Plasma gettato, confronto in aula.
Ricostruzione sulle sacche perdute,
dubbi sulla commissione d’inchiesta

CASO – In Regione la questione ha animato il dibattito. Il consigliere Corrado Canafoglia (Fdi): «La politica non entri nei reparti». Micaela Vitri (Pd): «Serve uno strumento per sentire tutte le persone coinvolte». Marta Ruggeri (M5s): «Il 23 marzo 323 unità eliminate e lo stesso giorno si avvia una procedura per acquistare un congelatore, quando i "buoi erano già scappati"». L’assessore Paolo Calcinaro: «L’11 marzo attivati tutti i passaggi per affrontare la criticità, ma non risultavano eliminazioni già avvenute»

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Corrado Canafoglia

di Gino Bove

La commissione d’inchiesta sul caso delle sacche di plasma distrutte rischia di fermarsi sul nascere, mentre il confronto politico si accende sui nodi della gestione e delle responsabilità.

A lasciarlo intendere, durante il consiglio regionale, è il consigliere regionale Corrado Canafoglia (Fdi), avvocato impegnato in grandi casi giudiziari, da Banca Marche all’alluvione di Senigallia, che frena sulla proposta delle opposizioni e invita a riportare il dibattito su un piano tecnico.

«Le commissioni d’inchiesta, per esperienza, portano a poco: chi ha sbagliato difficilmente verrà a dirlo», osserva, parlando di «teatrini» da evitare. E aggiunge: «Bisogna capire cosa è successo e, se ci sono responsabilità, sarà la Regione a dover denunciare e magari costituirsi parte civile. I cittadini non ci hanno votato per perdere tempo».

Il nodo, secondo Canafoglia (Fdi), è distinguere tra politica e gestione operativa: «L’assessore è un organo politico e deve dare indirizzi. L’organizzazione del sistema sangue spetta al dipartimento. La politica non deve entrare dentro i reparti e questo non è uno scaricabarile, è la legge». Poi la stoccata: «Forse qualcuno è abituato a gestire direttamente i reparti, ma non funziona così». Nel merito richiama anche l’intervento dell’ex assessore Angelo Sciapichetti (Pd), secondo cui per evitare la distruzione delle sacche sarebbero bastate «due telefonate»: una all’Avis per rallentare la raccolta come si fa durante le feste e una al Centro nazionale sangue per redistribuire il plasma. «Si potevano fare nell’arco di 24 ore, la domanda è: perché questa volta non è stato fatto?». Una posizione che lascia intravedere la possibile bocciatura della proposta delle minoranze, mentre l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale dovrà decidere se ammettere la richiesta e portarla in aula. La consigliera Micaela Vitri (Pd) ribadisce: «Quella nominata dal presidente non è una vera commissione d’inchiesta», chiedendo uno strumento capace di «ascoltare tutte le persone coinvolte».

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I banchi dell’opposizione

Dall’opposizione la replica è articolata e punta sia sulle responsabilità sia sui passaggi operativi che hanno portato alla distruzione delle sacche. Nel dettaglio entra Marta Ruggeri (M5s), che parla di «mancato controllo» e ricostruisce una tempistica che solleva interrogativi: «Il 18 marzo il direttore generale Gozzini, dg dell’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche, chiede una relazione sui disservizi. Appena due ore dopo il dottor Mauro Montanari, ex direttore del dipartimento regionale di medicina trasfusionale delle Marche, risponde che la dismissione delle sacche era già stata discussa l’11 marzo». Un elemento che, secondo l’opposizione, dimostrerebbe come il problema fosse noto con largo anticipo rispetto agli atti formali. E ancora: «Il 19 marzo si chiede di fermare le donazioni, ma il 23 marzo si parla già di 323 unità eliminate perché non lavorate o lavorate oltre le 24 ore. Sempre il 23 marzo si avvia una procedura per acquistare un congelatore, quando i “buoi erano già scappati”».

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Paolo Calcinaro

Arriva però un affondo ancora più duro, che allarga il caso oltre l’emergenza delle sacche distrutte e chiama in causa scelte politiche e gestionali degli ultimi anni. Il consigliere regionale Antonio Mastrovincenzo (Pd) parla apertamente di «Plasmagate» e accusa: «L’assessore Calcinaro finge di non comprendere che non si tratta di un incidente di percorso, ma del culmine di una crisi che parte da lontano». Nel mirino anche una email del 27 febbraio firmata dal dirigente del dipartimento Salute Antonio Draisci: «È un’autentica vergogna — incalza — perché da quel documento emerge che, pur sapendo dell’impossibilità di processare il plasma, si è scelto di spingere la raccolta per evitare ricadute mediatiche negative». «La propaganda ha prevalso sulla sicurezza tecnica», afferma, sostenendo che i laboratori non avrebbero potuto gestire i volumi nei tempi necessari. Secondo l’esponente dem si tratta di un «disastro annunciato» già dal 2023, con segnalazioni e proposte rimaste inascoltate: «Anni di avvertimenti caduti nel vuoto. Anche nel 2024 avevo acceso i riflettori con un atto ispettivo, ricevendo rassicurazioni poi smentite dai fatti». E aggiunge: «Questo non è solo un danno economico, ma un colpo alla fiducia dei donatori». Infine l’affondo: «Sulla possibile conservazione del plasma a 4 gradi, che lo renderebbe inutilizzabile, la parola passa alla magistratura e alla corte dei conti».

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La seduta odierna

L’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro invita alla prudenza e ricostruisce numeri e passaggi: «Per onestà voglio attendere il termine della commissione di valutazione, ma alcuni dati sono oggettivi: le sacche eliminate sono 323, 932 sono state prese in carico dall’Istituto superiore di sanità e altre 300 sono andate a uso farmaceutico. Il rischio di dismettere sacche è stato segnalato alla Regione il 28 febbraio 2026 con una mail del direttore del Dirmt e dell’officina del sangue». Ma aggiunge: «A quella comunicazione è seguita la convocazione di una riunione l’11 marzo. In quella sede sono stati attivati tutti i passaggi per affrontare la criticità, ma non si parlò della dismissione di una singola sacca: non risultavano eliminazioni già avvenute». Poi conclude: «Le eventuali responsabilità saranno chiarite e, se non c’è già un procedimento in atto, saremo noi a predisporre una nota alla Corte dei conti».  

Sul fronte organizzativo si concentra invece l’intervento del consigliere Andrea Nobili (Alleanza Verdi e Sinistra), che punta il dito contro la gestione dell’emergenza e in particolare sulla nomina della dottoressa Giovanna Salvoni come referente dell’officina trasfusionale di Torrette. «C’è un cortocircuito evidente. La stessa figura aveva un ruolo di controllo come responsabile del Centro regionale sangue, ma il controllore non può essere il controllato», attacca. Una lettura respinta dallo stesso assessore Calcinaro che difende la decisione come temporanea e legata all’urgenza: «È stato individuato un punto di riferimento tecnico per superare la criticità». A chiudere, Michele Caporossi (Progetto Marche Vive) torna sulla commissione di verifica immediata disposta dalla Giunta: «Si vada a vedere la legittimità di quell’insediamento, la legge obbliga di avere valutatori iscritti all’albo per questioni di terzietà e difronte a questo non si può fare “spallucce”». Sullo sfondo resta il doppio binario tra accertamenti tecnici e scontro politico, con un obiettivo dichiarato ma ancora lontano: fare piena luce su quanto accaduto.

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