Tittarelli: «Macerata è spenta e slegata,
serve una visione unitaria
Degli anni di Parcaroli non salvo nulla» (Video)

LE INTERVISTE AI CANDIDATI SINDACO (3a puntata) - La nuova guida della coalizione di centrosinistra: «Manca un filo che unisca le varie realtà che costituiscono una ricchezza per la città». Commercio: «Non solo centro storico, serve una visione unitaria per l'economia cittadina». Opposizione assente all'inaugurazione del sottopasso? «Era opportuno esserci. Tutti i lavori che sono in cantiere provengono dalle precedenti amministrazioni»

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L'intervista completa al candidato sindaco Gianluca Tittarelli

di Luca Patrassi (foto-video Federico De Marco)

Gianluca Tittarelli, 56 anni, direttore del centro commerciale Valdichienti e presidente della Pallavolo Macerata, è in piena campagna elettorale per l’elezione a sindaco di Macerata alla guida della coalizione di centrosinistra. Un “papa straniero” lo si direbbe, un esponente della società civile per superare le logiche e i veti incrociati dei vari partiti.

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Gianluca Tittarelli

Si candida con una coalizione di centrosinistra sì ma che pare molto sbilanciata a sinistra con Avs, 5 Stelle, i comunisti di Savi e Lattanzi, Potere al popolo, Strada Comune. In ogni caso per la prima volta il centrosinistra è tutto unito. Cosa risponde a chi dice che sembra più che altro un cartello elettorale visto che nei cinque anni precedenti le forze di opposizione non hanno mai condiviso un documento?

«Per la prima volta il centrosinistra si presenta unito e questa è già una novità. Poi va detto che la coalizione è rappresentata e composta da diversi partiti. Oltre alle liste citate, ci sono  il Pd e le civiche Uniamo Macerata e Casa Riformista, presenze che riequilibrano al centro questa coalizione. Guardo più che altro a quello che costruiremo da oggi in avanti, più che al passato. C’è un buon clima, c’è collaborazione e ognuno apporta le sue sensibilità e le sue appartenenze a livello ideologico, ci mancherebbe altro. Però poi l’importante è che riusciamo a fare una sintesi per la città». 

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Perché l’ingresso in campo come candidato sindaco?

«Stupisce il fatto che una persona come me, che non ha mai avuto ruoli politici o esperienze politiche in passato e che ha una situazione lavorativa e personale, abbia deciso di mettersi in gioco. C’è stata questa richiesta, l’ho valutata, e vi dico che, essendo una persona che è sempre vissuta a Macerata e che ama questa città, ho scelto di fare questo passo con grande generosità, ma anche con grandissimo spirito di servizio. Ritengo che adesso sia il momento in cui alla città vada data una svolta. Non mi piace stare a parlare al bar delle cose che non vanno per poi dire “ti metti tu in gioco? No, non ho tempo”,  questa volta l’ho fatto lasciando indietro tutto quello di bello che ho nella mia vita professionale e sportiva». 

Che segnali ha colto dall’esito del voto maceratese sul referendum per la giustizia?

«Ho colto segnali positivi dal voto maceratese sul referendum,  il primo dato importante è che la gente è tornata a votare. Ritengo questo tema centrale. La prima cosa che dobbiamo cercare di affrontare e combattere è l’astensionismo, quindi mi vorrei rivolgere a tutti coloro che non vanno a votare perché sfiduciati a livello politico. E per questo registro con molto favore il fatto che ci sia stata una bella affluenza, al di là della vittoria del No che ovviamente mi fa felice. Significa che possiamo contare sulle persone quando andiamo a toccare le corde giuste». 

gianluca tittarelli intervista in redazione - candidato - FDM (1)

 

Lei è il direttore del centro commerciale di Piediripa. Come pensa di affrontare i problemi del commercio del centro storico?

«Ho sentito a volte questa cosa che va in giro in città: essendo direttore del centro commerciale come può Tittarelli confrontarsi su questo aspetto? Faccio questo lavoro da 20 anni, bene o male ma lo faccio, giudicheranno gli altri come. Ma ricordiamoci che attualmente si occupa di commercio un assessore che nella vita professionale fa il veterinario. Quindi, non sarei così spaventato dal fatto che una persona che nella vita si è occupata di commercio si possa occupare di commercio del centro storico. Apporterò le mie conoscenze, il commercio poi va anche inteso come commercio cittadino, non mi fermerei solamente al centro storico». 

