
Botta e risposta tutto maceratese sul Piano triennale per l’internazionalizzazione e l’attrazione degli investimenti 2026-2028 approvato ieri in Consiglio regionale.

Leonardo Catena (Pd)
A dare fuoco alle polveri è il consigliere Pd Leonardo Catena, che sarebbe dovuto essere relatore di minoranza del provvedimento ma che è invece stato all’ultimo sostituito da Antonio Mastrovincenzo a causa di un abbassamento di voce. «Il documento rappresenta un passaggio importante per una regione come le Marche, dove l’export vale circa il 40% del Pil e il tessuto produttivo è fatto in larga parte di piccole e medie imprese. Proprio per questo, serviva uno strumento più coraggioso, più concreto, più verificabile – dice Catena – questo piano contiene elementi condivisibili negli obiettivi, ma presenta limiti evidenti nella sua impostazione. Le Marche attraversano una fase economica delicata: crescita più lenta della media nazionale, crisi in alcuni settori chiave e una dipendenza eccessiva dell’export da pochi comparti. In un contesto così, servivano scelte chiare. Invece ci troviamo davanti a un documento programmatico senza risorse certe, rimandato a piani annuali e privo di obiettivi realmente misurabili. Mancano target quantitativi, indicatori chiari e una valutazione concreta degli effetti su export, occupazione e attrazione degli investimenti. Le azioni previste, dalla partecipazione a fiere internazionali al marketing territoriale, ripropongono strumenti già visti. Ma oggi non basta “esserci”: serve costruire relazioni solide, accompagnare le imprese nei processi di innovazione e rafforzarne la capacità di stare nei mercati nel lungo periodo».
Debole appare anche la strategia di attrazione degli investimenti secondo Catena, così come insufficiente è l’attenzione a temi decisivi: crescita dimensionale delle imprese, ricerca e sviluppo, formazione. «Il punto centrale, però, è un altro: manca una vera politica industriale regionale – finisce l’ex sindaco di Montecassiano – senza una visione, l’internazionalizzazione rischia di diventare solo una vetrina, non uno strumento di trasformazione. La sfida per le Marche non è solo esportare di più, ma costruire uno sviluppo più equilibrato, capace di creare lavoro stabile e di qualità, rafforzare le filiere e tenere insieme i territori. Per questo continueremo a chiedere alla giunta un cambio di passo: meno enunciazioni e più scelte, meno strumenti generici e più strategia».

La sottosegretaria Silvia Luconi
Diametralmente opposta, ovviamente, la visione della sottosegretaria Silvia Luconi. «Ieri non abbiamo approvato un libro dei sogni, ma uno strumento concreto che scandisce la marcia di una Regione che vuole crescere in modo solido e consapevole, distribuendo meglio i flussi turistici e aumentando la qualità della domanda – dice l’esponente di Fratelli d’Italia – i grandi eventi rappresentano una leva strategica decisiva perché ampliano i periodi di visita, rafforzano il racconto del territorio e consolidano l’identità delle Marche come destinazione attrattiva, autentica e ambasciatrice dell’ottima qualità della vita».
Luconi che poi ribatte alle critiche delle opposizioni. «Ho ascoltato in aula narrazioni apocalittiche su un presunto inverno turistico marchigiano, ma i numeri raccontano tutt’altra realtà – dice la tolentinate – le Marche offrono un sistema turistico articolato e competitivo, fondato su cultura, borghi, grandi eventi, turismo esperienziale e valorizzazione diffusa dei territori. Il precedente Piano triennale è rimasto pienamente efficace fino all’approvazione, odierna, del nuovo; quindi, parlare di ritardi significa ignorare il quadro normativo e amministrativo. Senza considerare le azioni già in campo che sono numerose e già operative: bandi per l’animazione dei borghi, sostegno ai grandi eventi regionali, interventi di co-marketing, misure per gli impianti sciistici (di imminente uscita) e investimenti strutturali sulla ricettività. Solo sui borghi sono stati destinati 30 milioni di euro su 60 complessivi previsti dal piano turistico, una scelta mai vista prima nelle Marche e che dimostra una strategia chiara di rilancio dell’entroterra. Anche sul fronte della promozione internazionale i risultati sono evidenti. Nel 2025 le Marche hanno registrato 11,7 milioni di presenze, con una crescita del 3% sul 2024, +6,8% di turismo internazionale e +47% rispetto al 2019 con la giunta Ceriscioli. I visitatori stranieri sono passati da 1,7 milioni del periodo pre-pandemia a 2,3 milioni nel 2025. Sono dati che certificano un’inversione di tendenza reale e il buon lavoro svolto in questi anni, grazie ad Atim che continua ad essere bersagliata probabilmente per scarsa argomentazione, ma la narrazione disfattista si stoppa con una semplice considerazione: se i numeri sono così positivi è perché Atim funziona. Nulla da aggiungere. Sul brand Let’s Marche la narrazione non mi appassiona particolarmente perché il fatto che il brand stesso piaccia o non piaccia è semplicemente una questione soggettiva: o piace o non piace, ma posso certamente dire che ha avuto un carattere fortemente identitario e, a differenza del passato, è stato un brand che si è collegato con dei numeri di crescita turistica senza paragoni, al momento. E questo, leggendo semplicemente i numeri che non sono casuali, ma semmai frutto di scelte politiche ben precise, ha portato a risultati positivi. Il presidente Francesco Acquaroli ha lavorato con un filo logico e altrettanto attento per promuovere la regione come un luogo dove cultura, qualità della vita, natura e tradizioni sono dei segni distintivi del nostro territorio».
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