«Mattatoio, comprensibile l’imbarazzo:
Le istituzioni non possono dire una cosa
e poi farne un’altra»

MACERATA - Il consigliere regionale Pd Leonardo Catena mette nel mirino il sindaco Sandro Parcaroli e la scelta di non partecipare all'asta per rilevare la struttura per la macellazione: «Ora diventerà privata, in barba al voto del Consiglio comunale e ai fondi promessi. Il problema non è solo politico: è di affidabilità della parola pubblica»

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Leonardo Catena, consigliere regionale Pd

«Le istituzioni non possono permettersi di dire una cosa e farne un’altra. Soprattutto quando in gioco ci sono lavoro, servizi essenziali e credibilità pubblica». A puntare il dito sul sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, dopo la scelta del Comune di non partecipare all’asta per rilevare il mattatoio, è il consigliere regionale Pd (ed ex sindaco di Montecassiano, che la realtà di Villa Potenza ce l’ha a due passi) Leonardo Catena.

L’esponente dem ricorda l’interrogazione presentata il mese scorso e le risposte che giunsero all’epoca. «Alle mie domande sono arrivate risposte formali e rassicuranti, da parte di Parcaroli e di esponenti della maggioranza cittadina e regionale – evidenzia Catena – risposte pubbliche e documentate. Si parlava di salvaguardia dell’attività di macellazione, di impegno concreto del Comune a partecipare all’asta del 15 gennaio, di volontà politica condivisa, tanto che il Consiglio comunale approvava all’unanimità un emendamento al Dup autorizzando un mutuo da oltre 525mila euro proprio per consentire al Comune di presentarsi all’asta ed acquisire l’immobile del mattatoio di Villa Potenza. In quelle stesse giornate venivano annunciati anche 100mila euro regionali a sostegno della gestione e la possibile riapertura di un bando da 200mila euro per gli investimenti. Alla luce di tutto questo, il quadro appariva chiaro».

E invece il Comune non ha partecipato all’asta. «Un fatto oggettivo e incontestabile che smentisce clamorosamente le dichiarazioni rilasciate poche settimane prima – tuona Catena – non un dettaglio tecnico, ma un atto mancato con la conseguenza che l’immobile diventerà di proprietà privata e il pubblico perderà capacità di indirizzo su un servizio essenziale e su un’area strategica per lo sviluppo futuro della città. È qui che nasce l’imbarazzo istituzionale. Perché quando un sindaco, che è anche presidente della Provincia, assume impegni pubblici, ottiene atti votati all’unanimità e poi non dà seguito a quelle decisioni, il problema non è solo politico: è un problema di affidabilità della parola pubblica. Ancora più stonano, oggi, alcune dichiarazioni trionfalistiche rilasciate a dicembre dal vicepresidente della provincia Buldorini, nelle quali si parlava di problemi risolti e di risultati raggiunti. Dichiarazioni che il tempo ha già smentito. Come già accaduto su altri dossier strategici, penso all’ospedale, assistiamo a uno schema che si ripete: annunci e rassicurazioni seguiti da assenza di atti coerenti. Da consigliere regionale non posso che prendere atto di una gestione che appare politicamente fallimentare e amministrativamente inaffidabile, perché genera aspettative e impegni che poi restano lettera morta».

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