La pluridecennale vicenda del centro commerciale Simonetti, il suo punto di vista.

«La ritengo una cosa inutile per la città. Ho sempre sostenuto questo:  se noi prendiamo 100 maceratesi e gli chiediamo secondo voi, è utile, è importante avere il terzo centro commerciale nell’arco di 5 chilometri? Credo che 99 risponderebbero no. E chi risponde sì, non ha capito la domanda forse. Ognuno è libero di fare quello che la legge gli permette di fare e ci mancherebbe altro. Non ha un senso dal punto di vista del mercato, dell’esigenza, della domanda, e anche dell’offerta. Una volta che dovesse venire realizzata una struttura commerciale del genere, quali sono i player, chi ci va lì dentro? Quali negozi, quali marchi, quali merceologie? Macerata ha un bacino d’utenza abbastanza limitato e per Macerata intendo il comprensorio. Non ha nessun senso, anche dal punto di vista dell’impatto sul traffico di una frazione come Piediripa che già è abbastanza compromesso».

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Qual è il primo tema da affrontare per il capoluogo?

«La parola giusta è capoluogo. Il primo tema da affrontare è tornare ad essere il capoluogo di provincia, tornare ad essere attrattivi. Macerata deve riprendersi questo ruolo di guida nei confronti di un territorio più ampio del Comune, guardare fuori i confini comunali. Macerata deve tornare a esercitare quel ruolo che le spetta». 

Rifiuti. Le mancate scelte stanno determinando l’impennata delle bollette. Proseguirà la logica dei rinvii e dei maggiori costi per non scontentare nessuno con l’individuazione della discarica o ritiene la scelta necessaria, purché non a Macerata, non nel mio giardino.

«Questo è un tema molto importante perché poi l’aumento dei costi si riversa su tutti noi, sulle famiglie. È evidente che le scelte vanno prese nell’interesse di tutti, ma anche con coraggio, il non scegliere non è politica.  Noto come alcuni problemi in città ci siano sul conferimento, sulla modalità di raccolta che andrà rivista. Chiaramente dobbiamo anche pensare che siamo all’interno del consorzio, sono scelte che poi vanno prese in ambiti diversi e più ampi» 

Cosa boccia e cosa invece salva degli anni di amministrazione a guida Parcaroli?

«L’amministrazione Parcaroli è partita con un grandissimo risultato elettorale. Quando uno prende tanti voti deve dare delle grandi risposte. Cosa boccio? Le risposte. Le risposte che non ci sono state, gli argomenti che non ci sono stati. Oggi vedo una città molto slegata, molto spenta, molto ricurva su se stessa. Siamo tutti senza tante motivazioni circa gli aspetti sociale e culturale. In queste settimane sto ascoltando tante persone, tante istituzioni: mi dicono tutti la stessa cosa, manca un filo che unisca le varie realtà che costituiscono una ricchezza per la città, costituiscono la vera base. Boccio questa mancanza di visione che c’è stata. E cosa salvo? Sarebbe brutto dire niente, ma dico niente». 

Un’opera su cui la giunta Parcaroli ha puntato molto è il sottopasso di via Roma, peraltro molto atteso dai maceratesi. Al taglio del nastro non si è visto un solo esponente del centrosinistra, c’è un motivo?

«È un’opera che è stata inaugurata e che è importante per la città, lo riconosciamo perché bisogna essere credibili e obiettivi. Potremmo poi parlare dell’incidenza di Mattei-Pieve su quell’asse stradale che sarà sicuramente un po’ scaricato, ma va bene. Siamo tutti contenti che l’opera sia stata fatta e che non ci sia più il passaggio a livello che ci costringe a delle file. Perché non c’erano gli esponenti di centrosinistra non lo so, sarebbe stato opportuno forse esserci. Attenzione a dare le targhe perché le opere non sono di un’amministrazione. D’altronde tutte le cose che sono in cantiere, se guardiamo bene, provengono tutte dalle amministrazioni precedenti:  piscina, centro fiere, opere ancora non aperte che però, quando lo saranno, saranno della città». 

Gli errori, se ci sono stati, da non ripetere delle passate amministrazioni di centrosinistra.

«Chi governa fa buone cose ma commette anche errori: questo purtroppo è nell’ordine delle cose. Quello che posso dire è che a me interessa molto  guardare  al presente e soprattutto al futuro, cioè lavorare su una visione di città che possa dare sviluppo sotto tutti gli aspetti, valorizzare quelle che sono le realtà cittadine, l’Università, l’Accademia».

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