I comuni montani in rivolta:
29 sindaci firmano l’appello:
«Non abbandonate l’Italia dei borghi»

CRITICA - Tra i firmatari del documento che vuole impegnare Governo e Regione al dietrofront anche sette primi cittadini del Maceratese: quelli di Belforte, Cingoli, Colmurano, Loro Piceno, Sant'Angelo in Pontano, Tolentino e Treia. Oggi la discussione in Consiglio regionale, Leonardo Catena (Pd): «L'Emilia Romagna aumenterà del 60% il suo Fondo Montagna per aiutare gli esclusi. Le Marche hanno scelto un sostegno acritico della legge»

- caricamento letture
Robertino paoloni

Robertino Paoloni

Affilano le armi i 29 Comuni marchigiani, tra cui sette maceratesi (Belforte, Cingoli, Colmurano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano, Tolentino, Treia), rimasti esclusi dalla nuova definizione dei criteri a livello nazionale.

I 29 sindaci hanno sottoscritto un documento unitario per chiedere al Governo di rivedere la normativa approvata nelle scorse settimane secondo diverse direttrici. In primis sospendere la procedura «nelle more di una revisione complessiva dei criteri che integri ai parametri altimetrici e morfologici indicatori di natura socioeconomica, demografica, infrastrutturale e di accessibilità ai servizi».

Quindi, l’apertura di un tavolo di confronto istituzionale per analizzare dei criteri multidimensionali più rispondenti alle realtà del territorio, mantenendo, in maniera transitoria, lo status quo dei Comuni montani attuali. I “rivoltosi” auspicano una salvaguardia delle autonomie scolastiche con il mantenimento dei requisiti agevolati per la formazione delle classi e la conservazione dei plessi e chiamano in causa la Regione per un impegno «formale e giuridicamente vincolante a garantire l’accesso pieno e continuativo al Fosmit» e l’esenzione Imu per i terreni agricoli. Ma auspicano anche un intervento del Consiglio regionale «attraverso mozione o ordine del giorno, che impegni la Giunta regionale a tutelare in tutte le sedi istituzionali competenti i diritti dei Comuni interessati». Infine, si chiede la verifica di compatibilità costituzionale dei criteri adottati e un incontro formale con il presidente della Regione.

«Dietro i numeri, le classificazioni e i criteri altimetrici vi sono famiglie, bambini, anziani, lavoratori, artigiani, imprenditori, agricoltori, commercianti, medici, insegnanti e volontari – scrivono i 29 sindaci nel documento – persone che ogni giorno scelgono di restare nei propri paesi e di investire il proprio futuro nella loro sopravvivenza e nella loro rinascita. Non possiamo permettere che questa scelta venga resa impossibile da criteri inadeguati. Non chiediamo privilegi. Chiediamo equità, coerenza e rispetto della realtà dei territori. Chiediamo che le istituzioni, a tutti i livelli, dimostrino con atti concreti che l’Italia dei borghi, delle valli e delle colline appenniniche non è destinata all’abbandono, ma è parte integrante e irrinunciabile del patrimonio nazionale. I sindaci firmatari si riservano sin d’ora ogni ulteriore iniziativa, nelle sedi istituzionali, giurisdizionali e di pubblica informazione, a tutela dei diritti delle proprie comunità e dei propri cittadini, e annunciano che daranno la più ampia diffusione al presente documento attraverso gli organi di stampa e i canali istituzionali».

Leonardo Catena

Leonardo Catena, consigliere regionale Pd

Oggi del caso si è tornato a discutere in Consiglio regionale attraverso le interrogazioni dell’opposizione. «Quello che emerge è una decisione che rischia di produrre effetti profondamente penalizzanti su territori già fragili e sui servizi essenziali per le nostre comunità – dice il consigliere regionale Pd Leonardo Catena – parliamo di territori delle aree interne e del cratere sismico, segnati da spopolamento, difficoltà infrastrutturali e progressiva riduzione dei servizi. Comunità che ogni giorno garantiscono coesione sociale, presidio del territorio e identità locale. Eppure la Regione, attraverso l’assessore agli enti locali, ha espresso voto favorevole in Conferenza delle Regioni, dichiarando soddisfazione per il risultato raggiunto. Un punto particolarmente delicato riguarda la scuola: nei Comuni montani bastano 10 alunni per formare una classe, contro i 15 previsti altrove. Perdere questo requisito significa esporsi al rischio concreto di accorpamenti e chiusure di plessi, in realtà dove la scuola rappresenta spesso l’ultimo presidio pubblico. L’Emilia Romagna ha già annunciato un incremento del 60% del proprio Fondo Montagna regionale per compensare i Comuni esclusi. È la dimostrazione che una Regione può scegliere di non lasciare indietro una parte del proprio territorio. Nelle Marche, invece, si è scelto di sostenere l’accordo senza prevedere contestualmente strumenti compensativi regionali. Il risultato è che oggi 29 Comuni rischiano di essere trattati come territori di serie B. Questo non possiamo accettarlo. Chiediamo alla Regione di assumere una responsabilità politica chiara: attivarsi per la revisione dei criteri a livello nazionale e, nel frattempo, predisporre misure regionali che garantiscano continuità di risorse e tutele ai Comuni esclusi. Non basta rivendicare il numero complessivo dei Comuni riconosciuti: la coesione territoriale si misura anche dalla capacità di proteggere chi resta fuori. Riconoscere la vera montagna è un obiettivo legittimo ma le istituzioni hanno il dovere di ridurre le disuguaglianze territoriali, non di ampliarle. Garantire equità significa non lasciare sole le comunità che vivono condizioni di fragilità reali. Su questo continueremo a vigilare».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X