capace di rispettare le tradizioni religiose della maggioranza degli italiani.
• Strategia democratica: Questa mossa rientrava nella “svolta di Salerno” e nella costruzione di una democrazia progressista per via parlamentare, che richiedeva una convivenza pacifica con la Democrazia Cristiana (DC).
3. La formula dell’articolo e la flessibilità futura
• Modificabilità bilaterale: Nel suo storico discorso alla Costituente del marzo 1947, Togliatti chiarì che il PCI considerava il Concordato come uno strumento bilaterale modificabile nel tempo.
• La clausola chiave: L’Articolo 7, infatti, stabilisce che le modificazioni dei Patti, se accettate dalle due parti, non richiedono il procedimento di revisione costituzionale. Togliatti accettò il richiamo ai Patti fascisti del 1929 con la convinzione che la neonata democrazia avrebbe potuto aggiornarli in seguito (cosa poi avvenuta nel 1984 con l’Accordo di Villa Madama).
Le risposte dell’AI potrebbero contenere errori.
Il collegamento tra il voto di Togliatti sul Concordato nel 1947 e il richiamo a Maria Goretti da parte di Enrico Berlinguer nel 1948 (poi ripreso dallo stesso Togliatti nel 1953) risiede nella strategia del PCI di penetrare nel mondo cattolico ed egemonizzarlo sul piano dei valori morali e sociali.
Non si tratta di una bizzarria isolata, ma del medesimo filo conduttore politico che lega la nascita della Repubblica alla stagione del Compromesso Storico.
1. La continuità della strategia “nazionale”
• Togliatti nel 1947 inserisce i Patti Lateranensi nella Costituzione per dimostrare che i comunisti rispettano il sentimento religioso degli italiani e non vogliono una guerra civile di matrice clericale.
• Berlinguer nel 1948 (durante la relazione al Fronte della Gioventù) e Togliatti nel 1953 (per le ragazze della FGCI) propongono la figura di Santa Maria Goretti come modello di virtù per le giovani comuniste.
• Il nesso: Entrambi i gesti servono a smontare lo stereotipo del comunista “mangiapreti”, ateo e distruttore della famiglia, imposto dalla propaganda democristiana dell’epoca.
2. Il sincretismo morale: dalla Resistenza alla Santità
• Eroine speculari: Nel suo discorso alle nuove generazioni, Berlinguer affianca la figura di Irma Bandiera (partigiana bolognese torturata e uccisa dai fascisti) a quella di Maria Goretti (la bambina uccisa nel 1902 per essersi ribellata a un tentativo di stupro).
• Il significato: Per Berlinguer, entrambe incarnano la medesima fermezza morale, spirito di sacrificio e coraggio estremo di fronte alla violenza. Il PCI tenta così di operare una sintesi etica: i valori di dignità propugnati dal cattolicesimo popolare non sono estranei al comunismo, ma coincidono con la morale del militante rivoluzionario.
3. Le radici del Compromesso Storico e la “Questione Cattolica”
• Dialogo di massa: Togliatti prima e Berlinguer poi compresero che in Italia non si sarebbe mai potuta fare la rivoluzione (né governare stabilmente) andando contro il popolo cattolico.
• Egemonia gramsciana: Parlare ai cattolici usando i loro stessi simboli (il Concordato prima, i santi popolari poi) serviva a creare un terreno comune. Questo approccio culturale di lungo periodo getterà le basi per la politica berlingueriana del Compromesso Storico degli anni ’70, mirata a un’alleanza strategica e governativa proprio con la Democrazia Cristiana.
In sintesi, se Togliatti aprì la porta costituzionale alla Chiesa per ragioni di alta strategia politica, Berlinguer utilizzò la figura di Maria Goretti per scendere sul terreno del costume e della pedagogia popolare, dimostrando che un buon comunista poteva condividere e fare proprio il rigore morale del mondo cattolico.
Le risposte dell’AI possono contenere errori.
Nelle versioni live di “Via della povertà”, Fabrizio De André ha modificato il testo per criticare la politica del Compromesso Storico italiana degli anni ’70, dedicando una strofa a Enrico Berlinguer. In questi versi satirici, il segretario del PCI viene descritto in modo metaforico come qualcuno che viene “violentato” e “avvelenato di pietà” dal Papa (Paolo VI o Wojtyla), rappresentando l’assorbimento del partito comunista da parte delle istituzioni tradizionali. La strofa completa, che descrive Berlinguer punito per la sua frugalità mentre il Papa cambia abiti, sottolinea la visione critica di De André verso l’alleanza con la Democrazia Cristiana.
https://viadelcampo.com/brani/della-poverta-desolation-row